Rimini, il fisco costringe le prostitute ad aprire una partita iva

Dopo alcuni controlli l'Agenzia delle Entrate ha costretto alcune prostitute ad aprire una partita iva: secondo il fisco anche loro devono pagare le tasse

(www.iltempo.it)

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RIMINI – Si sa che le tasse sono il più grande incubo degli italiani: bolli, addizionali, canoni, imposte, tributi e via dicendo, bisogna pagarne almeno una al giorno. E, non bastando più alle casse dello Stato le quote versate dai comuni lavoratori, l’Agenzia delle Entrate ha deciso che anche le prostitute devono pagare le tasse. Così, il fisco ha costretto alcune prostitute di Rimini ad aprire una partiva iva per poter continuare a lavorare, regolarizzando i loro guadagni.

INQUADRAMENTO: “ALTRI SERVIZI ALLA PERSONA” – Tutto è partito da alcune segnalazioni della Guardia di Finanza agli uomini dell’Agenzia delle Entrate che gestiscono i controlli fiscali: su molti conti correnti bancari riminesi si produceva un continuo flusso di denaro che non aveva una reale giustificazione, almeno ufficiale. Così, gli intestatari sono stati convocati negli uffici del fisco: quando è stato loro risposto che si trattava di denaro proveniente da attività di prostituzione, l’Agenzia delle Entrate ha aperto d’ufficio le partite iva alle signore, dichiarando che trattandosi di soldi “guadagnati”, questi sono soggetti ad essere tassati.

In particolare, una parte di questi soldi andrebbe all’Irpef e una parte all’iva – poco più del venti percento -. Le signore poi andrebbero multate per non aver presentato la dichiarazione dei redditi fino ad oggi; inoltre, andrebbero versati anche sei o settemila euro all’Inps.

(www.linkiesta.it)

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LE TESTIMONIANZE DELLE PROSTITUTE – L’avvocato Marco Lunedei, che sta assistendo alcune delle prostitute a cui è stata aperta d’ufficio la partita iva, ha raccontato a «Il resto del Carlino»: «A una mia cliente hanno contestato ventisettemila euro che aveva versato in banca quattro anni fa. Quando si è presentata negli uffici ha detto di fare la prostituta, ma non è bastato. Anche la signora deve pagare le tasse. Come tutti. E le hanno aperto, d’ufficio, tanto di partita Iva. Secondo i verificatori dell’Agenzia delle Entrate, la signora dovrebbe allo Stato, tra multe e contributi, la bellezza di ventitremila euro sui ventisettemila guadagnati».

Ma le prostitute non ci stanno e dichiarano che presenteranno ricorso. Una di loro dice: «Non sono tutelata per nulla. Vorrei tanto pagare le tasse ed avere la mia bella pensione Inps, come tutti i lavoratori. Mi ritirerei volentieri dal mercato del sesso, ma non posso. Mi sembra solo una grande beffa questa storia della partita Iva».

 Mariangela Campo

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Una risposta a Rimini, il fisco costringe le prostitute ad aprire una partita iva

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    Francostars 05/05/2015 a 18:42

    Difatti, la prostituzione in Italia è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011 e 18030/2013. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito?
    Questi parametri non sono una mia invenzione. Altro che beffa in merito!

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