Regioni addio, ecco come sarà l’Italia di domani

Il disegno di legge,che porterebbe le Regioni da 20 a 12, nasce con lo scopo di combattere il malcostume dilagante. Ma è veramente la soluzione giusta?

regioniLa cartina dell’Italia, per come la conosciamo oggi, potrebbe presto diventare un articolo da collezione. Se difatti il disegno di legge costituzionale, presentato alla Camera dai parlamentari del Pd, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, dovesse andare in porto, la divisione politica del Paese sarebbe protagonista di un radicale cambiamento, che porterebbe le Regioni da venti a dodici.

COME CAMBIA L’ITALIA – Una riduzione che modificherebbe radicalmente la divisione politica del Paese. Al nord, l’unica regione a rimanere inalterata sarebbe la Lombardia, che ad ovest troverebbe la Regione Alpina, composta dalle attuali Liguria, Valle d’Aosta e Piemonte, mentre nel nord-est sorgerebbe la Regione Triveneto, risultato dell’accorpamento di Friuli, Veneto e Trentino-Alto Adige. Al centro, l’Emilia Romagna guadagnerebbe la provincia di Pesaro, mentre Toscana, Umbria e provincia di Viterbo farebbero spazio alla Regione Appenninica. Addio anche ad Abruzzo, Marche e Molise, al cui posto sorgerebbe la Regione Adriatica. Anche il Lazio sarebbe destinato a sparire, trasformandosi nel Distretto di Roma Capitale, che cederebbe le province meridionali alla Regione Tirrenica, ente che ingloberebbe anche la Campania. Sempre al Sud, la Puglia e la provincia di Matera si trasformerebbero nella Regione del Levante, mentre la Calabria, insieme alla provincia di Potenza, diverrebbe la Regione del Ponente. Resterebbero infine immutate Sicilia e Sardegna.

LE MOTIVAZIONI DELLA PROPOSTA – Riduzione della spesa pubblica, con un risparmio di circa quattrocento milioni di euro, e lotta al malaffare, queste le motivazioni principali alla base della proposta. Secondo i due deputati, le Regioni «sono diventate protagoniste di fenomeni non positivi della vita pubblica. Quindici sono finite sotto inchiesta, 494 sono stati i consiglieri coinvolti, quasi 60 milioni di euro – tutti soldi pubblici – la cifra sulla quale i magistrati stanno indagando. È per questo che bisogna cambiare.»  Tuttavia, è lecito chiedersi se, per combattere un fenomeno negativo tanto diffuso, sia sufficiente una semplice riduzione delle Regioni, o se invece non sia il caso di lavorare sui meccanismi di controllo, impedendo, a prescindere dal numero degli enti locali, che sprechi e malcostume continuino ad essere all’ordine del giorno nel nostro Paese.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: cinquequotidiano.it

 

 

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2 Risponde a Regioni addio, ecco come sarà l’Italia di domani

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    giuseppe saracino 21/12/2014 a 18:59

    Il problema dell’Italia non è nella divisione amministrativa, oggi il problema che anche chi deve controllare ed è deputato a questo diventa familio dei corruttori. Il motivo è molto semplice non c’è una pena che possa valere un milione di euro. Non basta più perdere lka faccia, che tu sia carabiniere, finanziere o magistrato o militare sei comunque attratto dall’esca del malaffare. Non è la mafia, ndrangheta o sacra corona è la necessità della sopravvivenza vitale. I ragazzi sono stanchi delle promesse molti di loro per sopravvivere fanno cose che non vorrebbero fare. Basta promesse infinite, basta lobby che gorvernano il paese: notai avvocati GDO commercianti commercialisti banchieri dall’altra parte poveri operai. Adesso sono pochi, ma le lotte dei metalmeccanici facevano paura. Il nostro paese non è ricco ma ha la capacità di far emergere la fantasia e l’esuberanza senza limiti. Auguri a tutti.

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  2. avatar
    Marco 25/12/2014 a 11:13

    Concordo con Saracino che il problema non è la divisione amministrativa, ma controlli rigidi e trasparenti su tutte le spese: gli stessi che le aziende private di piccole e medie dimensioni affidano a sistemi informatici. Solo due regioni li hanno. Perché non vengono estesi?

    Rispondi

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