Tuesday, May 22, 2012

Roma violenta, per colpa di chi?

Post di francescadorothy data: gennaio - 6 - 2012

Un'immagine di Torpignattara negli anni Quaranta

Roma – Roma violenta, non è solo il titolo del poliziottesco del ’75 con l’icona del genere Maurizio Merli, negli ultimi tempi sembra essere la preoccupante sintesi della situazione nella grande e amata – quasi da tutti – Capitale. Ma è tutto così tragicamente vero?

Trentatré omicidi in un anno, gambizzazioni, sparatorie, accoltellamenti e il 2012 aperto con il duplice omicidio che ha sconvolto non solo Roma, ma tutta Italia: padre e figlia – una bambina di nove mesi – di nazionalità cinese uccisi da due rapinatori per l’incasso giornaliero dell’attività di money transfer che l’uomo gestiva a Torpignattara.

Il gesto colpisce ancora di più chi in certe zone ci vive: via Alò Giovannoli, in teoria, è ancora nei “confini” del Pigneto, una zona vicinissima alle vetrine del centro, alla Roma turistica. In tre quarti d’ora a piedi si arriva al Colosseo. Una zona che è passata da borgata malfamata e tossica a luogo di ritrovo alla moda, dove fior di intellettuali – il fatto che molti film, tra cui Roma città aperta, siano stati girati nel quartiere e la presenza costante di Pasolini nel cuore del Pigneto hanno elevato la zona agli occhi di molti – o presunti tali si incontrano per bere una birra e parlare di come cambiare il mondo circondati da persone che vivono e lavorano lì, ma che provengono da tutto il mondo.

Il Pigneto, Torpignattara, Centocelle un crogiuolo di razze e culture davanti al quale i più snob e conservatori storcono il naso, ma che di fatto sono la Roma più vera, l’Italia reale, lontana dalle stanze del potere e dai giochi di prestigio che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro.

La frutta la compri dall’egiziano, i vestiti li porti al lava-asciuga bengalese, uno spuntino dal cingalese: tutto il mondo concentrato in pochi chilometri quadrati. La vita certo non è facile per tutti e la crisi tira fuori il peggio delle persone, per chi è con l’acqua alla gola è difficile non invidiare il commercio – quasi sempre florido – degli immigrati.

Quello a cui nessuno pensa è la vita da formiche operaie che queste persone conducono. A diciotto o diciannove anni i ragazzi sono già uomini, hanno una loro attività – a volte anche più di una – e riescono a vivere da soli. Un abisso tra loro e i coetanei italiani, ma solo in questo senso, in molte altre cose, quando si vive gomito a gomito con culture diverse, ci si rende conto davvero che siamo uguali, in bene e in male.

La criminalità, quella comune – non la grande e terribile piaga della criminalità organizzata su vari livelli a cui sono riconducibili non pochi episodi di violenza nella Capitale – che sembra si stia accanendo sulla Capitale non è colpa di nessuno in particolare. Non è la promiscuità razziale il problema, non è la carenza di uomini delle forze dell’ordine,  Certo, Alemanno ha le sue responsabilità, in cui rientra l’aver abbandonato una zona come Tor Bella Monaca – quest’anno tra l’altro dovrebbe partire la demolizione del quartiere per ridargli nuova vita, anche se ancora non si sa come certi problemi saranno risolti – il problema è che con l’avvento della crisi, i licenziamenti e gli aumenti è chiaro che la gente comune non può mantenere il tenore di vita a cui è abituato.

Le reazioni possono essere le più diverse, quindi se alcuni si adeguano e si rassegnano ai sacrifici, altri preferiscono cedere all’illegalità: così aumentano le rapine, i furti e tutti i reati contro la proprietà e le aggressioni a essi connesse, anche se il vero aumento sembra sia iniziato dal 2011 visto che sia secondo le statistiche Istat sia secondo quelle riportate dal ministero dell’Interno a cura della Fondazione Icsa, fino al 2010 si è registrato un calo dei casi di criminalità: omicidi, rapine e aggressioni segnavano una riduzione, nonostante i mezzi di informazione si gettino sempre con molto gusto su vicende truculente nella speranza – fondata – di destare l’attenzione del pubblico.

Non è con i cordoni di sicurezza e le forze dell’ordine in assetto da guerra che si risolvono situazioni come questa, ma oltre alla violenza il nostro Paese sta per fronteggiare di nuovo la piaga della dipendenza da eroina, il sintomo inequivocabile di un degrado sociale ed economico che non dovrebbe stupirci, una piaga che è un ulteriore fattore di insicurezza.

Entro la fine di gennaio a Roma saranno operativi 400 nuovi agenti, ma se a questo non si affiancheranno altri provvedimenti la situazione non cambierà. Un aiuto potrebbe arrivare dalla liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, una misura anticrisi varata dal governo tecnico di Monti che però potrebbe contribuire anche a portare maggiore sicurezza in certi quartieri: negozi aperti anche in tarda serata, o magari ventiquattr’ore su ventiquattro, significano più movimento, più gente, meno isolamento con un conseguente calo delle opportunità per i malviventi di agire indisturbati. Ma resta, su questo punto, l’incognita della risposta degli esercenti, anche se c’è da scommettere che gli immigrati non si tireranno indietro su questo punto.

Nei quartieri “a rischio” la vita continua come al solito, forse con più attenzione, ma certi posti non sono “il Bronx” anche se i politici addirittura parlano di uno statuto speciale per la sicurezza a Roma Capitale, è il caso dell’onorevole Alfredo Mantovano, e nonostante Alemanno si sia dimostrato il solito reazionario: «Bisogna che in tutti i quartieri a rischio ci sia un intervento incisivo di carattere preventivo, perquisizioni a tappeto, interventi sistematici, in maniera da fare emergere quel tessuto criminale che è cresciuto in questi ultimi mesi, perché non si deve aspettare che siano commessi i reati, ma bisogna intervenire prima».

Roma ha in sé realtà urbane e sociali complessa che vanno ben oltre la violenza raccontata in questi giorni  e a cui la stampa e le autorità non prestano la necessaria attenzione se non quando si profila all’orizzonte un succoso tornaconto di qualche tipo.

Francesca Penza

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