Riforma del Senato: ricomincia l’inutile dibattito estivo

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Di cosa si occupano i parlamentari italiani mentre l’economia fatica a ripartire e i tagliagole dell’Isis, che appena qualche giorno fa hanno decapitato in Siria due donne accusate di stregoneria, si trovano a pochi chilometri dalle nostre coste? Della riforma del Senato. Nei prossimi giorni la riforma, infatti, verrà incardinato a Palazzo Madama e venticinque senatori del Partito Democratico hanno redatto un documento in cui si chiede che il nuovo Senato sia elettivo, diversamente da quanto previsto dal ddl Boschi. Un argomento che può essere considerato prioritario nel dibattito politico solo da qualche addetto ai lavori, ma non certo dai cittadini italiani che quando si alzano la mattina presto per andare a lavorare hanno preoccupazioni decisamente diverse dal Senato elettivo.

Anche se gli inquilini di Palazzo Montecitorio e del Senato non lo ammetteranno mai, queste riforme istituzionali servono soltanto per trovare ai politici di professione un nuovo modo per conservare una poltrona. Non si tratta di un’affermazione populista ma semplicemente di una constatazione dei fatti. Perché i provvedimenti da prendere se si volessero veramente rendere le istituzioni più efficienti e meno avvezze alla corruzione, cosa di cui c’è un gran bisogno, li conoscono tutti. E proprio per questo la classe dirigente italiana non li prenderà mai in considerazione perchè sarebbe come darsi la zappa sui piedi.

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Un istituto molto semplice che bisognerebbe copiare dalla Germania è quello della mozione di sfiducia costruttiva. L’articolo 67 della Costituzione tedesca stabilisce che il Bundestag, equivalente alla Camera dei Deputati italiana, può votare la sfiducia al Cancelliere unicamente se può anche eleggerne un altro a maggioranza assoluta. Se la sfiducia costruttiva venisse introdotta verrebbero limitati quei tempi morti della politica italiana che si verificano ad ogni caduta o crisi di Governo. L’esecutivo, inoltre, sarebbe molto più stabile e libero di agire come meglio crede senza bisogno, per timore che il Governo possa cadere, di trattare con i singoli parlamentari ogni volta che viene posta la questione di fiducia ed il risultato è in dubbio.

L’altro provvedimento che migliorerebbe le istituzioni italiane è il limite di mandati parlamentari. Negli Stati Uniti d’America, paese con forma di governo presidenziale, il Presidente può essere rieletto al massimo una volta. In Francia, una Repubblica semipresidenziale, è previsto il limite di due mandati presidenziali. Perché in Italia, Repubblica parlamentare, non si stabilisce che chi siede in Parlamento può servire il suo paese al massimo per due legislature? L’approccio con cui i politici farebbero il proprio lavoro sarebbe decisamente diverso. Se un soggetto con una morale non proprio impeccabile entra in Parlamento e sa che in teoria potrebbe restarci per tutta la vita, allora farà di tutto per essere rieletto e mantenere i propri privilegi. Ad esempio, questo soggetto potrebbe cambiare gruppo parlamentare in cambio di una candidatura sicura.

Forse questi due semplici provvedimenti verranno approvati il giorno in cui chi fa politica non penserà più unicamente a come rimanere nelle aule che contano ma a come rendere fieri i suoi datori di lavoro, cioè i cittadini. Ma sarà comunque troppo tardi.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: tgvaldarno.net

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