Responsabilità sociale di impresa: le aziende oltre la crisi

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Nonostante la crisi che in questo momento sta investendo l’Italia, sono moltissime le imprese che decidono di investire in politiche di CRS (corporate social responsibility). A sostenerlo è il V° Rapporto sull’Impegno sociale delle aziende in Italia, presentato a Roma e realizzato da Swg per l’Osservatorio Socialis, con il sostegno di Dompé, Novartis e Pfizer e la partecipazione di Lega del Filo d’Oro e Cipsi. I dati che escono fuori sono molto positivi e rappresentano uno scenario dove la responsabilità sociale delle imprese, l’impegno umanitario, la salvaguardia dell’arte e dell’ambiente, il finanziamento alla ricerca scientifica, la tutela dei dipendenti e del territorio sembrano essere comportamenti entrati a far parte delle leve strategiche per uno sviluppo duraturo dell’impresa.

Sta diventando quindi un modus vivendi e una forma mentis aziendale che non vuole guardare solo al profitto, quello immediato, ma ad un benessere che va oltre l’impresa stessa. I motivi alla base di tutto ciò provengono sia da ragioni di carattere culturale ed etico, sia per raggiungere obiettivi più concreti come qualificare l’immagine dell’impresa stessa.

Ecco i numeri concreti del rapporto: oltre un miliardo e cinquanta milioni di euro. Questa la cifra delle imprese investita in CRS, un aumento di 100 milioni di euro rispetto al 2009. Anche se rispetto al 2009 il numero delle imprese con più di 100 dipendenti che puntano su azioni di responsabilità sociale è lievemente diminuito (69% contro il 67%), la cifra globale degli investimenti è invece aumentata con una richiesta al governo: nuovi incentivi, sgravi fiscali e maggiori riconoscimenti. Ed è proprio questo l’unico neo negativo che traspare dal rapporto. Gli aspetti che bloccano questa politica imprenditoriale sono, infatti, la mancanza di ritorni immediati (37%); in secondo luogo la cultura manageriale (25%) e, infine, il più importante, la mancanza di incentivi di mercato (25%). Secondo il rapporto le imprese che maggiormente sono più attente a questa politica aziendale sono quelle con grossi fatturati, di oltre 100 milioni di euro, e che, proprio per la grande disponibilità economica, si possono permettere questo genere di interventi. Queste imprese si trovano maggiormente nel Nord Ovest e nella zona meridionale/insulare. Per quanto riguarda l’importo dei finanziamenti, nel 2011 sono stati investiti in media 210 mila euro contro i 161 mila del 2009 e le prospettive per il futuro sembrano essere molto rosee: per il 2012 il budget destinato, se confermato, punterà verso i 224 mila euro, proseguendo questo trend di crescita.

Per quel che concerne le singole iniziative, le aziende hanno un occhio di riguardo maggiore per le attività di carattere umanitario, ma anche e soprattutto cresce l’attenzione per i propri dipendenti, per il miglioramento delle loro condizioni lavorative. Questo si sviluppa su due direttrici: uno, legato più al territorio, si pone l’obiettivo di creare un ambiente sociale e istituzionale positivo; l’altro punta maggiormente al welfare aziendale. Tutto questo è incrementato dal fatto che il riconoscimento della funzione della CRS viene visto come strumento per aumentare il legame interno all’azienda. In che modo? Il 73% delle imprese attua attività di comunicazioni interne per trasmettere e condividere le azioni di responsabilità sociale realizzate e che si intendono realizzare. Condivisione che, come detta, incrementa il legame tra azienda e dipendenti. L’intranet aziendale (per il 23%) è lo strumento più utilizzato. Segue la documentazione del bilancio sociale, le pubblicazioni autoprodotte e incontri periodici interni o inviti alla partecipazione alle iniziative stesse.

responsabilità sociale d'impresa
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Per quanto riguarda la comunicazione esterna lo strumento più in voga è ovviamente internet, in modo particolare attraverso il sito aziendale (30%) e i social network (13%). Dai dati, inoltre, emerge che le aziende attuano politiche di CRS attraverso azioni che si possono definire “passive”: oltre 1/3 del campione infatti si limita a fare delle erogazioni economiche e/o materiali non investendo nell’operatività dell’impresa. I dati, quindi, confermano questo trend positivo della responsabilità sociale e dello sviluppo sostenibile. Gli investimenti da parte delle imprese crescono, ma questo non basta. C’è ancora bisogno di un aiuto maggiore da parte delle istituzioni che devono incentivare questa cultura sostenendola a tutti i livelli.

 

Stefania Galli

Foto || liltbiella.it; sostenibileeresponsabile.wordpress.com

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