Renzi: «Mi candido a governare l’Italia. I delusi da Berlusconi vengano da noi»

Il camper della campagna elettorale di Matteo Renzi oggi a Verona (ansa.it)

VERONA -  Dalla città scaligera Matteo Renzi lancia la sua campagna elettorale per le primarie del Pd e lo fa sotto l’egida di alcune parole chiave, forse un po’ populiste ma fortemente evocatrici di quel cambiamento vero di cui vuole essere il volto: emozione, futuro e speranza. A queste aggiunge in soluzione di continuità anche Europa e merito. Il sindaco di Firenze scende così in campo e lo fa senza mezze misure, dicendolo chiaramente («Mi candido ufficialmente a governare l’Italia per i prossimi 5 anni») e soprattutto rivolgendosi ad un possibile bacino elettorale che con il suo partito pare avere poco in comune: «Invito i delusi da Berlusconi a venire da noi».

Dal Palazzo della Gran Guardia Renzi parla agli italiani usando l’argomento che è tra le più diffuse “debolezze” nostrane, il pallone.  Una prima stoccata di merito al centrosinistra – «Quando rifiuta la logica del catenaccio e prova a giocare all’attacco, allora rischia di farcela, rischia di imporre il futuro all’Italia» – poi un monito a non lasciarsi sfuggire l’occasione:  «Il rischio vero è quello di non tirare il calcio di rigore, non quello di sbagliarlo». Ricorso alla metafora sportiva anche nel richiamare il sentimento di Patria: «Essere democratico significa far parte di una comunità nazionale non solo quando gioca la nazionale di calcio, ma sentire quel patriottismo fondato sulla bellezza. Significa meritare l’onore del vostro sostegno».

Ma qual’è l’idea di Renzi per imporre il futuro all’Italia? Innanzitutto un ricambio generazionale a livello di leadership. «Il mondo si è stravolto in 25 anni, ma i leader no, sono rimasti gli stessi a differenza anche dei simboli dei partiti. Forse vogliono darci la certezza di qualcosa di immobile in un mondo che cambia! Noi siamo qui per puntare il compasso e girarlo da un’altra parte: vogliamo essere protagonisti perché lì sta la grande forza della sinistra. Siamo i primi che possono candidarsi senza portare la giustificazione: mentre gli altri erano già in Parlamento, noi eravamo all’asilo».

Renzi non intende però “rottamare” proprio tutto della vecchia classe dirigente, almeno non un partito – quello democratico – che ha in mente rinnovare senza smembrarlo.  «Si tratta di cambiare l’Italia, non il Pd, e io avverto come possibile e immediata questa opportunità» – ha proseguito nel suo intervento – «e se dovessimo perdere faremo quello che fanno le persone serie: non inventarsi l’ennesima formazioncina politica di serie Z, ma dare una mano a chi ha vinto».

Laura Dabbene

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