Robin Hood, un grido di libertà per gli uomini senza speranza

Con un bravissimo Russell Crowe e una perfetta Cate Blanchett, la storia delle origini furfantesche del ladro beniamino dei poveri e  degli indifesi. Splendida la scelta del Galles come location per le riprese della pellicola

di Adriano Ferrarato

Locandina

Locandina

Tutti conoscono la storia di Robin Hood, il ladro che rubava ai ricchi per donare ai poveri. Il cinema ne ha narrato a giovani e adulti le gesta e le incredibili imprese nella contea di Nottingham. Molti lo ricordano nelle sembianze di una simpatica volpe (i film di Walt Disney non fanno altro che incantare ancora a distanza di anni) in compagnia di un gigantesco orso, altri ancora come un baldo giovane (Kevin Costner), affascinante e dai capelli lunghi pieno di vitalità e carisma, altri ancora, in maniera comica, come un uomo vestito con la calzamaglia (Mel Brooks).

Ma Ridley Scott ha deciso di dare un nuovo taglio a questo straordinario personaggio, facendo luce sui lati più oscuri delle sue origini.

La narrazione inizia nell’Inghilterra del 13 secolo, travagliata dalla lunga guerra delle crociate. Robin Longstride (Russell Crowe) è un arciere al servizio di sua maestà re Riccardo Cuor di leone. Il sovrano, ammirato dai suoi soldati perché sempre in linea durante ogni battaglia, muore improvvisamente, lasciando l’esercito allo sbando e la corona nelle mani del bieco giovane fratello, il lussurioso Giovanni (Oscar Isaac). Nella sua corte, come spietato esattore delle tasse, entrerà il misterioso Godfrey (Mark Strong), un doppiogiochista che in realtà serve segretamente i francesi governati da Filippo di Francia per aiutarli a conquistare la Gran Bretagna.

Fuggito dall’esercito a causa dell’inaspettata scomparsa del monarca, Robin nel frattempo si reca a Nottingham per restituire una spada donatagli in fin di vita da Robert Locksley, un commilitone ucciso durante una imboscata. Arrivato in paese insieme ai suoi compagni, tra cui spicca il gigante Little John (Kevin Durand), farà la conoscenza di Frate Tuck (Mark Addy) e della moglie del defunto, Marian (Cate Blanchett). La spada restituita non basterà tuttavia a saldare il debito: per evitare infatti che la terra dei Locksley venga sottratta ai suoi legittimi proprietari, Longstride sarà infatti costretto ad assumere l’identità del marito deceduto.

Sapiente ricostruzione storica (l’utilizzo della splendida location del Galles è a dir poco azzeccatissima) di un periodo dell’Inghilterra medioevale devastato dalle guerre di crociata, “Robin Hood” è prima di tutto un film bello e coinvolgente. Preciso nelle descrizioni e nella sucessione degli eventi, dove luoghi e personaggi non sono mai messi a caso ma partecipano all’incredibile intreccio narrativo proposto. Proprio nella prima parte del film uno spettatore poco attento rischia di perdersi, tanta infatti è la mole di fatti e intrighi che portano all’inizio della carriera furfantesca di Robin Longstride.

Una scena del film

Una scena del film

Inutile dire che tutto ruota sulla figura interpretata da Russell Crowe, che ancora una volta riesce a dare il meglio di sé in un ruolo reso estremamente complesso per via delle dinamiche psicologiche che il soggetto imponeva. Non era infatti facile far capire il passaggio emotivo che Longstride, egoista e solo interessato e salvarsi la pelle, fa per “diventare” Hood, la cui difesa e amore per gli altri viene prima di tutto il resto.

L’ex Massimo del “Gladiatore” rende perfettamente, senza battere ciglio, le difficoltà di un soldato che si trova presto senza un re da seguire e con un altro di cui non approva in nessun modo la condotta. Amante della giustizia e dell’uguaglianza tra gli uomini, non esita a parlare a sovrani e baroni mettendosi sullo stesso piano di autorità e a disobbedire se questo serve a fare del bene a qualcuno.

Ma è anche un uomo afflitto da una incredibile tristezza, un lutto personale che ricorre nella sua mente con sporadici flash e che lo porterà, suo malgrado, a ripercorrere a ritroso la strada delle sue origini e della propria dinastia familiare, combattendo così una forte battaglia contro sé stesso, con quello che ha conosciuto e visto da piccolo, con ciò che gli è stato tolto quando ancora era troppo giovane per capire tante cose. E’ la crescita morale e spirituale di un individuo che è tornato dalle terribile battaglie delle crociate e che si è accorto con immenso rammarico dei suoi peccati mortali avvenuti in battaglia. Proprio qui emerge la grande capacità espressiva dell’attore, capace di rendere, con un semplice sguardo, l’afflizione e l’incredibile e onesta forza d’animo che anima i propositi del protagonista.

Immancabili poi le lotte violente con il nemico, girate con un dinamismo eccezionale e veloce ritmo di azione. Il lato oscuro di Robin Hood è mostrato a tutti attraverso l’epopea della giustizia di un supereroe senza poteri incredibili, indomito e instancabile. Ma anche tanto umano.

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