Santa Maria della Pietà… Non chiudete quel cancello

Quartiere Monte Mario,  nel cuore del XIX municipio, è da qui che dobbiamo partire per renderci conto del cambiamento avvenuto col il passare del tempo all’interno dell’ex manicomio provinciale, meglio conosciuto dagli abitanti della zona come il Santa Maria della Pietà.

Lontani ormai i tempi in cui era assolutamente proibito entrare all’interno del complesso manicomiale, remoti i tempi in cui i bambini di quel periodo, ormai adulti, amavano intrufolarsi all’interno della struttura eludendo la sorveglianza.

Il primo nucleo riconducibile al futuro ospedale si formò intorno al 1550 ad opera di una confraternita di gentiluomini spagnoli, vicini a S. Ignazio di Loyola, con lo scopo di accogliere pellegrini e vagabondi giunti a Roma per il giubileo.

Risale solo al 1908 l’avvio dei lavori della nuova sede del manicomio provinciale, presso la via trionfale sede inaugurata nel 1914.

La vecchia struttura era formata da trentasette padiglioni ognuno con la propria funzione, il manicomio fu costruito in maniera   da renderlo autosufficiente in tutto. Famosa la fagotteria che raccoglieva i beni personali dei pazienti, i quali appena varcata la soglia dell’ospedale psichiatrico, erano spogliati completamente di qualsiasi oggetto personale, così facendo si privavano le persone della loro personalità, fino a quel momento custodita gelosamente. Altrettanto importante per l’autonomia della cittadella, era l’azienda agricola che si estendeva su una superficie di 93 ettari.

I padiglioni che custodivano i malati, il più delle volte prendevano il nome dalla patologia o dal disturbo degli internati. L’esempio più calzante è il reparto dei pericolosi, dove per “pericolosi” si era soliti indicare quei soggetti che potevano o avevano messo a rischio la propria incolumità fisica.

Più  triste ancora, l’esistenza dell’edificio secondario  dei bambini, perché non dimentichiamoci che molti varcavano il cancello della struttura in tenera età, e altrettanti vi restavano per tutta la vita.

L’organizzazione ferrea del nosocomio prevedeva la divisione tra maschi e femmine, addirittura gli stessi infermieri ed infermiere dovevano sottostare a tale norma.

La vita al di qua del cancello,  per gli internati, si svolgeva senza troppi colpi di scena, venivano svegliati  -  le stanze la maggior parte delle volte si trovavano ai piani superiori dei padiglioni – e poi venivano fatti scendere al piano di sotto dagli infermieri, dove il più delle volte vi era uno stanzone dove i pazienti, sorvegliati a vista, potevano sostare. All’esterno lo spazio predisposto allo “svago” era delimitato da una recinzione.

Oggi il cancello è sempre aperto, siepi colorate delimitano lo spazio occupato dalle vecchie palizzate. al momento

L'ex falegnameria del complesso di Santa Maria della Pietà

attuale il comprensorio si presenta come un parco cittadino aperto a tutti gli abitanti della zona che lo possono così sfruttare a loro piacimento.

Per i più piccoli sono presenti aree ludico ricreative, create grazie all’impegno dei cittadini che identificano ormai nella salvaguardia, e nella riqualificazione del parco il mantenimento del ricordo di quello che è stato. Per  i più grandi è sufficiente una corsetta per i viali alberati, per i più anziani, o per i più pigri, innumerevoli gli spazi predisposti al relax ed al riposo della mente. Sembra strano, ma adesso la mente all’interno dell’ex manicomio può riposare.

Attualmente diversi padiglioni degli originali trentasette sono stati restaurati e sono ora utilizzati come uffici della ASL Roma E, e del Municipio XIX. La memoria di quel che è stato, viene protetta e fatta assaggiare in maniera concreta, viscerale, dal Museo della Mente sorto all’interno del parco nel 2000 e che ha il compito di mantenere alto il livello d’attenzione sul ricordo dell’ospedale Santa Maria della Pietà, dalla sua fondazione alla sua definitiva chiusura nel 1999. Un itinerario immersivo, narrativo, attraverso quella che è la testimonianza del manicomio, che all’interno della mostra sembra aprirsi ai visitatori, a confidenze mai rivelate,  quasi ad alleviare il peso di lunghi anni di silenzi.

Nel settore 31, in precedenza adibito a lavanderia oggi è presente un’associazione cittadina che prende il nome di Ex Lavanderia, che da anni è impegnata per portare avanti l’uso pubblico, sociale culturale dell’ ex ospedale, contro le mire espansionistiche di privati ai quali fa gola un investimento di questa portata, soprattutto per la mancata protezione da parte delle istituzioni, più portate a fare finta di niente.

Quindi è opportuno ribadire l’importanza del lavoro svolto da queste associazioni che salvaguardano la memoria di tutti, e che lottano per far si che quel cancello non si chiuda più.

Mauro Foglietta

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