Salva Ilva, oggi l’udienza della Corte Costituzionale

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L'impianto industriale dell'Ilva a Taranto

Roma – La Corte Costituzionale si riunirà oggi in udienza pubblica per discutere, tra le altre cause, il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in merito alla cosiddetta “legge salva Ilva“, la n° 231/2012, con la quale il Parlamento convertì in legge il decreto del governo Monti che, richiamando il principio di “priorità strategica nazionale”, forzò il sequestro della produzione e degli impianti dell’Ilva di Taranto, imposto dai giudici della città pugliese, e autorizzò la ripresa delle attività industriali.

La Consulta, invocata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Taranto, sarà chiamata a giudicare, in quello che si preannuncia come un procedimento lungo e dibattito, sugli articoli 1 e 3 del decreto legge 207/2012, così convertito nella legge 231/2012, che riguardano le «Disposizioni urgenti a tutela della salute, ambiente e livelli di occupazione» e che prevedono l’autorizzazione «alla prosecuzione dell’attività produttiva per un periodo di tempo non superiore a 36 mesi, anche quando l’autorità giudiziaria abbia adottato provvedimenti di sequestro sui beni dell’impresa».

Saranno invocati, in questa sede, anche i trattati internazionali e la Convenzione sui diritti dell’uomo, dalle parti ad opponendum, in quanto il provvedimento del governo, attraverso la ripresa di una produzione che studi clinici durati decenni hanno dimostrato gravemente dannosa per la salute dei cittadini di Taranto, violerebbe il diritto alla salute, così come anche previsto dalla Costituzione Italiana, oltre alle specificità giuridiche che riguardano la mera attribuzione del potere decisionale.

Il nodo della vicenda, che gira intorno agli interessi contrapposti di Stato/Ilva e Procura/associazioni dei cittadini, con i primi per la ripresa della produzione, e i secondi per la tutela della salute dei tarantini, vedrà schierati stamattina, nella seconda causa di ruolo, ben undici avvocati: quattro in rappresentanza di Bruno Ferrante, a capo del CdA dell’Ilva, due per lo Stato (parte ricorrente nel conflitto di attribuzione), uno per l’Associazione World Wide Fund for Nature, due per la famiglia Fornaro (richiedenti risarcimento per aver dovuto abbattere centinaia di ovini avvelenati dalla diossina prodotta dall’impianto industriale), e infine altri due legali per le federazioni industriali.

Quella di oggi, in ogni caso, è un’udienza prettamente tecnica, e il pronunciamento della sentenza potrebbe avvenire in un arco di tempo piuttosto lungo, a causa dell’ampia mole di lavoro sui quali i giudici della Suprema Corte saranno chiamati a intervenire.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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