Rifiuti di plastica che si trasformano in presepi: succede a Cattolica

rifiuti di plastica

Il presepe realizzato dagli studenti

Armati di grandi sacchi neri, 100 bambini di 4 classi di scuola primaria di Cattolica hanno raccolto sulla spiaggia oltre 30 kg di rifiuti di plastica. Non ci hanno messo tanto tempo, per la verità, perché il materiale non scarseggiava sulle rive del mare, e così non hanno fatto fatica a riempire i sacchi di bottiglie, tappi, piatti, bicchieri, frammenti di boe e reti. Il contenuto di questi loro  fardelli l’hanno utilizzato per costruire presepi. I “presepi spiaggiati”, così sono stati chiamati, sono esposti all’Acquario di Cattolica, e rientrano nell’iniziativa “Plastifiniamola”, con cui l’Acquario ha voluto lanciare una campagna contro l’uso della plastica che enormi danni provoca all’ambiente.

MARI E SPIAGGE: ENORMI DISCARICHE – Le statuine dei presepi riminesi in realtà non sono fatte solo di pezzi di plastica assemblati, perché di rifiuti, i solerti bambini, ne hanno trovato di tanti tipi sulle spiagge: la plastica non ha l’esclusiva. Hanno raccolto pneumatici, lattine, polistirolo, carte telefoniche e tanto altro, che con la fantasia dei piccoli artisti, si sono trasformati nei variopinti elementi del paesaggio natalizio.

Si è voluto rivolgere l’iniziativa proprio ai bambini, per far loro aprire gli occhi su quello che è il destino finale di tanti rifiuti che produciamo quotidianamente: i mari e le spiagge si stanno trasformando in vere discariche. Un rapporto del Programma delle nazioni Unite per l’Ambiente (PNUA), è indicativo al riguardo: la plastica, in particolare i sacchetti e le bottiglie in PET, rappresenta il rifiuto marino più diffuso al mondo. In molti mari, arriva a rappresentare fino all’80% – e anche più – dei rifiuti presenti. Soggetta a lenta decomposizione, la plastica si trasforma in frammenti più o meno grossi che possono essere facilmente ingoiati dalle specie animali marine e trasferirsi nei vari livelli della catena alimentare.

ISOLE GALLEGGIANTI FATTE DI RIFIUTI DI PLASTICA – A pensarci, quanto è effimera la vita di una busta di plastica tra le nostre mani: ci serve per poco, il più delle volte giusto il tempo per coprire il tragitto dal negozio a casa. Per contro, la sua vita in natura è spaventosamente lunga, devono passare centinaia di anni prima che la busta si decomponga. E così bottiglie, tappi, flaconi: rifiuti e rifiuti che produciamo ogni giorno senza essere smaltiti correttamente e che finiscono nei mari, fino a formare, talvolta, delle vere e proprie discariche galleggianti. Le chiamano “isole”: sì, isole, che però nulla hanno a che fare con i posti esotici che possiamo immaginare, anche se si trovano non lontano dalle Hawaii.
Al largo dell’Oceano Pacifico, non lontano proprio dall’arcipelago delle Hawaii, si trova il Pacific Trash Vortex, un’isola galleggiante (in basso, un video al riguardo). Si tratta di un immenso ammasso di plastica, che origina dall’azione a spirale della corrente del Pacifico, che interessa una superficie oceanica di 5 milioni di km2, corrispondente, grosso modo, a 16 volte la superficie dell’Italia. L’origine di questo accumulo di detriti deriva per l’80% da terra, per il 20% da navi. Difficile dire con esattezza quanto pesi l’intero ammasso, ma le stime azzardano un valore di 3,5 milioni di tonnellate. In alcune zone, la concentrazione di questi rifiuti è addirittura 7 volte più alta di quella del plancton, l’insieme, cioè, degli organismi acquatici che vivono sospesi nell’acqua, di cui si cibano balene e altre specie.

rifiuti di plastica

Una tartaruga vittima della plastica

267 SONO LE SPECIE ANIMALI VITTIME DELLA PLASTICA – Sono incalcolabili i danni che gli accumuli di plastica provocano all’ecosistema marino, con effetti diretti su tutte le specie marine. I sacchetti di plastica, in particolare, scambiati per prede abituali, provocano la morte per soffocamento dell’animale. Circa 1 milione di uccelli marini e 100 mila mammiferi marini muoiono ogni anno a causa dei rifiuti in mare: in tutto, risultano vittime della plastica 267 specie animali, tra cui anche i grossi pesci e le tartarughe. E se anche non provoca la morte dell’animale, tutta la plastica ingoiata risale lungo la catena alimentare e ce la possiamo ritrovare nel nostro piatto, con le sembianze di un trancio di tonno o di pesce spada.

Il fenomeno dell’isola galleggiante non è limitato solo al Pacifico, ma sta interessando anche l’Atlantico. Non sono esenti da questa minaccia neanche le coste più vicine a noi: uno studio realizzato da Arpa Toscana rileva che tra Italia, Spagna e Francia galleggiano circa 500 tonnellate di plastica. Inoltre, nell’estate 2010 la concentrazione più alta nel Mediterraneo era nel nord del Tirreno e al largo delle coste dell’isola d’Elba, con 892 mila frammenti di plastica per chilometro quadrato.

Per gettare luce su questa situazione, l’Acquario di Rimini sta facendo la sua parte: ha voluto “parlare” ai bambini attraverso i presepi spiaggiati, con la speranza che il messaggio si trasferisca nelle famiglie, e cominci a scuotere le coscienze degli adulti.

Valeria Nervegna

Foto da: arpa.emr.it – gaianews.it

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