Santoro: la Rai del Condottiero

Michele Santoro

Insomma, c’è ancora qualcuno convinto che il conduttore-Condottiero, Michele Santoro, voglia rinunciare definitivamente alla Rai, ritirasi a vita tranquilla al canale La7 e magari, a tempo perso, dedicarsi alla politica? Se lo credete, state sottovalutando il conduttore e anche il Condottiero. Vediamo di fare il punto.

Antefatto – Il 6 giugno scorso, Santoro ha lasciato la Rai. L’eclissi è arrivata poco prima dell’attesa sentenza della Cassazione sul ricorso dei vertici dell’Azienda in merito alla vertenza che consentiva al conduttore di andare in onda in quel famoso “Spazio Santoro” (Rai 2) il giovedì sera.

La separazione, dunque, ha annullato qualsiasi contenzioso in atto e ha accontentato entrambe le parti: la TV pubblica si è tolta l’incomodo e l’Incomodo non ha rischiato di essere silurato dalla sentenza di un tribunale. Da quel momento la domanda è riecheggiata in ogni dove: a settembre Santoro che farà?

L’ipotesi – Fino a qualche giorno fa, l’ipotesi più attendibile era uno sbarco nella televisione di Telecom, La7. Il mondo antiberlusconiano ha applaudito e persino il titolo TiMedia – che controlla la televisione privata – ha avuto un’impennata in avanti, spinto dai buoni presagi santorini. Lui, però, nicchiava. Poi, il 16 giugno, Santoro ha scagliato la bordata durante lo show radiofonico di Radio2, Un giorno da Pecora: Telecom non è liberà perché <<non può fare campagna acquisti, altrimenti il Governo potrebbe usare tutti i mezzi per sparare su Telecom>>. Gelo. Un attimo dopo, le trattative tra il presidente dell’azienda, Franco Barnabè e Michelone erano arenate.

Il fatto – D’altronde Santoro non è fesso. Che ci farebbe a La7? Tutt’al più sfornerebbe un altro format antiberlusconiano, roba di cui egli aveva già fatto capire mesi fa di essersi stancato. Sulla TV Telecom, inoltre, il prodotto sarebbe ulteriormente sgradito e per varie ragioni. Uno. Un simil Annozero mancherebbe del clima di presunta censura imminente, tanto cara a Santoro, e sulla quale lui ha costruito la propria immagine di Martire televisvo. A La7 egli sarebbe solo un sinistro tra i sinistri, Gruber, Lerner, Telese, Costamagna, Mentana, Crozza, Cucciari e via snocciolando. L’Arena sarebbe tiepida, lo scontro con i piani alti difficile. A chi inviare comunicati stampa, lettere aperte e rimproveri pubblici su contratti, spazi, mezzi, cachet, ingaggi e quanto altro a scadenze trimestrali, per fare un po’ di rumore e tenere alto l’Auditel? Due. La crisi della maggioranza, il Governo allo sbando e il presidente Silvio Berlusconi alle ultime battute di premiership con la rimonta della sinistra rendono complicate anche le scelte editoriali. Improvvisamente sta venedo a mancare il nemico ferrigno contro cui accanirsi. Il tiranno della democrazia. Dunque, a Santoro il Santo si porrebbe il problema di capire come riuscire a farsi martirizzare in TV, di fronte ad un premier al martirio. Quasi impossibile. E allora che fare?

In Piedi – La risposta al rebus l’ha data lo stesso Santoro in occasione della conferenza stampa del 14 giugno, per anticipare l’evento-spettacolo Tutti in piedi!, dello scorso venerdì a Villa Angeletti (Bologna). Lo show ha celebrato il 110emo anniversario del sindacato FIOM ed è andato in onda su TV locali e Web, fatturando 2 milioni di spettatori. Un successo.

michle santoro/tutti-in-piedi
Santoro durante l’evento “Tutti in Piedi”

Con i giornalisti, il Condottiero è stato chiaro <<Troverò il modo di candidarmi a direttore generale della Rai, presenterò il mio curriculum […]>>. E non solo. Santoro ha già in mente che fare e come. Chiamerebbe Celentano e Sabina Guzzanti, il fratello Corrado Guzzanti e Beppe Grillo. Accontenterebbe la Gabanelli in ogni richiesta, asseconderebbe la Dandini e liquiderebbe senza mezze misure Giuliano Ferrara in quanto manifestazione del “volto del potere”. Viva la libertà di pensiero! Tuttavia, se l’aspirazione alla dirigenza dovesse essere frustrata, a Michelone resta sempre la sua società di opere multimediali e musicali, Zerostudio’s. Una creatura fondata in previsione della prima rottura con la TV pubblica, lo scorso maggio e che ora gli può tornare utile per contrattare con Mamma Rai favolosi ingaggi da esterno super-pagato, in cambio di mega-eventi come quello di Tutti in piedi! o di Raiperunanotte, dove a dettare legge sarebbe Lui e solo Lui. Alla Rai non resterebbe che incassare e tacere.

E così la vera ambizione di Santoro sarebbe finalmente appagata: essere un capo, il leader del proprio personale partito mediatico. Il creatore di eventi epocali a furor di popolo rosso, arancione, viola e da tuta blu dove la piazza schiarata si confonde con lo spettacolo, la politica, il populismo e la cronaca. Egli potrebbe decidere sul palco la sorte di amici e nemici. Insignire pubblicamente cariche e leadership (altro che primarie!) e, all’occorenza, decapitare avversari e colleghi. Anche Roberto Saviano e Fabio Fazio alla bisogna: troppo competitivi. E il tutto tenendo per la collottola la TV pubblica. Non Santoro per la Rai, dunque, ma la Rai per Santoro. Anzi di Santoro. E se c’è qualcuno convinto che tutto questo sia da megalomani, ebbene sappia: sta sottovalutando il conduttore e anche il Condottiero.

Chantal Cresta

Foto|| ansa.it

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2 Risponde a Santoro: la Rai del Condottiero

  1. avatar
    tito 21/06/2011 a 20:11

    si è scoperto dove andrà Santoro: http://www.youtube.com/watch?v=HMEiG_hTr5g

    Rispondi
    • avatar
      Chantal Cresta 22/06/2011 a 12:33

      aaaahhhh che spasso!!!!

      Rispondi

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