Riforme costituzionali: è già caos

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Maria Elena Boschi (tg24.sky.it)

La sfida l’ha lanciata ieri il ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi su Skytg24: «Se Forza Italia dovesse sfilarsi dall’accordo» sulle riforme costituzionali «i numeri per andare avanti ci sarebbero comunque». La giovane avvocatessa toscana si è poi augurata che il partito di Berlusconi «continui a contribuire». Ma «se non dovesse succedere la maggioranza ha comunque i numeri per approvare la riforma. Scommetto sulla tenuta dell’accordo con Forza Italia ne sono convinta e anche le parole di Berlusconi di ieri sera vanno in questa direzione, che l’accordo tenga. Probabilmente ci sono dei contrasti interni a FI che sicuramente risolveranno». Ovviamente queste parole hanno scatenato una reazione a catena nel panorama politico italiano. E adesso non si parla d’altro.

ANGELINO IL RIBELLE - Ieri nel tardo pomeriggio il ministro Alfano si è posizionato sulla stessa linea del ministro Boschi: «Siamo convinti che per le riforme la maggioranza e i numeri ci siano, se la maggioranza assoluta non ci sarà, se non ci saranno i due terzi previsti dalla Costituzione, andremo a referendum e le riforme saranno validate dal popolo con il voto». L’articolo 138 della Costituzione, infatti, prevede che «Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti». E a questo punto, l’ipotesi che non si arrivi alla maggioranza dei due terzi è molto concreta visto che Forza Italia sembrerebbe sfilarsi dall’accordo. A meno che Renzi non decida di abolire – e non riformare – il Senato come ha auspicato Berlusconi pochi giorni fa. Ma il Presidente del Consiglio già così sta incontrando l’opposizione di molti. Se decidesse di chiudere definitivamente Palazzo Madama, probabilmente si innescherebbe una battaglia parlamentare da cui l’ex sindaco di Firenze non ne uscirebbe vivo.

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Renato Brunetta (lamescolanza.com)

AVANTI TUTTA - Anche l’ex ministro per le Riforme costituzionali ed attuale coordinatore di Ncd Gaetano Quagliariello, in un’intervista al quotidiano L’Unità, ha già espresso il suo sostegno all’azione del Governo indipendentemente da quello che farà Berlusconi: «Noi non tifiamo per la rottura del patto. E comunque siamo in ogni caso perché si vada avanti. La serietà non può venire meno: la Costituzione non è un mito intangibile ma è la carta fondamentale. Va trattata con rispetto».

O COSÌ O NIENTE - Di tutt’altro avviso è capogruppo alla camera di Forza Italia, Renato Brunetta che, dalle pagine del Corriere della Sera, fa sapere che «Denis Verdini sta provando a salvare il salvabile, ma la maggioranza di noi, compreso Silvio, pensa che dobbiamo difenderci dal premier». L’ex ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha posto due condizioni per il voto delle riforme: «La prima è che la legge elettorale venga approvata in via definitiva prima di Pasqua. La seconda è che si ritorni alla bozza di cui Renzi aveva discusso con Berlusconi al Nazareno. Altrimenti…». Inaspettatamente, ha anche dato parzialmente ragione ad alcuni firmatari dell’appello di Libertà e Giustizia: «La riforma costituzionale di Renzi è scritta con i piedi», «Sono d’accordo con Rodotà e Zagrebelsky. Vogliamo il rispetto dei patti».

DOVE VAI SE SILVIO NON CE L’HAI - Infine, durante le prime ore del mattino la deputata di Forza Italia Laura Ravetto ha detto, durante la trasmissione Agorà (Rai3) che «Renzi senza Forza Italia non riuscirà a fare le riforme, perché a differenza di quello che dichiara il ministro Boschi senza Forza Italia addirittura neanche la legge elettorale sarebbe stata approvata in prima lettura».

Giacomo Cangi

foto: tg24.sky.it; lamescolanza.com

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