Renzi e Berlusconi. Il Patto del Nazareno tiene e i frondisti piangono

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Silvio Berlusconi, Matteo Renzi (reporternuovo.it)

Roma – I forzisti parlano di «resa» berlusconiana a Renzi ma la resa vera è solo loro. Sono loro che per anni hanno intonato fino all’ultimo e anche oltre, l’inno del «Silvio è il nostro leader». Sono loro che non si sono rassegnati all’inevitabile conclusione di un percorso politico che – in buona parte – li ha cooptati da sedie a poltrone le quali, diversamente, avrebbero sognato. Sono sempre loro che si sono rifiutati di prendere le sorti del partito in mano e maturare da leader, almeno provarci, almeno qualcuno, limitandosi invece a lasciare fare al Cavaliere. E comunque, anche se qualcuno ci avesse provato sarebbe stato accantonato dal fondatore alla velocità della luce.

FRONDISTI AZZURRI DA NAZARENO – Sicché si arriva all’oggi e gli azzurri sono sconfortati. Incontro Renzi-Berlusconi: i due hanno rinsaldato il patto del Nazareno per approvare riforme sconclusionate, forse incostituzionali, potenzialmente capaci di annientare elettoralmente Forza Italia più di quanto già non sia. Reazione azzurra: «Una resa», dicono del Cav, «una resa incondizionata». Guido Crosetto, ex azzurro ora FdI, approfondisce l’analisi: l’ex premier è «presidente di una sezione staccata del Pd».
Non è vero. Berlusconi è Berlusconi: uomo d’affari politico. Non lo sapevano? Mai fatto caso alla natura padronale del partito nato per difendere le aziende dalla voracità dello Stato, dai rigurgiti del comunismo, dalle toghe impunite? Mai si sono resi conto delle sentenze definitive arrivate e che arriveranno presto sul capo del Cavaliere? La decadenza dal Senato? La fatica del leader a trovare argomenti da offrire in campagna elettorale?

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La marcia di protesta del Pdl davanti alla Procura di Milano per protestare contro il processo Ruby nel marzo 2013 (ilcorriere.it)

SE BERLUSCONI STA CON LA SINISTRA – Nessuno è più infelice di chi è inconsapevole di quel che gli accade. Se lo ripetano i vari Brunetta, Minzolini, Fitto e compagnia frondista che vorrebbero il Berlusconi d’un tempo senza accorgersi che quel tempo è finito, cosa che invece l’interessato sa bene. Il resto sono scelte.

Berlusconi fa le proprie: continua nella difesa ad oltranza delle proprietà e lo fa con i mezzi che si è coltivato, a partire dal partito. Il che sarà pure una sciagura per i suoi membri, ma è pur vero che gli sciagurati, oltre al lamento, non sembrano essere in grado di fare altro.

Persino Berlusconi junior Pier Silvio è sceso in pista addirittura dal palco di Cologno Monzese – semmai ci fosse ancora qualche incertezza sulla ragione del patto al Nazareno – per un caloroso «tifo per Renzi». Un endorsement che si può disegnare anche così: Mediaset al fianco di Repubblica. Roba dell’altro mondo come osserva Marco Ventura da Panorama, ma soprattutto roba capace di mandare all’altro mondo tutta la redazione di De Benedetti, causa attacco cardiaco.

AAA CERCASI LEADER – I forzisti che fanno, mani nei capelli a parte? Quel Raffaele Fitto che tanto voleva le primarie finché Silvio non gli ha detto di nuovo no, si è semplicemente taciuto. Quel Augusto Minzolini che, no, lui il Senato di nominati in ‘terzo grado’, laddove consiglieri regionali scelgono senatori che scelgono il presidente della Repubblica, proprio non lo vota. E ha pure ragione da vendere. Quello, oltre al brontolio non va. Quel Alessandro Cattaneo, ex sindaco di Pavia più amato d’Italia che poi tanto amato non era, e che si diceva appartenente ai formattatori del centrodestra, pronto anche lui a ridiscutere leadership, si è messo tranquillo. E così pure gli altri. Tanto più che Berlusconi, il quale sa quel che fa e chi sono i suoi polli, ha trovato un modo semplice per zittire i mali d’intestino dei suoi: chi non è d’accordo con la linea del capo, saldi le quote che gli spettano nelle casse vuote del partito e versi il proprio Tfr da parlamentare. Poi avrà diritto di replica. Risultato: tutti nei ranghi.

Ecco, è giusto una questione di scelte: Forza Italia ha voglia o no di mettersi in gioco? Vogliono o no le primarie? Credono o no che il vecchio leader non sia più in grado di guidare il partito al di là delle questioni familiari? Pensano o no di essere in grado di darsi una leadership diversa, quindi di trovarla, quindi di riorganizzare il gruppo, reperire fondi, formattare organigrammi, perdere tempo, pazienza, risorse, magari persino la fedina penale pulita per ritrovare slancio? Sennò la resa non è certo quella di Berlusconi.

Chantal Cresta

Foto || ilgiornalenuovo.it; ilcorriere.it

 

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