Roma per sempre. Il cuore grande di una città e dei suoi abitanti

La copertina del libro

Se c’è un aspetto della Città Eterna che chi non ci è nato e vissuto davvero fatica a comprendere sono i romani. Quelli veri, che del Ponentino hanno respirato la dolcezza fin da quando erano nella culla, che del Tevere conoscono ogni ansa e anfratto. Difficile è capire come possano essere – senza generalizzazioni troppo rigide è ovvio – insieme così “coatti” e profondi, “caciaroni” e generosi, accoglienti e gelosi della loro terra, aperti alle contaminazioni ed egocentrici (in fondo la loro città è pur sempre Caput Mundi…). Come riescono a fondere insieme Testaccio e i Parioli (quartieri romani l’uno ruspantemente popolare, l’altro elitario e patinato)? I Cesaroni e gli alto borghesi de La Dolce Vita?

Sono così perchè così, duplice e contraddittoria, è Roma, tanto santa quanto “mignotta”. Non è chi scrive (manco a dirlo “immigrata” e romana d’adozione) a dirlo, ma un romano de Roma doc, Marco Proietti Mancini, autore di un libro – Roma per sempre. Storie quotidiane della Città Eterna – che riesce ad essere allo stesso tempo raccolta di racconti, insieme di ricordi autobiografici e saggio sociologico (non critico-interpretativo, ma fotografico-descrittivo).

Non c’è bisogno di evidenziare quanto il romano (e l’autore qui più di tutti) ami la sua città, mirabilmente descritta nel primo racconto In giro con l’Angelo, sintetizzata nella sua vastità grazie ad un giro in motocicletta che permette in un’ora di passare attraverso luoghi e quartieri ognuno in grado di evocare un pezzo di storia, antica o moderna, non solo di se stessa, ma dell’Italia intera. Roma oggi, per molti, forse troppi, è solo la Roma ladrona dei leghisti, ma per tutti, è innegabile, è culla della nostra lingua comune, della nostra matrice culturale e un po’ anche religiosa, specchio del nostro passato a volte glorioso, a volte no.

A Roma poi ci sono, appunto, i romani - Noi romani come li chiama Proietti Mancini in uno dei suoi racconti sentendosene pienamente parte -  senza dubbio più misteriosi di quanto ogni Domus Aurea o ogni catacomba riesca ad essere. In Roma per Sempre l’autore ne presenta tanti a partire da se stesso e dai suoi Vecchi Amici (er Nano, ‘Occozzio, er Panzone, perchè gli amici non sono “veri” se non hanno un sopranomme, quasi sempre impietoso verso le proprie imperfezioni fisiche), allargando poi all’altro ambito cui ogni romano che si rispetti tiene più di tutto (e guai a chi glielo tocca!): la famiglia. Spuntano così il cognato Carlo, maestro di vita anche dopo la sua morte, i figli che non si vorrebbe mai deludere (Buon compleanno, Matteo; Lettera a una figlia), il padre «questo vecchio, un po’ pazzo; poeta lui, che dice a noi che non  dobbiamo esserlo» (Onora il Padre), la madre (Ne è valsa la pena). Di ognuno l’autore restituisce un’immagine legata ad un ricordo, felice spesso, triste talvolta, selezionando nella propria stanza della memoria fatti ed avvenimenti che, pur riferiti ad un singolo individuo, riescono a divenire racconto comune e condiviso: il «regazzino» con «li carzoncini corti; estate, ‘nverno» che giocava a pallone su «er piazzalone de Via Tarso» (Quann’ero regazzino) non è Marco Proietti Mancini, cioè, non è “solo” Marco Proietti Mancini, ma ogni regazzino di Roma che aveva 8 anni alla fine degli anni ’60 !

Edizioni della Sera - il logo

E non risparmia l’autore di illuminare i non romani su mille altri aspetti di Roma e della romanità, l’affetto gioviale e informale che i cittadini sentono per i propri avi finiti sui libri di storia (Cesaretto), il radicarsi di modi di essere, parlare e gesticolare che distinguono gli autoctoni dagli acerrimi “nemici” del nord (Un romano a Milano), il piacere della buona tavola come sinonimo di socialità (Antica Trattoria Vallombrosa), i lati oscuri di un’Urbe che non è solo la scalinata fiorita di Piazza di Spagna o le boutique esclusive  di Via Condotti  (La Puttana; Fumo, Piombo e Minestra).

Ecco perchè Roma per sempre, collage di racconti semplici e scritti con semplicità senza essere banali, dice molto più di quanto ci si possa aspettare da un volume di 166 pagine, pubblicato da un piccolo editore e scritto da chi di professione scrittore (anzi meglio, solo scrittore) non è: dice che la città più bella d’Italia, forse del mondo, non è tale solo perchè – a volerla scrivere come un romano lo direbbe (e mi si perdonino gli errori!) – ce stanno i Fori, er Cupolone co’ er Colonnato de Bernini, a Fontana de Trevi e tutto er resto, ma per il modo che chi la abita ha di infonderle vita e spirito. Ridendo di lei, ridendo di se stesso.

Marco Proietti Mancini. Roma per sempre. Storie quotidiane della Città Eterna. Roma, Edizioni della Sera, 2012 («Emozioni di carta», 5) € 14

www.edizionidellasera. com; per pagina facebook dove seguire il calendario delle presentazioni e degli eventi cliccare qui

Laura Dabbene

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