Reunion Litfiba: ritorno alla ribalta della più importante rock band italiana

Con l’annuncio del rientro di Piero Pelù, scattano le attese frenetiche per il minitour primaverile

di Stefano Gallone

Circolava come notizia fasulla già da qualche anno ma, ormai, ha tutto il gradevole sapore dell’ufficialità: i Litfiba, per ora nella persona di Piero Pelù e Ghigo Renzulli, sono tornati insieme. Saranno contenti Elio e le storie tese (epocale la loro “Litfiba tornate insieme”). Avranno già il sangue agli occhi tutti i fan di vecchia data, tutte quelle anime candide che, nel lontano 1995, assistevano al tellurico Spirito Tour. E brilleranno di gioia gli occhi di tutti coloro che, per ragioni di età, burocratiche o economiche, non sono mai riusciti a godere dei loro eterni ruggiti da palcoscenico.

Meno esaltati, forse, saranno i palati raffinati di chi ha divorziato con la band alla fine degli anni ’80, al momento, cioè, del decisivo passaggio di genere da pura wave (Litfiba e Diaframma furono innovativi, in questo senso, a livello nazionale) a rock viscerale. Fatto sta che la cosa è sulla bocca sorridente di tutti e non si fa altro che attendere il momento.

Attendere, cioè, le scarse ma fatidiche quattro date primaverili, tutte in aprile: Milano (Forum Assago) il 13, Firenze (Mandela Forum) il 16, Roma (Palalottomatica) il 19 e Acireale (Palasport) il 21. Non è stato ancora comunicato il corpo della formazione al completo e non c’è l’intenzione di una eventuale pubblicazione discografica, ma le speranze sono ben vive nel rivedere compatto il quintetto delle meraviglie che tanto fece vibrare le pareti dei palazzetti. Antonio Aiazzi tornò dietro le tastiere già nel tour di Insidia, il secondo lavoro con Gianluigi “Cabo” Cavallo alla voce, e l’istrionico Roberto Terzani aveva fatto rientro nel momento della nuova ricostruzione della band con l’abbandono di Cabo e l’avvicinamento di Filippo Margheri al microfono, scelta fallimentare dal punto di vista dei risultati, con scarso avvicinamento di pubblico ed esaurite possibilità discografiche (un solo ep all’attivo con l’ultima formazione).

Ma ciò che più risalta all’occhio dell’anima, in questi ultimi dieci anni, è l’incapacità, da parte di Renzulli, mago della sei corde, di cedere il passo alla pensione, con uno stomaco sempre più affamato di riff e accordi, con un cuore sempre più intriso di energia e contatto fisico con la vibrazione sonica.

Certo, il contesto generale sa anche un po’ di salvezza economica ed individuale da parte di entrambi i fondatori della band fiorentina, ma l’idea di rivedere il Pelù dei bei tempi gironzolare scimmiescamente sul legno del palcoscenico la dice lunga sulla frenesia che governa l’attesa. C’è chi dice che “La stanza dell’oro” intonata da Pelù verrebbe fuori come una “Sign of the cross” interpretata da Bruce Dickinson.

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