Santoro al palo: il pubblico lo scarica e lui rilancia con le aste TV

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Michele Santoro

Roma – A volte accade che quando ne senti parlar di meno, inizi a preoccuparti. Fosse solo perché al suo faccione rubicondo ed arrabbiato, in prima serata, ci eri abituato: ma Michele Santoro, l’ex teletribuno di Annozero (Rai2) e attuale tribuno di Servizio Pubblico in multipiattaforma su TV locali, streaming e SkyTg24, che fine ha fatto? Come procede l’esperienza da libero professionista, libero anche dal giogo della dittatura berlusconiana di casa Mediaset, caro refrain del conduttore-Condottiero e del suo popolo di telesantorini? A buttar l’occhio sulle stime Auditel, male.

Dall’inizio della stagione, lo scorso novembre, Servizio Pubblico ha toccato il fondo, o ci si sta avvicinando a passo di marcia. Dati per chi non crede. Prima puntata: 12,03% di share (2.838.000 spettatori). Buon risultato. Poi il gelo: secondo appuntamento 10,42%; terzo: 9,7%; quarto 8,08%. A inizio dicembre il conduttore si piazzava a 8,01% di share con 2.019.000 spettatori e dopo una settimana, il tombolone di carriera: sotto il 5%, per risalire poi a un timido 6,89%. Roba che fa impallidire quel 20% a serata in casa Rai quasi ogni giovedì sera. E verrebbe da chiederselo cosa è successo al conduttore-Condottiero abbandonato dal pubblico di indignati viola, arancione, arcobaleno, in tuta blu e multi-colour in multipiattaforma,  che lo salutava come il castigatore dei censori ‘de destra e dei monopolisti Biscioni. Verrebbe, ma non serve.

La realtà è molto semplice: Santoro è diventato noioso. O meglio, Santoro è rimasto se stesso. Ad essere diventato soporifero è il clima politico. Tu chiamalo se vuoi “sobrio”. Ed è un duro colpo per chi, come il Torero della TV, ha fatto dello scontro martirizzato la testa d’ariete del suo successo.

Ora son guai. Berlusconi non fa più audience. Hai voglia a ricordare i Bunga-Bunga, le barzellette, i conflitti d’interesse e le inchieste quando non frega più niente a nessuno o quasi.

Alla sinistra poco importa di essere oggetto di attacchi: ha altro a cui pensare, tipo capire come non frantumarsi in mille pezzi convivendo con il Pdl e il Terzo Polo nel tentativo, tutti insieme, di far sopravvivere un Governo Tecnico che nessuno vuole ma a cui nessuno può rinunciare.

Neppure con le dirigenza TV il Teletribuno se la può prendere. Una volta dimessosi dalla Rai, risolti i dissapori con l’ex dg dell’emittente, Mauro Masi, e le accuse di ostruzionismo a tutta la TV di Stato, a Santoro non è rimasto nessuno da accusare, incalzare, danneggiare.

Capito il dramma? Non c’è più il pathos dell’antipolitica selettiva, la furia assassina della contestazione antagonista al Nemico di censura, la dicotomia superomistico-antropologica dei migliori contro i peggiori. Insomma, non c’è più antiberlusconismo, quello vero e genuino. Quello che garantiva ascolti da urlo senza il disturbo (che fosse uno) di fare un dibattito correlato di approfondimento bipartisan e ospiti in studio bilanciati. Da qui l’inevitabile conseguenza: Santoro ha smesso di fare notizia ed è tornato a fare il semplice conduttore. Noia.

Tuttavia l’uomo non si perde d’animo. Giorni fa ha scritto al giornale amico e partner di produzione, Il Fatto Quotidiano, per denunciare il nuovo martirio di cui è vittima: l’Auditel.

Pare – dice il Martire – che il meccanismo di conteggio ascolti sia sbilanciato in favore del duopolio Mediaset-Rai. E questa gliela si può anche dare buona con beneficio di dubbio, visto il multone di 1,8 milioni di euro che l’Antitrust ha appioppato alla società per abusi inerenti alla raccolta pubblicitaria. Pare, poi, che non ci si possa opporre ai canali generalisti e pare infine che lui, Santoro, sia stato tradito dagli amici. Beppe Grillo non si fa intervistare, Celentano non telefona più in diretta mentre i Guzzanti sono, ormai, solo dolorose spine nel fianco: Sabina e Corrado lo hanno scaricato. Daniele Luttazzi? Non pervenuto. E allora diciamolo: dagli

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Sabina Guzzanti durante una performance ad Annozero

amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io.

Insomma, i giochi sono fatti? Il Condottiero è stato sconfitto nella Caporetto di streaming? Lui è sicuro di no. Anzi, in diretta Sky, ha fatto sapere che Servizio Pubblico e il Fatto saranno tra i primi acquirenti delle prossime aste TV, decise dal Governo Monti. Offerta di partenza: un milione di euro, provente delle sottoscrizioni di fedeli spettatori. Scopo: fare un dispetto al Cavaliere, convinto che le aste saranno così costose da scoraggiare qualsiasi acquirente.

Per il momento è certa solo una cosa: Santoro non si arrende. Prima o poi, riuscirà a trovare un altro nemico da demonizzare. O magari sempre lo stesso da ri-demonizzare. Basta che faccia share.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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