Santoro VS Rai: nuovo scontro con sospensione

Santoro sospeso. Masi: “Nessuna censura. Le responsabilità di Santoro sono esculivamente di carattere disciplinare”

di Chantal Cresta

TVROMA – Altro che psicodramma. Ormai il duello Rai – Michele Santoro ha assunto i toni delle colorate azzuffate da prima infanzia all’asilo: tu dici le parolacce a me e io rubo il lecca-lecca a te. Santoro manda al diavolo il direttore generale Rai, Mauro Masi, in diretta TV e quest’ultimo risponde con un sonoro provvedimento disciplinare: 10 giorni di sospensione del conduttore e 2 puntate saltate del suo show, Annozero.

Questo è l’ultimo atto dell’interminabile querelle tra il toreador dell’informazione e l’azienda televisiva, preso ieri mattina dal dg Masi in seguito alle dichiarazioni a cui Santoro ha dato luogo nella prima puntata di Annozero, lo scorso 23 settembre: un bel “vaffa…” all’indirizzo del dg.

IL PRECEDENTE - Pochi giorni prima Masi aveva promulgato una circolare a proposito dell’inviolabilità di un equo contraddittorio nei talk-show di informazione. Santoro non aveva gradito il rimbrotto e approfittò della prima di Annozero per sfogare il livore maturato durante i mesi estivi: “Ora dimenticate Santoro, dimenticate tutto. – disse il conduttore davanti a milioni di telespettatori – Se viene un direttore e vi dice: ogni bicchiere deve avere un marchio di libertà ex ante, voi che rispondete: ma ‘vaffa…nbicchiere!”. Da qui, il provvedimento disciplinare arrivato dopo 3 settimane di maturata meditazione: sospensione a partire dal prossimo giovedì 21 ottobre e mancato stipendio dal 18 del mese. Un atto molto severo, al punto che lo stesso presidente di Viale Mazzini, Paolo Garimberti, unitamente a molti consiglieri Rai, ha espresso subito la propria perplessità: “Un provvedimento di esclusiva responsabilità del Direttore Generale che ho appreso come gli altri dalle agenzie. È quasi superfluo dire che non lo condivido perchè, al di là di altre considerazioni, lo trovo manifestamente sproporzionato”.

Neanche a dirlo, Santoro ha subito afferrato la palla del martirio al balzo inviando una lettera aperta a tutto il cda Rai nella quale richiede una riunione straordianria del Consiglio per valutare l’azione di Masi, in quanto: “Una punizione nei miei confronti – ha scritto il conduttore – si trasforma così in una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai”.

SAPERE CHI HA RAGIONE – (o meno torto) è materia per esperti di etica televisiva. Al di là di ciò, la vicenda Rai-Santoro vale il rumore che suscita solo per il retroscena che suggerisce. E’ evidente che si è verificata una frattura insanabile tra il conduttore cafonal-chic e l’azienda pubblica. In altri tempi – da Enzo Biagi ad Enrico Mentana incluso lo stesso Michele Santoro all’epoca non sospetta del cosiddetto Editto Bulgaro – i signori hanno fatto le valigie e se ne sono andati. Oppure, l’azienda ha preso in mano la situazione e li messi alla porta. Giusto o sbagliato che fosse, erano atti doverosi: i giornalisti mantenevano la propria dignità nonchè la serietà professionale e l’azienda evitava di spendere quattrini per figure non gradite assumendosi le responsabilità delle proprie scelte. Oggi, questo sembra impossibile. Rai e Santoro si agitano in un cul-de-sac che li vincola l’una all’altro. Santoro ha provato l’estate scorsa a defilarsi e si è sentito accusare di tradimento della causa antiberlusconiana da fan sfegatati e colleghi. Inevitabile accadesse a chi ha costruito gli ultimi 20 anni di carriera facendosi il portavoce mediatico di un’ideologia ipertrofica che comincia e si esaurisce in Silvio Berlusconi. La Rai d’altronde – eccezion fatta per Masi che non vede l’ora di licenziare il conduttore – ha le mani legate: se allontana lo show-man per “incompatibilità” aziendale si vedrebbe fioccare addosso accuse di censura, bavaglio e ogni altra voce del breviario populista-sinistrosso. Per non parlare del 20% di share a puntata che Santoro fattura e che per la Rai rappresenta un bottino irrinunciabile. Così, le due fazioni puntano ad esasperarsi a vicenda, ognuna sperando sia l’altra a fare la mossa finale che toglierebbe l’una dall’imbarazzo e dalle forche caudine della pubblica opinione e del pubblico ludibrio. Nel mezzo, i telespettatori (o buona parte di essi) che, ormai, guardano Annozero più per la pantomima dal vivo che per l’approfondimento offerto. Dunque, resta solo un dubbio da dipanare: le parolacce di Santoro in dietta e le rispostacce della Rai in differita che cosa hanno a che fare con la libertà di informazione? Chissà.

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