Saldi fanno flop. Meglio abolirli?

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Via libera ai saldi in tutta Italia, il rito si ripete. Come puntualmente accade ad ogni fine stagione, milioni di italiani si stanno riversando nei negozi in cerca di qualche affare, ma quest’anno la terribile crisi economica che attanaglia il paese getta inevitabilmente una luce inquietante sulle vetrine tirate a lustro dei commercianti.

Chi si aspettava code interminabili davanti alle saracinesche è però rimasto deluso, almeno in questa fase iniziale. Nonostante il potere d’acquisto delle famiglie sia in flessione infatti, neppure gli sconti sembrano invogliare più di tanto gli italiani a metter mano al portafogli: nel primo giorno di saldi, le vendite secondo il Codacons hanno registrato un calo compreso fra il 15% ed il 25% rispetto allo scorso anno, con l’abbigliamento a ricoprire il ruolo di settore maggiormente colpito dalla depressione economica.

E se questi dati confermano che il paese è in estrema difficoltà, schiacciato fra tasse in continuo aumento e quell’incubo che si chiama spread, i negozianti non se la passano certo meglio. Nonostante gli sconti siano spesso superiori agli anni passati e gli scaffali mostrino un maggiore assortimento di merci, Confcommercio e Confesercenti temono che il calo dei consumi prosegua, con buona pace di chi pensa, in un futuro prossimo, di alzare ulteriormente l’aliquota Iva.

Neppure i saldi insomma riescono nell’ingrato compito di alleviare i tormenti dell’italico stivale, e non c’è molto di cui stupirsi: non è certo un antico lascito del corporativismo fascista – che nel 1939 introdusse nell’ordinamento le categorie giuri­diche delle “vendite straordinarie” e delle “vendite di liquidazione” – a poter fare da volano per la nostra economia. Anzi, per dare una sterzata alla crisi e voltare definitivamente pagina sarebbe il caso di abolirli, i saldi: la si finirebbe così con il trattare il consumatore alla stregua di un minus habens, incapace di intendere e di volere, e di limitare libertà economica e concorrenza a detrimento di tutti.

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I consumatori potrebbero così sviluppare quella cultura dell’acquisto che oggi appare troppo spesso frustrata da una cornice legislativa apparentemente protettiva, ma che risulta in realtà pericolosa spingendo lo spirito critico di ognuno di noi a sopirsi. E se i prezzi fossero lasciati  liberi di fluttuare, potrebbero finalmente svolgere a pieno il proprio compito, quello di fornire informazioni agli agenti economici. Il prezzo di una merce ci dice ad esempio quanto il bene in questione venga domandato ed offerto sul mercato, o se tale risorsa sia scarsa o abbondante, e consente a chi opera sul mercato di allocare nella maniera più efficiente le risorse stesse attraverso il cosiddetto calcolo economico, che permette di decidere cosa, quanto e come produrre in base alle proprie previsioni su costi e ricavi futuri.

Lungi dal costituire una pezza ad ipotetiche storture del mercato, i saldi sono insomma una sorta di cancro da estirpare: non c’è peggiore stortura del mercato, di quella costituita da leggi liberticide.

Leonardo Butini

 foto: lettera43.it, bemoda.it; economiaefinanza.blogosfere.it

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