Renzi: il vero difensore del bicameralismo perfetto è lui

bicameralismo perfetto

Matteo Renzi, da grande uomo di spettacolo quale indiscutibilmente è, non smette mai di stupire. Il Fatto Quotidiano lo accusa di voler attuare una svolta autoritaria. Che stupidaggine. I veri politici autoritari sono moralmente discutibili, ma per realizzare i loro piani devono avere una certa genialità. Il presidente del Consiglio invece è bravo a coniare nuovi slogan, a prendere i mi piace su facebook, è un pubblicitario nato. Ma per guidare la politica italiana fatta di intrallazzi ed equivoci ci vuole ben altro. Ogni giorno che passa, Renzi sembra avere le idee sempre più confuse. Se fosse uno spettacolo, sarebbe divertente, ma visto che si sta parlando dei futuri equilibri costituzionali del paese, allora la questione è un po’ più seria.

QUALI FUNZIONI? - Il segretario del Pd intende superare il bicameralismo perfetto. Bene. Anzi benissimo. Visto che se ne parla da trent’anni, era ora che un presidente del Consiglio ponesse seriamente il tema all’ordine del giorno. E come intende farlo? Sfruttando al massimo i meccanismi del bicameralismo perfetto. No, non avete letto male, è proprio così. Ricapitoliamo cosa è successo. Le richieste di voto segreto in relazione al disegno di legge sulle riforme costituzionali sono state più di novecento. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha comunicato che intende ammettere allo scrutinio segreto solamente gli emendamenti riguardanti la tutela delle minoranze linguistiche e quelli «riferiti alle funzioni delle Camere e non al procedimento legislativo». Non proprio un dettaglio da niente. Al di là del tema dell’elettività, infatti, la vera questione sul Senato è quella delle sue future competenze. Sul fatto che non dovrà votare la fiducia all’esecutivo tutti sono d’accordo, sul resto invece ogni forza politica ha una linea diversa. Cosa potrà fare il futuro Senato, ad esempio, in materia di bilancio, revisione costituzionale, diritti fondamentali? Se la risposta è niente o quasi niente, allora questo benedetto Senato, tanto vale chiuderlo definitivamente. Proposta che diversi esponenti di Forza Italia hanno fatto più volte. Ed effettivamente, se si vuole veramente semplificare, sembrerebbe la miglior cosa da fare. Se invece il Senato contasse qualcosa, allora si potrebbe pensare a un’elezione diretta e non di secondo grado dei senatori, visto che chi prende decisioni politiche importanti è bene che abbia una legittimità popolare.

bicameralismo perfetto

VIVA IL BICAMERALISMO - Ma Matteo Renzi vuole mantenere la sua linea: il Senato deve rimanere e deve essere di fatto irrilevante (irrilevante per i cittadini ma non per chi siederà a Palazzo Madama visto che, a meno di novità importanti, continueranno ad avere l’immunità). Così ha pensato bene di dire: «Potranno pure fare qualche scherzetto sul voto segreto ma poi torneremo alla Camera e lo sistemeremo». Maddai. Più logica bicameralista di questa, si muore. A dir la verità, non è la prima volta che Renzi se ne esce con una dichiarazione del genere. L’11 giugno – con 187 favorevoli, 180 contrari e 65 astenuti – fu approvato alla Camera un emendamento che introduceva la responsabilità civile diretta dei magistrati. La proposta era di Gianluca Pini della Lega nord. Anche in quel caso si votò a scrutinio segreto, ma poi si è scoperto che votarono a favore, oltre alla Lega, anche Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il Movimento 5 Stelle invece si astenne per sfidare il Partito Democratico che infatti si spaccò. Dopotutto, quando c’è il voto segreto, il Pd regala sempre enormi sorprese (per saperne di più, chiedete all’ex candidato al Quirinale Romano Prodi). L’indicazione di partito era votare contro, ma una sessantina di deputati democratici – fra cui Roberto Giachetti – votarono a favore protetti dal segreto dell’urna. Indovinate come reagì Renzi. Secondo la TMNews, ai suoi collaboratori disse che la norma sarebbe stata corretta al Senato. Fece eco al premier il deputato Ettore Rosato: il provvedimento deve «ancora passare al Senato e lì modificheremo la norma». Anche in questo caso, si sfrutta il bicameralismo perfetto. Se la riforma costituzionale della maggioranza fosse stata già legge, infatti, a quel punto la norma non sarebbe stata più modificabile.

Caro presidente del Consiglio, sarà mica che a forza di parlare male del bicameralismo perfetto, in fondo in fondo gli è cominciato a piacere?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: style.it

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