All’Osteria da Benito: Nicola Delfino vs la commedia all’italiana

osteria da benito

L’ingresso dell’Osteria Da Benito in via dei Falegnami 12/14(dalla pagina ufficiale Facebook dell’Osteria Da Benito al ghetto)

Roma – Un evento imperdibile si è vivacemente svolto la sera dello scorso 29 giugno nel cuore dell’antico ghetto di Roma, a pochi passi dall’etera Torre Argentina.

IL CINEMA ALL’OSTERIA DA BENITO - Nella storica Osteria Da Benito, attiva dal 1967 e da qualche anno gestita dalle sapienti mani dello chef Nicola Delfino, il cinema nazionale si è legato sensibilmente alla buona cucina, creando un connubio vincente fra sapori, simboli e immagini dell’Italia di un tempo capace di ammaliare cinefili e forchette raffinate.

LA COMMEDIA ALL’ITALIANA VS I PIATTI DI DELFINO – L’incontro, battezzato come ‘Nicola Delfino vs la commedia all’italiana’, è stato magistralmente diretto dal giornalista, docente, critico cinematografico ed enogastronomico Marco Lombardi e ha dato vita a un entusiasmante gioco di simbolismi in cui i piatti cardine dell’arte culinaria dello chef si sono uniti a talune perle cinematografiche della commedia all’italiana degli anni Sessanta e Settanta.

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Lo chef Nicola Delfino (dalla pagina ufficiale Facebook dell’Osteria Da Benito al ghetto)

TRADIZIONE E INNOVAZIONE – L’Osteria Da Benito, sita in via dei Falegnami 12/14, nasce nel lontano 1967 ma la sua indole romantica perdura con la cucina di Nicola Delfino, fatta di tradizione ma anche di camaleontica sperimentazione, che intreccia con eleganza il retaggio romanesco con fresche idee, sempre garantendo un’indiscutibile qualità delle materie prime.

LA CINEGUSTOLOGIA DI LOMBARDI - Marco Lombardi ha offerto al pubblico presente nella suggestiva Osteria Da Benito un assaggio della sua celebre ‘cinegustologia‘, un’originale disciplina che indaga sulle associazioni sinestetiche fra i complessi lineamenti del mondo cinematografico e i significati insiti nei sapori della cucina, uno strumento dalle potenzialità infinite sempre aperto a nuove impressioni che ha catapultato la location, per qualche ora, nelle pellicole dei grandi Mario Monicelli, Dino Risi e Luigi Zampa.

ASSAGGI E RIFLESSIONI - Nel corso dell’evento  la visione di alcune scene dei cult cinematografici della commedia all’italiana si è alternata all’assaggio di cinque superbe creazioni dello chef Nicola Delfino con la supervisione di Marco Lombardi che applicava, di volta in volta, il suo metodo ‘cinegustologico’ sulle suggestioni visive, olfattive e gustative proposte.

UNO CHEF DOLCE E AMARO - Per il critico la cucina di Nicola Delfino, tradizionale e sorprendentemente dinamica nel contempo, racchiude in sé quell’aura dolce e leggiadra, intrisa però di note spigolose, tipica della commedia all’italiana. Partendo da questa riflessione  Lombardi ha selezionato per l’incontro dei titoli significativi per dimostrare una possibile associazione fra i piatti dell’Osteria e quello specifico universo cinematografico, rendendo sempre partecipe la soggettività dei presenti, invitati a commentare i vari accostamenti e a proporne dei propri.

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Il giornalista e critico cinematografico ed enogastronomico Marco Lombardi ((dalla pagina ufficiale Facebook dell’Osteria Da Benito al ghetto)

I CINQUE PIATTI E LE PROPOSTE FILMICHE - Fra luci soffuse e aria d’estate arriva quindi la ‘pappa al pomodoro’, una quenelle morbida di mollica di pane e pomodoro dove  l’olio si lega armoniosamente con il basilico, principe discreto ma conturbante della portata. Gli elementi primari, trasformati dallo chef in una nuova entità, hanno rievocato i personaggi ‘liquefatti’, stravolti, dell’Armata Brancaleone,  film del 1966 di Mario Monicelli ambientato nel medioevo italico.

 A seguire la ‘catalana di baccalà’, costruita su argute contrapposizioni di consistenza e sapori dove la cipolla di Tropea fronteggia il merluzzo, per la quale il critico ha suggerito la visione di due pellicole con Alberto Sordi: Il vigile del 1960 e Il medico della mutua del 1968, entrambi diretti da Luigi Zampa. La nota acida e dura sprigionata dal baccalà alla fine della sua degustazione ricordava la lieve amarezza racchiusa nella inimitabile comicità di Alberto Sordi.

Il primo piatto non delude certo le aspettative: un risotto ai pomodorini gialli e provolone piccante incastonato fra soavità e verve irriverente viene accostato alla trama di Amici miei del 1975 di Monicelli, dove la ‘supercazzola’ finale ricalca il volto stuzzicante e audace della portata.

Il secondo lancia poi le carte migliori dello chef. Uno stinchetto di maialino cotto -come da tradizione in casa Delfino – per trentasei ore siede su un letto di patate e viene incoronato da una esile ma conturbante julienne di cipolla. La sua morbida eleganza si scontra con il gusto spinto di una senape infiammata: l’asprezza finale dopo il percorso lento e amorevole si allaccia alle avventure di Massimo Troisi nelle vesti di Gaetano, protagonista dello storico Ricomincio da tre del 1981.

L’epilogo del lungo tragitto cinegustologico si conclude con un piatto forte dello chef che, per sua natura, riesce a calzare perfettamente il dualismo fra dolcezza e amarezza insito nella commedia all’italiana. La crema del tiramisù di Delfino, con la sua soffice amabilità, tampona l’acre savoiardo al caffè alla base sconvolgendo le premesse delle papille gustative, proprio come l’ilarità e l’ostentazione di ricchezza evocate da Il sorpasso del 1962 di Dino Risi si sfumano scontrandosi sul catastrofico incidente automobilistico finale.

NUOVI INCONTRI – L’Osteria Da Benito e la commedia all’italiana si sposano quindi con superba armonia e la cinegustologia di Marco Lombardi è riuscita a estrapolare i caratteri più efficienti della loro unione.

Un evento da rivivere e che si ripeterà prossimamente con l’intervento del critico vesti attraverso gli incontri di ‘ceneforum’, sempre dedicati al felice dialogo fra cucina e cinema.

Se il cinema è una delle forme d’arte più stratificate e suggestive, la cucina di qualità si pone come sua valida concorrente e l’Osteria Da Benito riassume questo assioma con piatti essenziali e ipnotici, ricchi di poesia e audacia.

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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