Referendum: quorum di sì. Bersani: “elezioni subito”

Alto: il premier Silvio Berlusconi e il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti

Roma – Vittoria dei “sì”. Questo il responso dei referendum di ieri. L’abrogazione dei 4 quesiti sui servizi pubblici locali, la gestione dell’acqua, l’energia nucleare e il legittimo impedimento per le alte cariche dello Stato è passata con un’affluenza di circa 26 milioni 800 mila, pari al 57%. Ciò ha reso ininfluente la percentuale dei votanti all’estero

Servizi – ll fronte dei “sì” ha vinto in modo schiacciante con oltre 20 milioni di elettori (95,7%) che hanno decretato la cancellazione della norma sull’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali. I “no” sono stati circa 900mila, pari al 4,3%.

Acqua – Per la gestione degli acquedotti, sono stati raccolti circa 23 milioni (oltre il 96%) di voti per il “sì” mentre i “no” si aggiravano intorno a quota 900mila (4%).

Nucleare – L’abrogazione delle norme sulla produzione di energia elettrica nel territorio è passata con quasi 22 milioni (94,6%) di adesioni. Il fronte del “no”, invece, si è fermato a 1milione 200mila (5,4%) voti.

Legittimo impedimento – Infine, l’impedimento a comparire ai processi penali per le alte cariche dello Stato è passata con 16 milioni di elettori per il “sì” (95%), contro 800mila (5%) dei “no”. E con ciò, anche la parte dello scudo giudiziario approvato dalla sentenza della Corte Costituzionale, lo scorso inverno, è stata cancellata.

Berlusconi – In una nota, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha commentato così il risultato di ieri <<L’alta affluenza nei referendum dimostra una volontà di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul nostro futuro che non può essere ignorata. Anche a quanti ritengono che il referendum non sia lo strumento più idoneo per affrontare questioni complesse, appare chiaro che la volontà degli italiani è netta su tutti i temi della consultazione>> aggiungendo che <<il Governo e il Parlamento hanno ora il dovere di accogliere pienamente il responso dei quattro referendum>>.

Calderoli - Il Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli ha teso, invece, a chiarire la posizione del proprio partito <<Alle Amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine… Per questo domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno , visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c’é il due senza il tre…>>.

Terzo Polo - <<La grande partecipazione popolare ai referendum dimostra la volontà degli italiani di tornare ad essere protagonisti: è ormai chiaro che la maggioranza e il governo sono totalmente sordi, incapaci di capire ciò che vogliono gli italiani>>. Questa è stata la dichiarazione congiunta che Fini, Casini e Rutelli, al termine di un vertice del Terzo Polo. <<Nel raggiungimento del quorum è stato determinante il Terzo Polo, con la decisione di invitare tutti al voto al di là delle scelte di merito che consapevolmente rivendichiamo. Il “sì” ai referendum è un “no” grande come una casa a questo Governo. E’ tempo che Berlusconi ne prenda atto. Minimizzare, come ha fatto dopo le amministrative, sarebbe irresponsabile e dannoso per gli interessi nazionali>>.

Leader Idv, Antonio Di Pietro

Pd/Sel – Il leader del Pd, Pier Luigi Bersani è sicuro: è in atto <<il divorzio tra il Governo e il paese>>. Per il centrosinistra, la diretta conseguenza politica, dell’ultima batosta elettorale del centrodestra sono le dimissioni immediate e nuove elezioni. Dello stesso avviso il Sel di Nichi Vendola << il paese ha mandato un segnale chiaro: il Governo liberi il campo e con il voto anticipato consenta al paese di tornare a respirare>>.

Di Pietro – L’Idv di Antonio Di Pietro, invece, non condivide l’analisi degli alleati <<perché così si strumentalizza il referendum>>. L’ex pm ha sprecisato che <<Chiedere le dimissioni di Berlusconi in nome dei risultati referendari è una strumentalizzazione perché sono andati a votare “sì” anche molti elettori del centrodestra>>. Di Pietro è convinto che <<il Parlamento non rispecchi più il paese ma – comunque egli vuole proporsi – come alternativa a Berlusconi non in relazione all’esito dei referendum ma per la sua malapolitica>>

 

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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