Rincari dell’acqua irrigua in Puglia e cattiva informazione

Bari – La notizia è rimasta sotto traccia a lungo, fino a quando non è emersa sul web tra ieri e oggi. La giunta regionale della Puglia, presieduta da Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia Libertà, ha aumentato – raddoppiato – la tariffa idrica per l’acqua irrigua, quella destinata a irrigare i campi dell’assolata regione meridionale. Dalla decisione, come vedremo sicuramente discutibile, sono sorte una bagarre politica e una fiera della disinformazione tipiche del nostro paese, ancor più in questo momento storico, con accuse e imprecisioni che si stanno ancora adesso inseguendo sul web.

vendola acqua puglia (tempi.it)

Per Nichi Vendola l'accusa di doppiogiochismo sull'acqua pubblica (tempi.it)

Un po’ di fatti – La genesi dello scontro è la deliberazione della giunta regionale n. 858 del 3 maggio 2013, che fornisce le disposizioni circa le tariffe irrigue da applicarci da parte dell’Arif, l’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali, che gestisce la rete idrica pugliese. Di fatto, la delibera approva un aumento da 0.34 a 0.70 €/m3 per le acque irrigue, ma limitatamente al comprensorio irriguo di Bari; per gli altri comprensori il prezzo si assesta tra i 0.40 €/m3 di Brindisi e Lecce e i 0.35 €/m3 di Taranto. Comunque un aumento, motivato secondo la giunta dalla necessità di ammodernare la rete, che colpirà gli agricoltori di tutta la regione.
La decisione ha ovviamente attivato le proteste degli agricoltori pugliesi, sostenuti dai rappresentanti dell’opposizione. Le accuse principali alla giunta Vendola riguardano lo scopo dell’aumento: non l’ammodernamento della rete ma «solo a coprire il disavanzo dell’Agenzia che con oltre mille dipendenti è diventata l’ennesimo carrozzone regionale», come dichiara Davide Bellomo, consigliere regionale pugliese. Una visione non della sola destra, tanto che anche il Pd, con il suo capogruppo Antonio Decaro, ha chiesto una maggior chiarezza nell’assegnazione delle competenze – e quindi delle spese – all’Arif, che conterebbe oltre 1700 dipendenti. Una situazione quindi complessa, che meriterebbe ulteriori approfondimenti e una valutazione serena. L’accusa a Vendola, poi, sarebbe proprio quella di aver lottato per l’acqua pubblica, salvo poi rincararne le tariffe.

Il walzer sul web – Fin qui una tipica storia di luci e ombre della politica, con sospetti di mala gestione confrontati con motivazioni che potrebbero anche essere validi, una richiesta di ulteriori approfondimenti. Sul web, invece, abbiamo assistito a una sagra della disinformazione, con protagonisti alcuni blog e testate online di informazione.
Su molti media, un po’ per approssimazione, un po’ per sensazionalismo, la specifica della destinazione irrigua dell’acqua scompare, trasformando un provvedimento mirato ai soli usi produttivi dell’acqua in un aumento generale delle tariffe a discapito di tutti i cittadini pugliesi.
Ne è un esempio l’articolo de Linkiesta, di Giovanni Ravetta, che, recriminando sul liberismo sconfitto dai referendum del 2011, adduce proprio il “monopolio” pubblico sull’acqua come causa di questi rincari e dell’inefficienza del sistema idrico pugliese (e nazionale). Nessuna traccia, poi, del fatto che la tariffa indicata nell’articolo riguardi solo l’area di Bari, con cifre ben diverse per altri territori pugliesi. Lì, però, sono stati gli stessi lettori a evidenziare l’imprecisione dell’articolista, richiamandolo – anche con toni non cordiali, purtroppo – a un maggior dettaglio nel raccontare i fatti.

Una storia italiana, in cui il dibattito effettivo è schiacciato dal pressapochismo dei politici, interessati a far valere solo la propria ragione a prescindere dalla verità, e dalla necessità dei media, in particolare sul web, di generare sensazionalismo per essere notati. In mezzo ci finisce, come sempre, la possibilità di valutare a valle dei fatti, quando i soldi recuperati saranno spesi, quando si potrà forse capire se davvero l’accusa di “carrozzone” all’Arif è vera o se l’intenzione della giunta è andata a buon fine.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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