Ruby: nuovi test contro il premier, ammesse Ambra e Chiara

Ambra-Battilana-Chiara-Danese

Da sinistra: Ambra Battilana e Chiara Danese

Milano – Il procuratore Pietro Forno e il pm Antonio Sangermano non hanno usato mezzi termini, ieri, durante la requisitoria per il rinvio a giudizio del consigliere regionale della Lombardia, Nicole Minetti, il direttore del Tg4, Emilio Fede e il faccendiere Lele Mora. Tutti variamente indagati nel caso Ruby.

Forno ha parlato della casa del presidente del Consiglio come di un “bordello” nel quale si attuava un “sistema strutturato per fornire ragazze disponibili a prostituirsi”. In seguito, il procuratore ha tenuto a precisare ‹‹Non ho detto, però, che Arcore era un bordello››.

L’organizzazione – Il sistema “bordello” al quale si è fatto riferimento davanti al gup di Milano, Maria Grazia Domanico, secondo i 2 magistrati, era relativo al compiacimento del premier e, in essa, i 3 imputati ricoprivano vari ruoli. Lele Mora reclutava le girls, Minetti faceva da amministratrice e addetto alla logistica, mentre Fede testava l’affidabilità e la disponibilità delle ragazze. Il tutto – sempre secondo i togati – avveniva nella dimora del premier ad Arcore, sede del “bordello”.

Forno – ‹‹Non ho mai detto che Arcore era un bordello. Il termine bordello e’ stato utilizzato come riferimento storico alla divisione dei compiti prevista dalla legge Merlin che, come noto, prevedeva la soppressione delle case chiuse››.

In effetti, la legge Merlin esplicita e definisce una serie di funzioni a coloro che gestiscono dei bordelli, ora fuori legge. Da allora, è stato introdotto il reato di favoreggiamento e induzione alla prostituzione.

L’accusa – I test chiave per la parte civile sarebbe ex 2 delle frequentarici non abituali di Arcore ed ex miss: Ambra Battilana e Chiara Danese. Le 2 ragazze sono state ammesse come parte civile dalla Domanico, poiché – come affermano gli avvocati dell’accusa – esse hanno ‹‹subito un danno non patrimoniale costituito dalla profonda ed enorme sofferenza subita››.

Il danno consiste nell’essere state paragonate a prostitute solo per aver partecipato ad una festa a casa del premier il 22 agosto 2010. Dalla casa si sarebbero, però, subito allontanate dopo aver compreso la natura della serata.

Le fanciulle chiedono, dunque, un indennizzo economico per l’offesa subita, soprattutto perché, dall’inizio dello scandalo, hanno sopportato ripercussioni di carattere monetario in quanto non riescono a torvare un lavoro perché ritenute escort.

Secondo l’accusa, la presenza delle 2 giovani ventenni è un passo importante perché, hanno chiarito gli avvocati Patrizia Bugnano e Stefano Castrale, si ‹‹apre la strada anche alle altre ragazze che se vogliono possono costituirsi come parti civili››

La prossima udienza sul caso è prevista per il prossimo 11 e 13 luglio.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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