Riforma del Senato e Titolo V: tutto quello che c’è da sapere

riforma del Senato

Matteo Renzi (formiche.net)

Il Consiglio dei ministri convocato per le ore 15 si oggi discuterà e approverà il provvedimento probabilmente più atteso del Governo Renzi: il disegno di legge costituzionale sulla riforma del Senato e sulla modifica del Titolo V della Costituzione. Degli stessi temi si era occupata la direzione del Partito Democratico di venerdì scorso la quale si era conclusa con l’approvazione della relazione del segretario con 93 voti favorevoli, 12 contrari e 8 astenuti.

COSA CAMBIA A PALAZZO MADAMA - Ma cosa prevede la riforma del Senato? L’aula di Palazzo Madama, così come le province, non verrà abolita. Gli verranno semplicemente cambiate le competenze e la composizione. Ad oggi, il Senato ha le stesse identiche funzioni della Camera dei deputati. Se la riforma costituzionale fortemente voluta dal Governo Renzi verrà approvata, l’Italia saluterà per sempre il bicameralismo perfetto a vantaggio del bicameralismo imperfetto. Solo la Camera alta, cioè la Camera dei deputati, sarà chiamata a votare la fiducia all’esecutivo. Il Senato non sarà più elettivo (da quello che si è appreso fino ad ora, ci andranno i rappresentati delle regioni e dei comuni) e non dovrà più votare la fiducia al Governo di turno. Le due camere saranno paritetiche, se verrà confermato quanto detto in precedenza, soltanto in materia di revisione costituzionale, legge di stabilità ed elezione del Presidente della Repubblica. I senatori, inoltre, non riceveranno più l’indennità.

REGIONI E STATO - Ma non c’è solo la riforma del Senato. Anche il titolo V della Costituzione verrà modificato. Questa parte del testo costituzionale è quella che si occupa delle regioni, delle province e dei comuni. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha detto più volte che intende accentrare le competenze in particolare in materia di energia, scuola e turismo. Non è la prima volta che il titolo V viene modificato rispetto all’originale. Il 7 ottobre 2001 si svolse il primo referendum costituzionale della storia della Repubblica che aveva come oggetto proprio la modifica del titolo V. Ebbe un esito favorevole visto che i favorevoli furono il 64%. Solamente il 33,9% degli aventi diritto, però, si recò alle urne.

riforma del Senato

Stefano Rodotà (nanopress.it)

IL PERCORSO DELLA RIFORMA - E adesso? Quanto bisogna aspettare prima che la riforma del Senato e del titolo V diventino realtà? Come prevede l’articolo 138 del testo costituzionale, le leggi di revisione della Costituzione sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Se la riforma non verrà approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti, potrà essere fatta richiesta per un referendum popolare.

QUALCUNO DICE NO - Non tutti, però, sostengono questa riforma su cui Matteo Renzi si gioca tutto. In un suo appello, l’associazione Libertà e Giustizia di esprime così: «Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti) a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto». Fra i firmatari, ci sono anche Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Nando dalla Chiesa, Barbara Spinelli e Maurizio Landini. Tale appello è stato firmato anche da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Giacomo Cangi


foto: blogspot.com; formiche.net; nanopress.it

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