Sahara Occidentale, la fortezza inespugnabile dei diritti umani

La questione Saharawi è tornata alla ribalta delle cronache per l’arresto di sette militanti e per il peggioramento delle condizioni di salute di Aminatou Haidar, attivista e cittadina onoraria di Napoli provata da 13 giorni di sciopero della fame

di Marta Di Nuccio

Si è appena celebrato il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino che nell’immaginario collettivo è stato il simbolo della divisione; ma esistono altre barriere, tutt’altro che immaginarie, di cui sembrano accorgersi in pochi.

saharaC’è n’è una, anzi 8, elettrificate e disseminate di mine, che attraversano il Sahara occidentale per 2700 km da circa vent’anni. È il muro marocchino, presidiato da 150mila soldati e innalzato al fine di bandire la popolazione dalle proprie terre e sfruttare le risorse del territorio ricco di fosfati all’estremità del quale si estendono  1500 km di costa che lambisce un mare molto pescoso.

Questo è solo il principio delle privazioni subite dalla popolazione saharawi da parte del Marocco. Viene perpetrata da decenni una repressione che si basa sulla sistematica violazione dei diritti umani più volte denunciata da associazioni come Amnesty International che ha puntato i riflettori su Aminatou Haidar, definita “prigioniera di coscienza”. Madre di due figli, divorziata,  laureata in lettere moderne e attivista saharawi, dal 1987 è stata imprigionata e torturata più volte e da 13 giorni sta portando avanti uno sciopero della fame che l’attore Javier Bardem ha commentato dicendo: “Se chiude gli occhi, il governo della Spagna  farà la parte del boia”.

Si, perché la responsabilità di questa situazione viene anche dalla Spagna che abbandonò il Sahara occidentale,  sua vecchia colonia, senza indire un referendum per l’autodeterminazione. Nel 1975, poi, con un accordo segreto divise il territorio tra il Marocco e la Mauritania che quattro anni dopo firmò un trattato di pace riconoscendo la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) proclamata nel 1976 grazie alle azioni di resistenza del Fronte Polisario, il movimento politico e militare nato nel 1973 dall’incontro tra studenti e militanti del Movimento di Liberazione Saharawi (MLS). Riconosciuta da 76 Paesi ma non dall’Onu, oggi ha il suo governo in esilio in territorio algerino.

sahara womanIl popolo saharawi, che vive per metà sotto l’occupazione marocchina e per metà negli accampamenti di rifugiati in Algeria, rivendica a gran voce il diritto all’autodeterminazione e dal 1991, anno del cessate il fuoco con il Marocco, i caschi blu dell’ONU impegnati nella missione di pace MINURSO operano sul territorio per il raggiungimento del referendum più volte boicottato dal Marocco, interessato al mantenimento dello status quo per continuare a sfruttare silenziosamente il territorio.

Unica fonte di vita di questa popolazione sono l’allevamento e la cooperazione internazionale che, per quanto riguarda l’Italia, ha permesso la costruzione della scuola “Carlo Giuliani”, realizzata con il contributo dell’Emilia Romagna, e di alcuni progetti di accoglienza di gruppi di volontari come Sahara libre di Roma che offre ai bambini dei campi profughi algerini la possibilità di trascorrere un periodo di permanenza in Italia nel quale sono impegnati in attività formative e dove sono sottoposti a controlli medici completi.

Seppur molte voci si siano levate per denunciare questa ingiustizia, come quella del premio Nobel portoghese Josè Saramago che ha da poco scritto una lettera a Aminatou Haidar, bloccata a Lanzarote, o quella dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano, 7 militanti saharawi che tornavano in Marocco dopo una visita ai campi profughi di Tindouf  rischiano la vita accusati di ”attentare all’integrità del territorio marocchino”.

È la storia che paurosamente si ripete e che, come ha suggerito il regista spagnolo Pedro Almodovar, può essere cambiata con la lotta politica “continuando a bussare alle porte inespugnabili della monarchia marocchina per vedere se si aprono”. E poi abbattendo il muro che vi troneggia dietro.

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