Renzi dice no a bombe in Siria e sì a Balcani e Turchia nell’UE

Da sx a dx, Matteo Renzi, DonaldTusk and Jean-Claude Junker (REUTERS/Ints)

Da sx a dx, Matteo Renzi, Donald Tusk and Jean-Claude Junker (REUTERS/Ints)

Roma - Non è mai facile per un premier italiano fare politica estera, almeno dalla fine della seconda guerra mondiale. Matteo Renzi dall’inizio del suo mandato ha provato a dire la sua ma alla fine si è sempre appiattito sulle posizioni americane come da copione, senza contrastare fortemente ne Germania ne Francia, anche quando quest’ultima ha chiuso in faccia le porte di Ventimiglia. Stamani però, il primo ministro ha provato a sviscerare chiarezza su alcuni punti in vista del Consiglio UE di domani e dopodomani. Renzi ha riferito alla Camera dei Deputati sugli orientamenti del Governo su immigrazione, Siria e politica estera UE.

DUBLINO E GLI HOTSPOT  - Dopo i discorsi chiarificatori della cancelliera Angela Merkel e di François Hollande al parlamento UE, Renzi ha ribadito un punto: «il trattato di Dublino è finito. Non lo è tecnicamente, ma politicamente». Si potrebbe dire finalmente, ma questa posizione l’Italia l’ha spesso sostenuta senza poi avere grande esito nelle trattative europee; adesso però Renzi vuole un riconoscimento dai colleghi UE e non si accontenta dei 19 eritrei volati via da Lampedusa, in quanto, secondo il premier, «non sono 19 numeri in meno nelle statistiche ma sono l’inizio di un grande progetto politico». Un progetto che vede la creazione di veri hotspot che secondo il premier «hanno senso solo assieme alla ricollocazione e alla politica di rimpatri».

L’EUROPA CHE GUARDA A EST E AL MEDITERRANEO - In un altro passaggio del suo discorso alla camera Renzi parla di UE e di Mediterraneo. Quelle che oggi sono periferie UE, la frontiera «che oggi è il cuore dell’Europa», mentre il Mediterraneo lo sarà «nei prossimi decenni di sviluppo». Renzi aggiunge che «dobbiamo aprirci allo scenario che ha sempre scatenato conflitti, ossia i Balcani: Serbia, Albania, Montenegro e naturalmente la Turchia». Citare quest’ultima come candidata all’UE potrebbe rivelarsi un errore al momento, visti i problemi politici di Ankara che comunque resta un importante avamposto NATO e pedina chiave dello scacchiere medio-orientale.

LA SIRIA -  Un discorso a parte ha meritato la Siria, Paese ormai decimato, sotto scacco dell’Isis e sempre al centro degli scenari internazionali. Renzi parla di «un blocco senza soluzione di continuità», dall’Afghanistan alla Nigeria, «ma molto frammentato al proprio interno», contro il quale «è assolutamente necessaria una grande coalizione internazionale».  Coalizione ma non bombe, una soluzione politica e non militare è quella auspicata dal premier che afferma: «se qualcuno pensa di risolvere il problema siriano facendo dei bombardamenti, auguri e in bocca al lupo. La Libia sta lì a dimostrare che non serve». Apprezzeranno i 5 stelle ma anche gli americani. Vedremo se la posizione italiana resterà la stessa anche dopo la due giorni di Bruxelles.

Domenico Pellitteri

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