Rep. Centrafricana: l’esperimento dell’Occidente in un’arena di sangue

Il mondo osserva con interesse la guerra civile in Repubblica Centrafricana dopo l'invio delle truppe francesi. Sullo sfondo, migliaia di morti

repubblica centrafricana

Morti nella Repubblica Centrafricana

L’Africa, in questi giorni, argomento d’attualità non solo per la morte di Nelson Mandela. Nella Repubblica Centrafricana infatti, stanno accadendo ormai da circa nove mesi – precisamente dal 24 marzo scorso – episodi di violenza inaudita che hanno destabilizzato in maniera netta il Paese portando alla morte di migliaia di esseri umani. Questo, dopo la caduta del regime del presidente Francois Bozizè, il 24 marzo appunto, per mano delle forze armate in collaborazione con il gruppo politico avversario dei Seleka, capeggiato da Michel Djotodia.

IL  COLPO DI STATO – Le motivazioni dietro la rivolta e la presa del potere ai danni di Bozizè sono principalmente di natura sociopolitica, senza dimenticare il comunque importante elemento religioso – i ribelli sono principalmente di fede islamica rispetto a una vasta parte di popolazione cristiana. Una parte del popolo centrafricano, quelli della regione del nord est, è stato infatti emarginato politicamente dal governo centrale. La povertà e il sottosviluppo che si è venuto a creare in quelle zone ha esasperato una parte della popolazione che rivendicava gli accordi di pace del 2007 firmati col presidente Bozizè che avrebbero dovuto garantire attenzione per la gente e prosperità per quelle aree. Il cambio di potere ha portato alla devastazione dell’intero Paese: Djotodia non è riuscito a gestire la rivolta dei suoi sostenitori, i quali hanno scatenato la totale distruzione delle Repubblica Centrafricana, tuttora in corso. La mediazione si è rivelata inutile e lo scontro è aumentato in maniera esponenziale causando migliaia di morti.

UN PAESE DEVASTATO – A farla da padrone è il caos. Una vera e propria presa della città, la capitale Bangui, da parte dei Seleka, ha dato il via alle stragi di militari e civili. Dopo la presa del palazzo presidenziale con conseguente fuga da parte dell’ex presidente Bozizè in Congo, la marea di ferocia si è ampliata in tutto il Paese. La Repubblica Centrafricana è entrata in una spirale di violenza disumana nella quale attività commerciali, la maggior parte delle quali gestite da occidentali, chiese, abitazioni di privati cittadini, sono state prese d’assalto, determinando un dato sconcertante: sono quasi mezzo milione gli sfollati senza alcuna assistenza e abbandonati a loro stessi. Le svariate richieste negli ultimi tempi da parte dei Paesi confinanti come il Sudan, nei confronti del neopresidente Djotodia, di gestire e far scemare l’escalation di violenza, non hanno ottenuto risposta. Centinaia di morti al giorno, Bangui teatro degli orrori della guerra civile, il messaggio di Amnesty International di pochi giorni fa – da parte di Salil Shetty, segretario generale – che avverte sul pericolo per la vita di altre centinaia di migliaia di persone.

L’INTERVENTO DELLA FRANCIA – Il consiglio di sicurezza dell’Onu ha così deciso di approvare l’intervento nel Paese da parte delle truppe francesi e dell’Unione africana che sono state accolte al loro arrivo, pochi giorni fa, dalla folla festante e urlante «Grazie Francia». Francois Hollande ha giustificato l’invio delle truppe con queste parole :«Non voglio individualizzare la responsabilità ma non possiamo lasciare al suo posto un presidente che non è stato capace di intervenire, che ha lasciato fare». Così la Francia, già in possesso di quella parte del territorio africano nel periodo coloniale, ha mandato circa seimila uomini nella Repubblica Centrafricana per ristabilire l’ordine. Hollande è stato chiaro e deciso nelle sue dichiarazioni, lasciando trapelare l’importanza della fine delle violenze e dei morti: «Sarà un’operazione rapida, efficace ma che dovrà superare tutte le fasi con gli africani: disarmare tutte le milizie e i gruppi armati, ritrovare la stabilità e permettere di arrivare a elezioni libere e pluraliste». Consapevoli delle parole sentite ma anche di facciata, come spesso in queste occasioni, e dei mille interessi dietro ad un intervento di questo tipo, qual’è la motivazione più profonda che ha spinto la Francia ad intervenire?

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L’arrivo delle truppe francesi

L’OBIETTIVO REALE – L’obiettivo reale da parte del Paese transalpino sembrerebbe un altro: ottenere a breve il pieno controllo dell’area. Ma, a differenza di molte altre situazione simili in cui un Paese occidentale raccoglieva vantaggi da scontri interni in zone arretrate, stavolta le regole del gioco paiono diverse. È infatti noto come il sottosuolo della Repubblica Centrafricana abbondi di ricchezze di ogni tipo, dall’oro ai diamanti, dall’uranio al petrolio e a poterne impossessarsene potrebbero essere altri Stati africani legati al conflitto. La Francia e l’Occidente intero infatti, stanno osservando la questione centrafricana con distacco, “permettendo” all’Eccas, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale, di monitorare la vicenda e poter prendere il controllo economico dell’area una volta risolto il conflitto. Un vero e proprio esperimento di natura geopolitica, con l’Occidente a monitorare le mosse di un Africa che ci si aspetta politicamente ed economicamente in crescita, cosa che arricchirebbe ancora di più gli interessi dei Paesi occidentali nelle future sinergie politico-economiche. Nel mezzo, la prospettiva di altri centinaia di migliaia di morti se il conflitto non verrà ridimensionato a breve. Nella speranza che non si perdano di vista le priorità legate alla salvezza di esseri umani indifesi, le sorti del futuro della società mondiale passano anche dalla lontana e devastata Repubblica Centrafricana.

Gian Piero Bruno

@GianFou

Foto: polisblog.it, internazionale.it, corriere.it

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