Regionali, lo scontro tra Davide e Golia

di Marco Luigi Cimminella

Le elezioni regionali si avvicinano. E mentre nel Lazio la Polverini ha iniziato la sua campagna elettorale, in seno al Pd vi sono ancora acuti contrasti sulla candidatura della Bonino.

Le elezioni regionali sono alle porte. La competizione di questa primavera fra i vari candidati che, una volta eletti, potranno dare il loro contributo nel forgiare un “nuovo” volto e una “nuova” forma mentis per la classe dirigente del paese, si preannuncia interessante. Le diverse forze politiche lavorano instancabilmente, organizzando e schierando le proprie truppe in vista di uno scontro che, già in questa fase di preparazione, si delinea duro ed estenuante.

La guerra si ripartirà in ben 13 battaglie, una per ogni regione in cui è scaduto il mandato della precedente amministrazione: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Si fanno sempre più frequenti gli incontri e i contatti tra le dirigenze dei diversi partiti alla ricerca di possibili e valide alleanze elettorali e nell’individuazione di candidati comuni in modo da conseguire la vittoria e rafforzare la propria presenza politica nelle diverse giurisdizioni territoriali.

Mentre la competizione avanza incalzante, i candidati del Pdl possono giovarsi degli effetti benefici derivanti dall’alta popolarità del premier e del suo partito dell’amore. Se il lancio della statuetta ad opera di Tartaglia ha arrecato danni fisici al volto di Berlusconi, ha anche avuto effetti inversi, specificatamente un notevole guadagno politico in termini di immagine. Dopo essere stato ricoverato al San Raffaele di Milano e aver perdonato l’atto violento del suo aggressore, Berlusconi si erge come leader di un partito impegnato a diffondere e difendere valori quali l’amore, la libertà e la giustizia, materie prime necessarie per l’edificazione di una vera democrazia. Artista nell’utilizzo dello strumento pubblicitario, il capo del governo si propone come un eroico combattente della libertà contro quella sinistra, ostile e avversa al dialogo, capace solo di seminare l’odio nel Bel Paese. E  pare che questa rappresentazione funzioni. Un sondaggio realizzato dall’Ispo di Renato Mannheimer sostiene che, in seguito all’aggressione subita dal Premier, la sua popolarità sia salita al 55,9% dal precedente 48,6 di metà novembre.

Un risultato notevole che può aiutare a comprendere quanto ardua possa divenire per le forze di opposizione la conquista della maggioranza dei voti. Queste infatti dovrebbero puntare all’armonia e al reciproco compromesso, ma si abbandonano ad aspri litigi sulla scelta del miglior candidato da supportare. All’inizio di questo nuovo anno, la sinistra italiana si presenta sempre più incerta sul piano programmatico e sempre più lacerata: una divisione intestina che riflette i contrasti interni che l’hanno sempre caratterizzata e che esprime quella mancanza di coesione e di radici storiche che sono andate perdute a causa della commistione di partiti originariamente lontani sul piano ideologico.

Emma Bonino

Emma Bonino

Un’esemplificazione a riguardo è rappresentata dalla candidatura della Bonino, ad opera del Pd, nel Lazio. Sostenuta da Bersani che, non lesinando in complimenti, la definisce “una donna fuori dagli stereotipi, una fuoriclasse”, la candidatura della radicale è invece osteggiata dalla Binetti che, supportata dal gruppo dei teodem, si infuria, minacciando la sua uscita dal partito. Diversamente dalla Puglia, dove la squadra di Bersani ha deciso di sacrificare Vendola, sostenendo il moderato Francesco Boccia, per evitare un allontanamento dell’Udc dall’orbita del Partito Democratico, nel Lazio il segretario del Pd non ha temuto di perdere l’appoggio di Casini, supportando la Bonino. In seguito è giunto il sostegno anche di Ignazio Marino e Michele Meta.

Intanto Rosy Bindi, invocando le primarie come necessarie per impedire che le forze della sinistra italiana viaggino su binari differenti, considera deleterio rompere i rapporti con Vendola. Ma le richieste della presidente del partito democratico sono criticate dalla candidata radicale che ironizza: “Le primarie? Potrei gareggiare nel 2013”. Della stessa opinione è l’ex ministro Fioroni, che considera controproducente allungare i tempi con le primarie, mentre la campagna elettorale della Polverini è già cominciata da giorni.

Renata Polverini

La sindacalista, segretario nazionale dell’Ugl, ottenuto il via libera dal Pdl e dall’Udc, si appresta a realizzare una massiccia campagna elettorale per conseguire la vittoria, mentre nello schieramento opposto, i continui dissapori fra i favorevoli e i contrari alla candidatura della Bonino rischiano di ritardare e rallentare la sua corsa al posto di governatore della regione.

Nelle elezioni politiche del 2008, la sinistra si batteva contro il Golia berlusconiano spezzettata in tanti partitini deboli e piuttosto fragili. La difficile sconfitta dovrebbe fungere da monito a non ripetere gli errori passati e a tentare nell’immediato futuro la via della coesione. Ma la storia passata sembra ripetersi anche questa volta.

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