Roma. Assessori a tempo: Luigi Di Maio si fa sindaco

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Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio a In 1/2 ora (Municipioroma.it)

Roma – L’assessore a tempo determinato non è una cattiva idea, è già un fatto sia in corso di amministrazione che alla fine di essa. Poi si cambia.

Sicché il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, dimentico del proprio ruolo super partes, intervistato da Lucia Annunziata a In 1/2 ora (Rai3), lascia spiazzati quando si lancia in anticipazioni di programma per la corsa al Campidoglio al posto del candidato sindaco Virginia Raggi.

Fa niente: ormai si è abituati a leader che in veste istituzionale si alternano tra il vertice del Movimento e/o la segreteria del partito non disdegnando di scambiarsi l’accusa di confusione dei ruoli con il rivale. Solo che le promesse elettorali, per quanto leggere, devono avere sentore dello stato delle cose.

Dice Di Maio: gli assessori avranno una road map per raggiungere il proprio obiettivo «se non ci riesci finisce lì il tempo. Facciamo un jobs act alla politica». «Ci sarà un assessorato alla città semplice o un assessorato alla persona con al centro la persona». Cioè?

Esempio, le partecipate: «Il fatto di dare a tempo l’assessorato per la riorganizzazione delle partecipate, significa dire tu hai una road map da rispettare, se non ci riesci finisce lì il tempo. O dobbiamo aspettare ogni volta cinque anni per capire se quell’assessore o quel sindaco ha fatto bene?».

ASSESSORI A TEMPO – In teoria sì giacché le turnate amministrative aprono il lustro per la giunta eletta ritenendo tale tempo sufficiente allo svolgere dell’attività democraticamente definita. Poi ci sono i cambi in corsa concessi ad ogni figura giuridica autonoma ed indipendente quale appunto un Comune, almeno secondo l’art 46, punto 4 del Testo Unico degli Enti locali, Titolo III, d.l. 267/2000: ‘Il sindaco e il presidente della provincia possono revocare uno o più assessori, dandone motivata comunicazione al consiglio’. Per ulteriori informazioni chiedere all’ex sindaco Marino che – volente o nolente – di assessori ne sostituì 8 su 12 in due anni prima di essere sostituito a sua volta.

Dopodiché Di Maio non sbaglia a volere premiare il merito, solo che ad esso va permesso di emergere prima di cassarlo e qui si apre il nodo della questione.

Cosa sia l’assessorato alla città semplice lo sa Dio essendo Roma un nido di municipi e circoscrizioni dai più svariati problemi. Per risolvere i quali non occorrono solo menti agili e abili, ma pure in sistema normo-giuridico snello che consenta loro di lavorare con solerzia.

AMMINISTRAZIONI LABILI – Detto in una battuta: meno burocrazia, giustizia più rapida. Temi che si rincorrono a vicenda perché laddove una aumenta l’altra lamenta tempi troppo brevi per fare pulizia di tutti coloro che usano l’ipernormatività per affari personali che si trasformano in fascicoli sulle scrivanie di procure le quali, altrettanto personalmente, scelgono quali aprire e quando e quali no. Il tutto nel rispetto dell‘obbligatorietà dell’azione penale nel mentre che la politica, sull’onda dell’emozione popolare e consiglio della magistratura, organizza norme sempre più complesse. E ricomincia il giro.

Così tanti saluti alla città semplice, ai ruoli a tempo e al merito quando un assessore, per quanto motivato, si ritrova a confrontarsi con denunce, ricorsi, appelli e sentenze le quali per arrivare impiegano un tempo medio di due lustri. Almeno due turnate elettorali. Di Maio si è fatto i conti? Ha chiesto al suo sindaco di Livorno Filippo Nogarin – posto che Pizzarotti non gode di buona nomea – come e se è possibile amministrare per tappe certe quando si è persino in dubbio sulle ragioni che hanno mosso un avviso di garanzia o se esso sia solo o meno un atto dovuto?

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Filippo Nogarin (Wikipedia.org)

Poi ci sono i complottardi. Quelli secondo i quali l’idea della turnazione degli assessori servirebbe a tenere la giunta Raggi, qualora fosse eletta, sotto il controllo ferreo del famoso direttorio pentastellato con sede a Milano. Può darsi sia vero, ma il dato non cambia: non c’è road map di capitale laziale o lombarda che possa evitare a chiunque sbarcherà in Campidoglio o altrove gli effetti dei tre grandi peccati nazionali, tremendi nella loro somma: burocrazia e giustizia. Il terzo? Il fisco. E qui, davvero, non c’è assessore a tempo che tenga.

Chantal Cresta

Foto || municipioroma.it; wikipedia.org;

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