Riforme: Monti incontra i leader dei principali partiti che sostengono il governo

ROMA – Molto vicini a un “patto” gli incontri di ieri tra Mario Monti e i leader dei partiti che lo sostengono.

Le due ore a pranzo con Silvio Berlusconi e le altrettante passate con Pierluigi Bersani sono infatti servite a disegnare un percorso politico che assicuri il varo delle riforme a gennaio. Non a caso l’ex premier ha parlato di cabina di regia, poi smontata da Bersani: «Il regista già c’è, lasciamo stare la cabina». Il leader Pd frena ma forse più la forma che la sostanza tant’è che anche lui parla di un «dialogo» più stretto tra partiti e Governo.

Del resto, è inevitabile che, accanto alla fiducia confermata a Monti, i leader vogliano riacquistare un ruolo che con la manovra avevano perso. I partiti, infatti, erano rimasti ai margini della stesura del decreto mentre ora chiedono a Monti di fare un “patto politico” prima di portare le riforme in Parlamento perché, si sa, questa è la parte più rischiosa per loro, e per tutti.

Sia Berlusconi che Bersani, infatti, ripetono che le «riforme sono necessarie per il 2012» ma che è necessario fare un patto politico prima di portarle in Parlamento ed entrambi mettono dei paletti su quelle più scomode.

E così il segretario del Pd spunta l’accantonamento dell’articolo 18 mentre Berlusconi frena sulle liberalizzazioni. I «passi da fare», come li ha chiamati Bersani sono stati al centro dei colloqui di Monti che ha messo davanti ai leader lo scenario 2012: recessione, circa 200 miliardi di titoli di Stato a medio-lungo termine da collocare, uno spread che non accenna a calare perché c’è una fiducia sull’Italia che va ricostruita tra gli investitori e sui mercati.

Una fiducia che ha due titoli: crescita e debito. Su questi due filoni, ha detto Monti, il Governo dovrà intervenire con riforme strutturali. È qui che Berlusconi e Bersani hanno chiesto un percorso di dialogo più stringente con Monti.

Lo ha detto chiaramente Berlusconi uscendo dall’incontro: «Troveremo il modo di discutere con questo governo i futuri provvedimenti in modo che gli stessi possano arrivare in Parlamento avendo avuto un nostro accordo precedente e, dunque, rendere l’iter parlamentare più agevole».

L’ex premier ha anche specificato: «Credo che sia importante che il Governo approfondisca i temi con i segretari di partito e con i capigruppo». E in serata inasprisce i toni: «Noi come Pdl dobbiamo essere consultati prima dei provvedimenti altrimenti non ci staremo». E rincara: se il governo prosegue sulla linea di imposizione fiscale – dice parlando ai senatori – si va al voto. Berlusconi parla di crescita e sviluppo ma non solo. Nell’agenda mette pure la riforma dello Stato e una nuova legge elettorale con un «premio nazionale al Senato».

Ci si avvicina così a quel patto costituente che Pier Ferdinando Casini aveva annunciato qualche giorno fa e non a caso Berlusconi cita proprio lui. «Noi abbiamo prospettivamente a cuore un accordo con l’Udc, che ha elettori moderati, cattolici e che sta con noi nel Ppe ed è in quella direzione che concentreremo i nostri sforzi per trovare un accordo».

Le liberalizzazioni restano il tema scivoloso e ieri Vittorio Grilli le ha confermate con cautela: «Rientrano negli obiettivi strategici dell’Esecutivo, la strada da percorrere è lunga ma presto adotteremo misure che non avranno carattere punitivo».

Natalia Radicchio

Foto| via www.blogville.it

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