Renzi – Delrio, lo scontro tra (ex) amici che paralizza il governo

Matteo Renzi e Graziano Delrio ai ferri corti sulla linea politica e amministrativa del governo: divergenze e progetti per il futuro, ma il governo è fermo

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Delrio contro Renzi: scontro ai vertici del governo (lamescolanza.com)

Roma – Ne parlano, con toni e scopi diversi, tanto Libero quanto Il Fatto quotidiano: la crisi tra Matteo Renzi e Graziano Delrio, dipinto a lungo come suo braccio destro, sembra una questione reale e minaccia di travolgere immagine e azione di governo.

CRISI INTERNA – La sparizione mediatica di Delrio, invece molto presente nei primi mesi dell’esperienza governativa di Renzi, è già un buon indice della crisi interna a palazzo Chigi. A confrontarsi sono soprattutto due diverse visioni dell’azione di governo e della gestione del potere: Renzi da una parte, impulsivo, incentrato su comunicazione & promesse, Delrio dall’altra, attento ai conti e posato nelle dichiarazioni. Non sembra un caso che queste differenze emergano come problematiche proprio mentre la Ragioneria dello Stato avanza critiche alla gestione renziana dei conti, una vera svolta

DIMISSIONI – Stando alla ricostruzione di Amadori su Libero e di Lanza sul suo blog, Delrio avrebbe presentato ben tre volte le dimissioni a Renzi. E, anche se mancano conferme, la tensione nell’aria è palpabile anche negli entourage governativi, tanto da portare allo scontro anche tra le due figure operative dei rispettivi politici, Antonella Manzione e Mauro Bonaretti. E questo rischia di congelare l’azione di governo, visto che i due sono davvero al centro dell’intera macchina operativa del governo Renzi: se si trovano in disaccordo o collaborano scarsamente, l’Italia si ferma. Guardacaso quel che sta succedendo ora, con provvedimenti promessi, magari anche firmati, ma mai resi operativi.

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Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri

SCONTRO FINALE – L’ultima diatriba tra i due uomini di governo sarebbe avvenuta proprio sul “decreto Madia”, nel quale era stato inserito il testo del decreto Lotti, già bocciato dalla Ragioneria. La soluzione proposta da Renzi, però, non avrebbe ancora trovato la sua attuazione: il Presidente del Consiglio dei ministri vorrebbe evitare le dimissioni di Delrio – questione di immagine, che per Renzi è tutto – e assegnargli la presidenza dell’Emilia-Romagna, al posto di Errani, ma Delrio, già sindaco di Reggio Emilia, ha rifutato. Così potrebbe scattare il piano B in autunno: Mogherini in Europa, rimpasto benedetto da Napolitano, Delrio alla Farnesina o al posto della Lorenzin, quale garante cattolico dell’integrità del governo, anche di fronte ad Alfano.

QUESTIONE DI SOSTANZA – Che Delrio presenti le dimissioni sulla scrivania di Renzi è forse l’elemento che più fa riflettere sul degrado della politica nazionale e della cultura democratica e istituzionale del Paese. Secondo la Costituzione, le nomine del governo le fa il Quirinale, non palazzo Chigi: con il berlusconismo questo rapporto istituzionale era stato scalzato nella prassi, ma ci si aspettava un suo ripristino con l’arrivo di una “nuova” sinistra al governo. Evidentemente la nuova sinistra è talmente nuova da ignorare la Costituzione almeno quanto lo faceva la destra berlusconiana: brutto segno.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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