Riforma della Serie A, una grossa scopiazzata che non risolve niente

Norme prese da altri ordinamenti e che non affrontano i veri problemi del nostro calcio. La riforma della Serie A proprio non convince

Serie ACon toni trionfalistici, il Consiglio Federale ha annunciato il pacchetto di norme con il quale si punterà a cambiare definitivamente il calcio italiano. Modifiche che influiranno sulla Serie A, con l’obiettivo di rilanciare il calcio nostrano dalla palude in cui si è fossilizzato ormai da qualche anno. A ben vedere però, le misure approvate sono norme scopiazzate di sana pianta da altri campionati, e non il frutto di un ragionamento figlio del contesto. In secondo luogo, siamo sicuri che siano le norme adatte a risolvere i problemi del nostro calcio?

COME NELLE COPPE EUROPEE - Uno dei punti principali affrontati dalla riforma riguarda la composizione delle rose, che dovranno essere composte da un massimo di venticinque giocatori, di cui quattro cresciuti in Italia e altrettanti provenienti dal vivaio del club in cui sono tesserati. Una norma presa per intero dal regolamento previsto dall’Uefa per l’iscrizione alle Coppe europee, ma che fondamentalmente non affronta le questioni in ballo. Se l’obiettivo è dare più spazio ai giovani delle Primavere, allora bisognava andare ad influire sul calcio giovanile, adottando misure per aumentarne la qualità.  Se si vuole veder sbocciare nuovi talenti, bisogna avere il coraggio di investirci, non limitarsi a lasciare degli ‘slot’.

LOTTA ALLA TRATTA DEI CALCIATORI? –  Per quanto riguarda i calciatori extra-comunitari invece, la norma introdotta è stata interamente scopiazzata da quella vigente nella Federazione inglese. Pur rimanendo invariato il limite di due acquisti l’anno, la regola prevede che almeno uno dei due stranieri debba essere stato convocato almeno due volte nell’ultimo anno in Nazionale, con la possibilità che le convocazioni sufficienti possano esser cinque, se l’arco temporale considerato abbraccia gli ultimi tre anni. Una norma quest’ultima che, nelle intenzioni del Consiglio Federale, servirà a combattere la c.d. ‘tratta degli extracomunitari’, quel fenomeno che riduce i calciatori stranieri a pura merce , sballottandoli da una parte all’altra del globo per la gioia dei procuratori. Ma è veramente lo strumento necessario?

HOLDING E FINANZA – Probabilmente no, perché, come scritto da Pippo Russo in ‘Gol di rapina, il lato oscuro del calcio globale’, la mercificazione dei calciatori, anche in Serie A, negli ultimi anni si è amplificata con l’entrata nel mondo del calcio da parte di holding e fondi d’investimento, che sfruttano e influenzano il mercato calcistico, non solo quello che coinvolge gli extracomunitari,  per un tornaconto personale. Considerato il potere di questi nuovi attori, è ipotizzabile già da ora che non avranno problemi, ammesso che non siano già in grado di farlo, a spingere per la convocazione di questo o quel giocatore, in modo da far ripartire la giostra.

GLI INTOCCABILI – Un tema questo che chi ha preso le decisioni si è guardato bene dall’affrontare, preferendo introdurre una serie di norme scopiazzate qua e là, che puntano più a dare l’immagine di un calcio diverso che a lottare per modificarlo davvero. Cambiare tutto affinché nulla cambi, benvenuti in Serie A, gioiosa provincia di quel magnifico Paese chiamato Italia.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: worldsoccertalk.com

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