Riforma del lavoro: battaglia in Parlamento e scioperi in difesa dell’articolo 18

Il ministro del Welfare Elsa Fornero (mgmagazine.it)

Dopo giornate di intense trattative, la riforma del lavoro fortemente sostenuta dal governo Monti è realtà. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato, con una formula che lascia tuttavia un buon margine di intervento alle Camere, il disegno di legge contenente la tanto discussa revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La tensione intorno all’argomento, però, pare tutt’altro che placata. Così, mentre il Pd promette di dar battaglia in Aula in fase di discussione affinché il governo sia costretto a invertire la rotta sull’articolo 18, i sindacati assicurano che saranno gli stessi lavoratori a scendere in campo per salvaguardare i propri diritti.

Malgrado alle ripetute rassicurazione del ministro Elsa Fornero, che ha comunque precisato che a riguardo sono esclusi ripensamenti, si siano aggiunge quelle del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tra i sindacati continua a serpeggiare il sospetto che il governo stia indirettamente dando il là a una valanga di licenziamenti facili.

Come sempre molto dura, in particolare, la posizione di Susanna Camusso, che ha già annunciato uno sciopero di 8 ore in data da definirsi. A livello locale, molto attiva, sin dalla giornata di ieri, la Sicilia: a Palermo, è già arrivato il primo sit-in di protesta alla Fincantieri, cui hanno fatto presto eco altre città. In programma per i prossimi giorni numerose riunioni sindacali per decidere il da farsi.

I metalmeccanici della Uil hanno fatto sapere tramite il loro leader Rocco Palombella di ritenere «assolutamente inaccettabili» le modifiche in atto. Sono quindi al vaglio ritengono iniziative unitarie di Fiom e Fim al preciso scopo di  contrastare la riforma.

Mara Guarino

Foto homepage via: controlacrisi.org

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Una risposta a Riforma del lavoro: battaglia in Parlamento e scioperi in difesa dell’articolo 18

  1. avatar
    Elson 24/03/2012 a 08:45

    Castigarne uno, per educarne cento!

    Il reintegro è soprattutto giusto, quando un licenziamento per motivazioni economiche non dovesse essere tale.

    Potrei essere licenziato pretestuosamente per tanti motivi, ad esempio, perché il figlio del datore di lavoro si è laureato, mi è stato affiancato, l’ho erudito, ed io non servirei più.
    Si potrebbe trattare di un figlio, di un parente, ma anche di un favore da fare al politico di turno, all’occasione benevolo e compiacente.

    Ma c’è di più, molto di più, in questa contro-riforma dell’articolo 18: c’è il “castigarne uno, per educarne cento”!

    Approfitto per un paio di “piccole” (si fa per dire) precisazioni sull’articolo 18: forse sono arrivato a capire perché e come, Monti e Napolitano, che son seduti su una montagna di —–, composta da evasione fiscale, corruzione, abusi edilizi, leggi ad personam, depenalizzazioni, prescrizioni che vanificano processi, mafia, ‘ndrangheta, camorra, nepotismo, clientelismo, lavoro nero, lottizzazioni, giustizia che non funziona, sanità un punto peggio, e altre amenità del genere, ci hanno l’ardire di sostenere, uno, che si farebbe garante circa gli abusi sui licenziamenti, e l’altro che non ci saranno licenziamenti a valanga. Credo che possano osare tanto, i due paraventi, per una semplicissima ragione, che vado a spiegare.

    Prima, però, fissiamo un punto fermo: possibilità di licenziare per motivi economici, senza che sia previsto il reintegro, vuol dire appunto che, una volta licenziati per motivi economici, qualunque sia un eventuale esito della verifica circa la veridicità, l’attendibilità dei motivi addotti, il lavoratore NON SARÀ REINTEGRATO. Punto!

    Ciò non esclude in assoluto che il lavoratore possa difendersi poi, successivamente: ma AVVIANDO UN NUOVO PROCEDIMENTO, DISTINTO DAL PRIMO, COL QUALE ANDARE A DIMOSTRARE, LUI, IL LAVORATORE, DI ESSERE STATO LICENZIATO PER DISCRIMINAZIONE.
    Ma questo è già essere usciti da un argomento ed essere entrati in un altro.

    Quanto sopra, andava necessariamente esplicitato per arrivare a spiegare le quantomeno imbarazzanti posizioni garantiste e “rassicuratrici” di Monti e Napolitano.

    Ecco la sintesi: quando un lavoratore sa, ha la piena consapevolezza, che può perdere il posto in qualsiasi momento, ovvero che può essere licenziato in qualsiasi momento, in ragione di presunte motivazioni economiche, e che non ci sarà alcuna possibilità di reintegro, sarà così totalmente sotto ricatto, che rinuncerà sua sponte (perché costretto!), a far valere, ad affermare, a rivendicare qualsiasi suo diritto!
    Chiaro?
    È su questa certezza, che si basano le posizioni di Monti e di Napolitano!
    Non ci saranno abusi, e non ci sarà una valanga di licenziamenti, perché i lavoratori, sostanzialmente e di fatto, rinunceranno a far valere qualsiasi loro diritto!
    Non verranno licenziati, perché prima di farsi licenziare, si faranno letteralmente massacrare!
    Ed è ciò che si voleva!
    Chiaro?

    L’articolo 18, così come è stato re-impostato, fa molto di più, quindi, che permettere i licenziamenti facili con i quali il datore di lavoro si disfarebbe di quei due o tre dipendenti che gli dovessero risultare antipatici: toglie assolutamente, sostanzialmente, di fatto, tutti i diritti possibili, ed in un colpo solo, ai lavoratori!
    E non ci si illuda della difesa, sul posto di lavoro, del sindacato!
    E questo per altre due semplicissime ragioni:
    -1- come si può pensare di contare sulla difesa dei diritti del lavoratore da parte del sindacato, quando i due terzi delle sigle sindacali hanno accettato la riforma?
    -2- ove il caso, sarebbe il lavoratore stesso, il primo, a cercare di smorzare qualsiasi questione! Perché se poco poco, per far valere i propri diritti, dovesse passare per un licenziamento per presunte motivazioni economiche, a seguito del quale si ritroverà estromesso, a doversi cercare un nuovo lavoro, questo episodio equivarrà ad un marchio a fuoco, come veniva impresso ai pirati catturati, o nei campi di concentramento, che datori di lavoro disposti ad assumerlo, non ne troverà nemmeno col lanternino!
    Capito, come ci hanno sistemato per benino, Monti e Napolitano?

    Una volta sentii la storia di un ragazzo che, a suo dire, aveva lavorato dei mesi presso un datore di lavoro, e questi, al momento di liquidarlo, non gli avrebbe erogato tutto il dovuto. Il ragazzo in questione intendeva aprire una vertenza, ma, a suo dire, chi interpellato gli avrebbe più o meno risposto così: “Se fai la vertenza, su un caso come questo, la vinci di sicuro, ma tu, io ti devo avvertire, in città, non lavorerai più!”.
    Secondo questa storia, e credo che l’argomento interessi anche Di Pietro, si presumerebbe che tra i datori di lavoro ci sia come un passaparola, per cui il dipendente che dovesse essere ritenuto “uno che rompe”, ma ritenuto “uno che rompe” non con il parere di un giudice, o comunque minimamente oggettivo, venga isolato! Si decide di chiudergli tutti, a prescindere, la porta in faccia. Perché vale sempre il principio di castigarne uno, per educarne cento!
    Ed è proprio a cosa ci hanno ridotto Monti e Napolitano!
    Infatti, e non a caso, Napolitano non afferma: “Non ci sarà NESSUN licenziamento”! Ma dice che “Non ci sarà nessuna VALANGA di licenziamenti!”. Ovvero, per mettere le pastoie a tutti, per far capire a tutti chi è che comanda, qui, non ci sarà appunto nessun bisogno di licenziare tutti, una valanga: basterà licenziarne qualcuno qua e là, a titolo di esempio, dimostrativo, che poi gli altri, lo capiranno da soli, in quale posizione si devono mettere, per non subire la stessa sorte!

    Ora, se nel privato, può darsi che io venga prima assunto, e poi, dopo qualche anno di lavoro, quando si sarà laureato il figlio del datore di lavoro, o quando al datore di lavoro un politico gli chiederà il favore di assumere un altro al posto mio, verrò licenziato per motivi economici, mi chiedo cosa potrebbe accadere nel pubblico!
    Se, ad ogni rinnovo del consiglio di amministrazione della RAI, a quanto parrebbe, a scendere vengono “ripettinati” tutti quanti, e non si può ancora licenziare per “motivi economici”, quando in un ente pubblico cambierà l’amministrazione, no sarà che tutti quelli di colore diverso verranno licenziati per “motivi economici”, sostituendoli con quelli di colore “pendant”?

    Sulla questione del fare ricorso al giudice del lavoro per dimostrare di essere stati licenziati per discriminazione, nemmeno mi ci avvio!
    Salve qualcuno proprio tosto, magari sostenuto a spada tratta da un sindacato, per tutti gli altri è assolutamente difficile pensare che, abbattuti da un licenziamento, per gente con redditi medio bassi, si abbia la forza, lo spirito, le energie, il tempo, le risorse economiche, per imbarcarsi in un tentativo di rivalsa del genere.
    Dando alle aziende la possibilità di licenziare indistintamente, la si è già resa nota a sufficienza, l’aria “generale” che tira, no?

    Concludo con l’intenzione di mettere in evidenza quello che ritengo potrebbe essere un segnale indicativo circa una eventuale grettezza del nostro Presidente della Repubblica, quando afferma “Non ci saranno licenziamenti a valanga”. Resto infatti basito, e terrorizzato, al pensiero di averci un Presidente della Repubblica, “capo” della Giustizia, garante della Costituzione, che si preoccupi del numero di licenziamenti, prima che della “qualità” di questi!
    Infatti, ha affermato che di licenziamenti non ce ne sarà una valanga, ma non ha affermato che non ci saranno licenziamenti ingiustificati!
    Personalmente trovo la cosa di un’importanza assoluta!
    Personalmente trovo che licenziamenti a valanga, al limite, potrebbero anche essere auspicati, ove si trattasse di licenziamenti giusti, legittimi, ad esempio per posti ottenuti indebitamente ed impropriamente, mentre, per contro, di licenziamenti ingiustificati, personalmente non ne permetterei nemmeno uno!
    Che un Presidente della Repubblica, cercando di dare garanzie sul numero dei licenziamenti e non sulla loro qualità, si posizioni, in una scala di valori, al di sotto di dove mi posizionerei io, uomo comune e della strada, mi spinge a chiedermi: “Ma da chi sono governato?”.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews