Rosarno: schiavitù e sfruttamento dietro alla rivolta

Arrestati i caporali che sfruttarono i clandestini. Oltre 30 persone in manette, ma il fenomeno è ancora molto diffuso

di Nicola Gilardi

Uno dei momenti della rivolta di gennaio

Dietro alla rivolta di Rosarno, c’erano lo sfruttamento degli immigrati e il trattamento iniquo delle loro condizioni lavorative. Queste le conclusioni tratte dagli inquirenti dopo 3 mesi di indagini che hanno portato all’arresto di almeno trenta persone con l’accusa di aver partecipato al racket dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù dei clandestini nel settore agricolo.

Gli inquirenti hanno scoperto che le condizioni dei clandestini erano, di fatto, paragonabili a quelle degli schiavi. L’orario di lavoro andava dalle 12 alle 14 ore giornaliere, per una paga che oscillava tra i 10 e i 25 euro. L’adesione a quel “sistema” era quasi obbligata: chi decideva di non accettarne le condizioni, infatti, andava incontro a minacce e percosse da parte dei “caporali”, mentre chi a chi rifiutava, veniva impedito di lavorare.

Fra gli arrestati, non soltanto extracomunitari, c’è la presenza di alcuni italiani, oltre che marocchini, tunisini, algerini, anche una donna bulgara. Attraverso questa rete, venivano reclutati immigrati in tutto il sud Italia per poi essere sfruttati nei campi di raccolta di frutta e ortaggi. Oltre agli arresti, gli inquirenti hanno sequestrato oltre 200 terreni e 20 aziende per un valore di circa 10 milioni di euro.

L’inchiesta “Migrantes” è nata dalle confessioni di coloro che presero parte alla rivolta di Rosarno a gennaio. Condotti in vari Cpt, gli immigrati iniziarono a raccontare gli abusi subiti e le condizioni in cui erano costretti a sopravvivere. Degli arrestati, in 21 sono agli arresti domiciliari mentre in 9 sono in carcere; agli immigrati che hanno collaborato con gli inquirenti è stato concesso il permesso di soggiorno.

Uno degli accampamenti nel quale vivevano i clandestini

Queste modalità di sfruttamento, però, sono molto diffuse sul territorio italiano. Gli arresti hanno contribuito ad erodere soltanto una piccola parte del fenomeno. Secondo l’istituto Demoskopika, infatti, gli immigrati sbarcati soltanto nei territori calabresi sarebbero stati oltre 19mila ed avrebbero generato un giro d’affari intorno ai 290 milioni di euro, in gran parti gestiti dalla ‘ndrangheta.

Solo oggi, quindi, è possibile fare luce su quella rivolta che fece parlare tutto il Paese. La stanchezza e la rabbia per gli abusi subiti, furono le reali motivazioni che trovarono sfogo nella rivolta. Ancora una volta i clandestini hanno dovuto farsi ascoltare attraverso le pagine di cronaca, come successe a Castel Volturno dopo che vennero uccisi 7 clandestini innocenti. Niente razzismo, quindi, dietro a quei giorni di violenza, ma solo la volontà di cambiare le cose.

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