Regno Unito, i Tories battono i Labour nella democrazia dei magnati

Richard Caring con la moglie Jackie (www.standard.co.uk)

Richard Caring con la moglie Jackie (www.standard.co.uk)

Londra – Una volta arrivata, l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti in Italia è stata vista come una manna dal cielo da alcuni, forse troppi e troppo in fretta. Tanto che poi non pochi militanti del PD hanno storto il naso di fronte alle cene da mille euro del partito e quelli della Lega non hanno ben digerito le voci, in realtà smentite ma insistenti, sulla chiusura di Radio Padania. Oggi in Italia in realtà il finanziamento pubblico c’è ancora ma dovrebbe scomparire nel 2017. Abbiamo quindi pensato di concentrarci sul Regno Unito, dove invece il finanziamento pubblico c’è ma è esiguo rispetto alle enormi cifre ricevute da privati per vedere se hanno o no raggiunto l’eden con un sistema simile al nostro del prossimo futuro.

FONDI PUBBLICI QUASI A ZERO – Nel Regno Unito, al contrario di ciò che in teoria si realizzerà da noi nel 2017, il finanziamento fisso esiste ma si aggira sui 3 milioni di sterline annui che rappresentano il nulla se comparati al dato francese di 75 milioni di euro l’anno più i 43 milioni di rimborsi elettorali ricevuti in media dai partiti.  Inoltre la maggioranza dei fondi pubblici vengono dati a partiti minori anche con spazi mediatici per ridurre la differenza di risorse tra i due grandi partiti e le rappresentanze minori.

TORIES E LABOUR, NON C’È PARTITA – Cameron ha vinto le elezioni lo scorso maggio ottenendo più seggi con meno voti della volta precedente, magie della nuova legge elettorale. In ogni caso, oggi è saldamente in sella al cavallo vincente. Infatti, i conti tornano: i Tories hanno chiuso il terzo trimestre 2015 con 3,4 milioni di sterline di donazioni, più del doppio delle 1,6 milioni ricevute dai Labour.  La differenza è comunque netta con gli altri partiti che nel terzo trimestre hanno ricevuto cifre decisamente più basse dalle 500 mila sterline dei Liberal alle 35 mila sterline degli indipendentisti scozzesi. Mentre i sindacati continuano a sostenere il partito progressisti, i conservatori hanno ricevuto varie donazioni di rilievo.

Il Premier inglese David Cameron (www.topscoop.org)

Il Premier inglese David Cameron (www.topscoop.org)

IL PIÙ RICCO – La maggiore in assoluto nel terzo semestre è avvenuta da una iniziativa del partito, una bella lotteria settimanale dalla quale sono arrivate 400 mila sterline. Il maggior finanziamento da privato è invece arrivato dall’eccentrico Richard Caring, quasi 300 mila sterline. Mr Richard, 67 anni e proprietario di alcuni dei più importanti ristoranti e club di Londra. Accusato recentemente di movimenti di capitale non proprio regolari dalla HSBC di Ginevra, Caring nel 2006 concesse 2 milioni di sterline per la campagna di Tony Blair: insomma avrà cambiato ideologia.

I PAPERONI MENO ESPOSTI - La donazione ha oscurato gente di spicco come il filantropo David Brownlow, Ian Taylor, CEO della compagnia petrolifera Vitol, e il manager di vari Hedge Fund Christopher Rokos che hanno donato rispettivamente 260, 200 e 170 mila sterline.  Questo sistema è simile al paradiso agognato da molti in Italia e che dovrebbe realizzarsi fra qualche anno: lobbisti vari e magnati che donano e doneranno ufficialmente ai partiti per sentirsi più uguali degli altri. La domanda va adesso al lettore: con uno scenario del genere che avvicina istituzionalmente Regno Unito e Italia, è ancora possibile parlare di governo del popolo?

Domenico Pellitteri

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