Riforma sanitaria, la speranza di 46 milioni di americani

Passa il progetto di legge che dovrebbe garantire a milioni di americani le cure mediche. Ora tocca al Senato
di Valentina Gravina
Washington – Sarà stato un sabato sera indimenticabile per Barak Obama. La riforma sanitaria, fortemente voluta dal presidente americano, ha infatti superato il primo scoglio della Camera indenne. Dopo 12 ore di dibattito, con 220 voti favorevoli e 215 contrari, i democratici hanno dato un grande segnale di speranza a quei 46 milioni di americani privi di assicurazione medica.
La copertura sarà di 1.200 miliardi di dollari e punta, oltre a vietare alcune pratiche discutibili delle compagnie assicuratrici (come negare la copertura sulla base di malattie pregresse), a una riduzione generalizzata dei costi sanitari a livello nazionale. Il testo prevede una «public option», un’opzione pubblica, per regolare il mercato e assicurare le cure, ma anche l’obbligo da parte dei datori di lavoro di assicurare i loro dipendenti e il divieto di aumentare il prezzo delle polizze a quelle persone più anziane.
Il fallimento del Sistema Sanitario Americano nel fornire una cura medica decente agli americani era ormai chiaro a tutti.  Circa 45 mila morti l’anno negli Stati Uniti sono dovuti, secondo uno studio dell’Università di Harvard, pubblicato a settembre dall’American Journal of Public Health, alla mancanza di assicurazione sanitaria. Ma dichiarare “guerra” alle compagnie assicurative non era certo un passo semplice, ecco perché Obama ha definito “storico” il voto di ieri notte, fiducioso anche che il testo in Senato non subirà scossoni per essere promulgato “entro la fine dell’anno”.
Ma come funziona il sistema sanitario americano? Si chiama Health and Maintenance Organizations” (HMO), o Cure Mediche Organizzate, e prevede due diverse strutture: il Medicaid, organizzazione che offre cure ai poveri e il Medicare, che si rivolge invece agli anziani.
Medicaid è un programma amministrato dai singoli stati, non dal governo federale, dunque i criteri di reddito per accedere al servizio d’assistenza è diverso da zona a zona. Per essere ammessi nel programma Medicaid occorre dunque rientrare in particolari categorie di reddito, età, situazione familiare o avere elevate spese mediche. Non assicura dunque trattamenti a tutte le persone povere (eccetto le cure d’emergenza). Inoltre il percorso per ottenere il Medicaid passa attraverso le politiche del lavoro. Il paradosso è che spesso, chi trova lavoro, firma contratti temporanei che non prevedono l’assicurazione. La classe media, che guadagna poco ma non è così povera da usufruire del Medicaid, è quella più penalizzata e le costose cure sanitarie rappresentano un grave problema economico.
Medicare è invece amministrato dal governo degli Stati Uniti e riguarda le persone dai 65 anni in su o anche sotto tale limite d’età ma che soffrono di particolari disturbi e malattie (in genere molte persone con disturbi cronici costrette a frequenti ricoveri). Medicare prevede un’Assicurazione Ospedaliera per le spese di ricovero negli ospedali o negli ospizi e un’Assicurazione Medica che copre, pagando un percentuale mensile fissa, altre spese (come le cure a domicilio o alcuni farmaci).
Dunque finora si può parlare di un “non sistema”, non solo perché il modello non corrisponde a nessuno di quelli sperimentati nell’ultimo secolo nei paesi industrializzati, ma perché non ha garantito le cure di base ad una parte troppo cospicua della popolazione. Secondo il rapporto “Health Data 2006″ redatto dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici), gli Stati Uniti sono tra i paesi industrializzati quello con costi pro capite più elevati per le cure sanitarie. Ma come abbiamo visto il fatto che gli americani spendano di più a persona non significa anche che godono di una copertura migliore.

Passa alla Camera il progetto di legge che garantisce cure sanitarie a chi non è in possesso di assicurazione medica. Ora tocca al Senato

di Valentina Gravina

962546_medical_careWashington – Sarà stato un sabato sera indimenticabile per Barack Obama. La riforma sanitaria, fortemente voluta dal presidente americano, ha infatti superato indenne il primo scoglio della Camera. Dopo 12 ore di dibattito, con 220 voti favorevoli e 215 contrari, i democratici hanno dato un grande segnale di speranza a quei 46 milioni di americani privi di assicurazione medica.

La copertura sarà di 1.200 miliardi di dollari e punta, oltre a vietare alcune pratiche discutibili delle compagnie assicuratrici (come negare la copertura sulla base di malattie pregresse), a una riduzione generalizzata dei costi sanitari a livello nazionale. Il testo prevede una «public option», un’opzione pubblica, per regolare il mercato e assicurare le cure, ma anche l’obbligo da parte dei datori di lavoro di garantire l’assistenza ai loro dipendenti e il divieto di aumentare il prezzo delle polizze a quelle persone più anziane.

Il fallimento del Sistema Sanitario Americano, nel fornire una cura medica decente ai cittadini, era ormai chiaro a tutti.  Circa 45 mila morti l’anno negli Stati Uniti sono dovuti, secondo uno studio dell’Università di Harvard, pubblicato a settembre dall’American Journal of Public Health, alla mancanza di assicurazione sanitaria. Ma dichiarare “guerra” alle compagnie assicurative non era certo un passo semplice, ecco perché Obama ha definito “storico” il voto di ieri notte, fiducioso anche che il testo in Senato non subirà scossoni per essere promulgato “entro la fine dell’anno”.

Ma come funziona il sistema sanitario americano? Si chiama Health and Maintenance Organizations (HMO), o Cure Mediche Organizzate, e prevede due diverse strutture: il Medicaid, organizzazione che offre cure ai poveri, e il Medicare, che si rivolge invece agli anziani.

Medicaid è un programma amministrato dai singoli stati, non dal governo federale, dunque i criteri di reddito per accedere al servizio d’assistenza è diverso da zona a zona. Per essere ammessi nel programma Medicaid occorre dunque rientrare in particolari categorie di reddito, età, situazione familiare o avere elevate spese mediche. Non assicura dunque trattamenti a tutte le persone povere (eccetto le cure d’emergenza). Inoltre il percorso per ottenere il Medicaid passa attraverso le politiche del lavoro. Il paradosso è che spesso, chi trova un’occupazione, firma contratti temporanei che non prevedono l’assicurazione. La classe media, che guadagna poco ma non è così povera da usufruire del Medicaid, è quella più penalizzata e le costose cure sanitarie rappresentano un grave problema economico.

980199___pills__Medicare è invece amministrato dal governo degli Stati Uniti e riguarda le persone dai 65 anni in su o anche sotto tale limite d’età ma che soffrono di particolari malattie (in genere molte persone con disturbi cronici costrette a frequenti ricoveri). Medicare prevede un’Assicurazione Ospedaliera per le spese di ricovero negli ospedali o negli ospizi e un’Assicurazione Medica che copre, pagando un percentuale mensile fissa, altre spese (come le cure a domicilio o alcuni farmaci).

Dunque finora si può parlare di un “non sistema”, non solo perché il modello non corrisponde a nessuno di quelli sperimentati nell’ultimo secolo nei paesi industrializzati, ma perché non ha garantito le cure di base ad una parte troppo cospicua della popolazione. Secondo il rapporto “OECD Health Data 2009” redatto dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici), gli Stati Uniti sono, tra i paesi industrializzati, quello con costi pro capite più elevati per le cure sanitarie.

Ma, come abbiamo visto, il fatto che gli americani spendano di più a persona non significa che godono di una copertura migliore.

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