A Roma Cézanne e gli artisti italiani del ‘900

Bagnanti nella rifrazione

Bagnanti nella rifrazione

Roma – Il Complesso del Vittoriano ospita fino al 2 febbraio prossimo la Mostra Cézanne e gli artisti italiani del ‘900, un percorso espositivo pensato per presentare il grande pittore francese nel suo insieme di modernità e tradizione, e per dimostrare le influenze e i legami che le sue opere ebbero con i maggiori artisti italiani del ‘900.

Il progetto fa parte di un fil rouge che le amministrazioni coinvolte hanno intrapreso dal 2008 in relazione alle affinità tra la pittura francese e quella italiana e che hanno già ispirato la mostra su Renoir e sugli Impressionisti. Ora, scegliere Cézanne dimostra, ancora una volta, come la contaminazione sia uno degli ingredienti fondamentali per lo sviluppo delle potenzialità artistiche e permette di rendere omaggio ad una produzione pittorica che ha ispirato ed orientato importanti voci italiane, molte delle quali affini al cubismo e al futurismo.

La mostra del Vittoriano, dunque, voluta dalla storica dell’arte Maria Teresa Benedetti e dall’illustre comitato scientifico cui si è avvalsa, sceglie come punto di partenza la lungimiranza interpretativa di Ardengo Soffici che, nel 1908 pubblicava un articolo nel quale Cézanne veniva presentato per la prima volta nell’insieme delle sue complessità che, diffuse tra gli artisti dell’epoca, condizionarono in più modi la loro produzione creativa. Cézanne era morto da oltre un anno, senza aver mai goduto di quei plausi che si è ormai soliti riservargli e che, tuttavia, egli non avrebbe particolarmente gradito. Burbero e scontroso, infatti, Paul Cézanne amava starsene in disparte, tra la campagna, dove ha lavorato alle sue opere fino al suo ultimo giorno di vita. A Soffici, va proprio il merito di averlo portato all’attenzione pubblica italiana per la prima volta, confermando un paradosso ormai assodato della storia: ovvero che il genio degli artisti sia ad essi tanto sconosciuto in vita quanto celebrato in morte.

Come insegna dunque Soffici, il legame tra il genio poliforme di Cezanne, che dall’impressionismo volge al costruttivismo per approdare nel disegno essenziale degli ultimi anni, e l’opera di artisti italiani imponenti quali Morandi, Carrà, Pirandello, Casorati, Boccioni e Severini, è un elemento di grande importanza, perchè permette ancora una volta di sottolineare lo spessore del pittore impressionista nel panorama artistico ad egli successivo. Questo dunque il fulcro principale dell’esposizione. Organizzato in modo eccellente il percorso, attraverso le cento opere selezionate, è infatti chiarissimo nel suo scopo comunicativo, tale da rendere Cézanne e gli artisti del ‘900, un’offerta culturale pensata veramente per tutti, dagli esperti ai digiuni di arte.

Dice il Sindaco Ignazio R.Marino ‹ A lui (Cézanne) siamo grati per lo splendido tratto e le meravigliose forme di Picasso. Dal suo segno, come un contagio irrefrenabile, molti artisti italiani presero spunto, coraggio, linfa. A Cézanne dobbiamo il tratto di Morandi, l’intensità cromatica di Boccioni, il senso dello spazio di Carrà›. Tutto questo è assolutamente concreto negli spazi dedicati alla mostra, proprio per la cura semantica con la quale è stato realizzato l’intero allestimento. Fin dall’anticamera, infatti, sono chiare le aree tematiche prese a riferimento per esplicare al meglio le influenze del Maestro sulle avanguardie italiane: perché il Nudo, la Natura Morta, il Ritratto e il Paesaggio diventano i contenitori ideali nei quali giocare con le differenze e le analogie tra le opere degli artisti coinvolti, tutti, tra l’altro, presentati in didascalia prima ancora di addentrarsi nel cuore della mostra.cezanne.chocquet

Con i riferimenti di base, ecco quindi una presentazione magnifica delle opere di Cézanne, cui vengono accostati gli esempi successivi italiani. Il primo scorcio viene dall’idea del Paesaggio del Maestro francese, reinterpretato e consacrato, sopra tutti gli altri, da Carrà e Morandi; il viaggio continua poi tra i Nudi francesi di fine ‘800, cui si accostano anche gli esempi di Casorati, Sironi e Gentilini. Tra questi il più ardito è sicuramente la reinterpretazione di Capogrossi; mentre il più originale è quello di Fausto Pirandello, autore di due nudi graffiati, in bilico tra futurismo e primo astrattismo. Le Nature Morte, posizionate in galleria, ricordano la cura di Cézanne nel cristallizzare, attraverso la pittura, lo sguardo soggettivo dell’artista sulla realtà; tra queste realizzazioni, spicca, nuovamente, l’esempio di Capogrossi. Volgendo lo sguardo all’altra estremità della galleria, ecco infine i Ritratti, tra i quali sono disarmanti le tre soluzioni magenta di Boccioni che, nonostante le notevoli dimensioni, si vedono sottrarre la scena solo dal piccolo Ritratto di Victor Chocquet, realizzato da Cézanne nel 1877, che resta l’opera più entusiasmante dell’intera esposizione.

Perenne, durante tutto il percorso, la sensazione di essere guidati verso una spiegazione precisa di ciò che è proposto. Tutto questo fa ben sperare circa l’intenzione comunicata dall’Assessore alla Scuola, Alessandra Cattoi, di coinvolgere gli istituti scolastici in un ciclo di visite e in un laboratorio didattico sulla Mostra in apertura: l’esposizione del Vittoriano sembra effettivamente pensata per educare alla visione e alla scoperta dell’arte. Cézanne e gli artisti italiani del ‘900, quindi, si presenta come un’ottima scelta culturale, che si spera possa arrivare ad un pubblico più vasto possibile.

Valentina Malgieri

@V_Malgieri

 Foto via ibiblio.org; associazionefaustopirandello.it;romatoday.it

 

 

 

 

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