Renzi e l’anacronismo dei sindacati

Sindacati senza intesa, ma la legge delega è ancora da scrivere integralmente. La crisi dei rappresentanti dei lavoratori che rifiutano ogni riformismo

sindacati-renzi

Angeletti, Bonanni, Camusso: sindacati in affanno arroccati sul “no” a qualsiasi riforma, anche quella renziana (newnotizie.it)

Di tutta questa storia dell’ormai menzionato articolo 18 dello statuto dei lavoratori rimane la sensazione di estraneità che attraversa il pensiero dell’opinione pubblica, soprattutto quel 45% di giovani senza lavoro ai quali non pensa più nessuno. In questo senso l’anacronismo dei sindacati è di un’evidenza sconcertante.

INCOMUNICABILITÀ - Sul piano della narrazione non c’è storia: i sindacati –  soprattutto la CGIL con Susanna Camuso – inseguono non solo il governo, ma sembrano aver smarrito il senso stesso del tempo e quindi il polso del Paese. Con la differenza che al governo adesso vi sta il Pd con un segretario premier nato addirittura dopo la stesura di uno statuto dei lavoratori che davvero sembra preistoria, non più presentabile adesso. Per questo Renzi non può – magari vorrebbe – comunicare con i sindacati, e non solo lui. Viene da pensare che qualunque esecutivo non riuscirebbe a trovare un codice di comunicazione con un’entità ferma persino nel linguaggio (autunno caldo, infiniti tavoli di trattativa, scioperi esasperati, contrattazione nazionale etc) e alle rendite di posizione così arcaiche da risultare fastidiose e surreali. Solitamente si obietta dicendo che non è colpa dei sindacati se le riforme non si fanno perché essi non governano. Ma è proprio così? Niente affatto, sopratutto in casa “dem” se si considera che il Pd annovera fra i suoi esponenti figure sindacali di spicco come Cesare Damiano e  Guglielmo Epifani i quali hanno già espresso forti criticità al jobs act renziano.

A RISCHIO IRRILEVANZA - Ad ogni modo in questa vicenda ha ragione il presidente del consiglio nell’affermare non solo l’urgenza riformista delle regole sul lavoro, ma anche i principi di base della legge delega che il parlamento voterà a breve. Sempre che non si arrivi al decreto legge di immediata attuazione sul quale certamente si chiederà il voto di fiducia. È proprio questo bypassare il sindacato, questo salto della “mediazione” voluto dal premier, a fare arrabbiare le organizzazioni dei lavoratori in crisi di consenso e di credito. Da anni i sindacati si sono arrampicati a un potere di interdizione che man mano perde il suo potere, lascia il tempo che trova. Non è solo una percezione priva di argomenti, ma la si vede in un “no” a tutto ciò che accelera nuove assunzioni. Un “no” che rallenta il paese e provoca addirittura danni alla collettività.

Qualche esempio: gli scioperi dei trasporti pubblici sempre di venerdì,  il no alle aperture domenicali dei supermercati, valigia selvaggia a Fiumicino, blocco dei cancelli a Pompei. Un guaio che condanna  Cgil-Cisl-Uil  all’irrilevanza, visti come uno degli ostacoli al riformismo sano del paese. Lo sanno tutti che la questione del lavoro è un mosaico di interventi, incluse le regole di assunzione e licenziamenti. Un mosaico che non può avere pregiudiziali, come quello che vede l’imprenditore come il male pronto a licenziare senza pensare che proprio gli imprenditori hanno pagato – alcuni col suicidio – il prezzo della crisi, vittime anch’essi di una giustizia civile – così cara ai sindacati – e un’eccesso il contenzioso  che diventa esso stesso deterrente per la crescita dell’azienda e gli investimenti. Si aggiunga a questo un fisco asfissiante, una burocrazia elefantiaca e l’intera galassia di imprenditori e lavoratori  è crollata.

IL NO A PRESCINDERE - In questi mesi poi non si ricorda una parola di coraggio e di decisione da parte dei sindacati diventati impopolari, poco incisivi e che invocano – e di questi giorni – uno sciopero generale senza che sia stata scritta e offerta la legge delega nel suo insieme. Non si può negare che l’estensione della maternità per le donne del privato come nel pubblico, l’abolizione dei contratti atipici, il sussidio di disoccupazione di riformazione per coloro che perdono il lavoro, la flex security per i neo assunti siano elementi che fanno leva sulla competitività e sulla produttività che sono il vero nodo della crisi italiana. Non vedere queste proposte di riforme  - da parte dei sindacati – è un pugno alla realtà, è difesa dei padri garantiti a scapito dei figli senza tutela. In queste ore è mancata l’intesa dopo un inutile vertice di Cgil-Cisl-Uil il cui non senso è dovuto al fatto che ancora l’esecutivo deve decidere la linea e armonizzarla con le esigenze di Ncd e Scelta civica, peraltro alleati di governo. Renzi sarà anche ipertrofico e poco dialogante ma i sindacati non sono da meno: a loro si chiede di tornare sul pianeta terra e trattare costruttivamente per una soluzione e una sintesi, a meno che non vogliano rimanere marziani e crogiolarsi nel loro ottocentesco modo di fare.

Giuseppe Trapani

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews