Richard Yates, ‘Sotto una buona stella’: un nuovo capolavoro

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Richard Yates (foto via: evene.lefigaro.fr)

Richard Yates, «uno dei grandi scrittori meno famosi d’America». Così venne definito dall’Esquire l’autore di Revolutionary Road: un talento letterario cristallino che è rimasto troppo spesso confinato negli angoli più bui della scena letteraria statunitense, nonostante una bibliografia che non presenta alcun punto debole. Un fatto questo, testimoniato con chiarezza dalla recente pubblicazione di Sotto una buona stella, penultima opera di Richard Yates ancora inedita in Italia, che prosegue la preziosa opera di riscoperta di questo autore iniziata dalla casa editrice Minimum Fax ormai già da diversi anni.

DUE ESISTENZE FALLIMENTARI – Sotto una buona stella si inserisce perfettamente nel contesto sociale analizzato da Yates durante la sua carriera e aggiunge un nuovo masterpiece nella produzione di un autore (non ci stancheremo mai di ripeterlo) ingiustamente dimenticato per troppo tempo. La storia è una di quelle che non potevano essere uscite altro che dalla penna dell’autore nato a Yonkers. È la storia del fallimento di due esistenze, nello specifico quelle di una madre e di suo figlio. Bobby Prentice è un giovane soldato che cerca la gloria sui campi di battaglia di una Seconda Guerra Mondiale che sta volgendo al termine. Dopo un’esistenza all’ombra della madre, succube del suo egoismo e della sua incapacità di decifrare la realtà, Bobby ha l’occasione per diventare un eroe e staccarsi da quel limbo di mediocrità basso borghese nel quale sua madre lo ha sempre tenuto stretto. In realtà l’esperienza sui campi di battaglia si rivelerà infruttuosa, fatta di confusione e smarrimento, decisamente lontana dall’esperienza eroica che Bobby si era immaginato. La narrazione di Yates alterna i racconti di guerra di Bobby con le vicissitudini di sua madre Alice, raccontate con un azzeccato quanto sapiente uso del flashback. Scultrice di poco talento, Alice vive la sua esistenza cercando il successo nell’arte, in un’ostinata quanto infinita ricerca di una realizzazione personale che mai potrà concretizzarsi. Al prematuro divorzio da George, padre di Bobby, seguirà un turbine costituito da delusioni, indebitamenti, trasferimenti, fallimentari relazioni amorose e speranze deluse; a cui farà da contraltare un progressivo ricorso al conforto della bottiglia.

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La copertina di ‘Sotto una buona stella’ (foto via: amazon.it)

SPIETATO REALISMO – Due esistenze accomunate dal fallimento e dalla mediocrità di una vita fatta di grandi ambizioni che finisce invece per risultare ancor più mediocre di quella del normale borghese “standardizzato”. Yates è spaventosamente bravo nel vivido ritratto di Alice, vittima dei suoi stessi mali e al tempo stesso carnefice di suo figlio, al quale, a causa delle sue frivole aspirazioni artistiche, riserverà un’infanzia fatta di tristezza, povertà e grande infelicità. Il realismo yatesiano non si ferma però al suo habitat congeniale della bassa borghesia americana: di grande effetto anche le descrizioni dei campi di battaglia europei – retaggio dell’esperienza di guerra dello stesso Yates – dove Bobby appare come un pesce fuor d’acqua, sempre in ritardo e ai margini dell’azione, nonostante egli stesso faccia di tutto per guadagnarsi il marchio di eroe di guerra.

ECCESSO DI PESSIMISMO?Sotto una buona stella appare a tutti gli effetti uno dei (numerosi) picchi nella carriera letteraria di uno scrittore, Richard Yates, che possiede tutti i numeri del peso massimo. Di fronte a tanta maestria la domanda sorge spontanea: perché il suo nome e le sue opere sono finiti per così tanti anni nel dimenticatoio? La risposta forse è più semplice del previsto, e risiede in quella che è la caratteristica principale della sua proposta letteraria: un pessimismo inconfutabile e a tratti intollerabile, che fa a pezzi i sogni di gloria della borghesia made in USA, sottolineandone l’inettitudine e la frivolezza. Ad ogni svolta positiva nella narrazione il lettore sa già che il fallimento si nasconde paziente dietro l’angolo, perché per Yates ogni possibilità di soddisfazione e felicità è come se fosse preclusa a priori. Una filosofia che si scontra con quella del “sogno americano”, dove ogni vita può e deve essere speciale, perché gli Statu Uniti sono il paese dove i sogni di gloria e le aspirazioni personali possono essere soddisfatte se perseguite con impegno e tenacia. Una visione, quella di Richard Yates, diametralmente opposta all’immagine di una nazione apparentemente felice che tuttavia, dietro una facciata di benessere e spensieratezza nasconde problemi profondi e molto ben radicati. Yates scava quindi nella faccia nascosta dell’America, quella di una borghesia insoddisfatta e depressa, delusa, alcolizzata e fumatrice, perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. Una facciata che, agli occhi del mondo, deve rimanere ben nascosta. Qui forse sta il senso sia della caduta nel dimenticatoio delle opere di Richard Yates, sia dell’odierna riscoperta: al di là dei meriti dell’ottima trasposizione cinematografica di Revolutionary Road ad opera di Sam Mendes, i romanzi di Yates sono stati riscoperti perché, nonostante siano ambientati nei decenni centrali del’900, risultano tremendamente attuali in questi tempi di profonda crisi.

Richard Yates, Sotto una buona stella, traduzione di Andreina Lombardi Bom, Roma, Minimum Fax, 2014, pp. 411, € 14,50.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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