Renzi e il harakiri di Camusso e Bersani

Renzi

Da quando il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi è diventato nel febbraio scorso il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, il suo consenso è aumentato. Merito della sua bravura nel comunicare? Certo. Ma non solo. Anche i suoi avversari hanno lavorato e continuano a lavorare involontariamente in modo da farlo sembrare il nuovo salvatore della patria.

SINDACALISTI FALLITI - Lo storytelling di Renzi è chiaro: io voglio cambiare l’Italia anche se tutti quanti i conservatori cercano di fermarmi. Su Renzi la si può pensare legittimamente come la si vuole, ma che il messaggio che abbia fatto passare è questo non vi è dubbio alcuno. E il fronte degli antirenziani non ha ancora trovato il modo per mettere seriamente l’ex sindaco di Firenze in discussione. Il caso più eclantante è quello della Cgil. Il segretario generale Susanna Camusso non si è resa conto che gli anni settanta sono finiti da un pezzo e non ha capito che quello che gli italiani pensando dei sindacati. Quando si pensa ai sindacalisti, in Italia la prima cosa a cui si pensa è Luca Nervi della sitcom Camera Caffè. Cioè uno che a parole lotta per i lavoratori ma poi fa accordi sottobanco con quelli che dovrebbero essere i suoi arcinemici. E un motivo se viene in mente un personaggio del genere c’è, e cioè che i sindacalisti italiani hanno tradito la loro missione: aiutare i lavoratori. I quali, al contrario, sono stati lasciati a loro stessi.

BASTA IDEOLOGIE - Susanna Camusso si è opposta al Jobs act che venerdì scorso è stato approvato in commissione Lavoro al Senato. Ma quando si è trattato di spiegare i motivi, ha fatto un autogol pazzesco che contemporaneamente è stato un assist al Governo Renzi. Ha infatti detto che Renzi ha in mente il modello di Margaret Thatcher. In altre parole, ha fatto sapere che lei è contraria per motivi ideologici. Ma agli italiani se un provvedimento sia di destra o di sinistra non gli interessa minimamente. Gli italiani vogliono che una riforma attesa per troppo tempo venga realizzata. Punto. Soprattutto se si tratta di un tema delicato come quello del lavoro. Paradossalmente, se la Camusso avesse voluto far nascere qualche dubbio sulla bontà della riforma del lavoro di Renzi, avrebbe dovuto dire che è una buona riforma. Se a dirlo, infatti, fosse stato il sindacato che ha ostacolato l’ammodernamento dell’Italia, a quel punto gli italiani avrebbero cominciato a farsi qualche domanda.

renzi

ANTILIBERISTI A GIORNI ALTERNI - Lo stesso discorso vale per la cosiddetta minoranza del Partito Democratico che non fa riferimento a Renzi. Pier Luigi Bersani è tornato alla carica e ha parlato di «intenzioni surreali». Ora, il fatto che uno come Bersani, autore della più grande figuraccia nella storia della sinistra italiana (le elezioni del febbraio 2013) faccia la morale agli altri, dovrebbe far riflettere tutti. Bersani, inoltre, si è scordato che lui ha sostenuto senza se e senza ma il Governo guidato da Mario Monti, uno che proprio di sinistra non era. Se si hanno dei dubbi, si legga la riforma Fornero votata dal Pd guidato da Bersani. Addirittura durante la campagna elettorale disse chiaramente che avrebbe collaborato con Monti. Evidentementre l’ideologia la si tira fuori solo contro certi personaggi, come Renzi, che Bersani non riesce a digerire.

Il modo per sfidare veramente Renzi non è quello della Cgil o della minoranza del Pd. Bisognerebbe fare un compromesso al rialzo. Del tipo: ok la riforma del lavoro, però si fa subito anche il conflitto di interessi, una serie legge antitrust sulle televisioni, una legge anticorruzione come si deve e si comincia a fare una durissima lotta all’evasione fiscale. A quel punto sarebbe Renzi a passare per il conservatore se non accettasse. Evidentemente la Camusso e Bersani non ci sono ancora arrivati. E così l’unica forte opposizione fatta a Renzi rimane quello di un comico. No, non si sta parlando di Beppe Grillo, ma di Maurizio Crozza.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi


foto: thefielder.net; tg24.sky.it

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