Referendum: In Sardegna raggiunto il quorum e vince il SI

Cagliari – Una consultazione popolare importante. Non solo per la Sardegna ma per tutto il territorio nazionale. I sardi sono stati chiamati alle urne per lanciare un forte messaggio al mondo politico. Ma sono stati soprattutto interpellati per far partire dall’Isola la lotta agli sprechi della politica e dare il via alla ventata di cambiamento a cui aspirano tutti i cittadini italiani. Li hanno denominati Referendum “anticasta”, perché i dieci quesiti concernono tutti cambiamenti di rotta della politica isolana e degli assetti amministrativi territoriali. I promotori del referendum certo si aspettavano che i cittadini sarebbero andati in massa a votare, ma il quorum è stato superato con appena il 2% in più di quello necessario a rendere valida la consultazione elettorale.

Tutti e 10 i quesiti hanno superato il quorum richiesto del 33,33%. Cinque di questi sono abrogativi. Questo significa che in caso di vittoria dei Si, le relative leggi verranno abrogate subito dopo la verifica del voto. I sardi danno il loro preponderante assenso, superando la quota del 97%, su 9 dei dieci quesiti. Ripensamenti solo sull’abolizione (ma questo fa parte dei cinque quesiti consultivi) delle quattro province storiche (Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro), il quale però ha raggiunto oltre il 67% degli assensi. I quattro dei cinque quesiti abrogativi riguardano la cancellazione delle nuove quattro province che sono state istituite tramite legge regionale nel 1997 e rese esecutive il 1 luglio 2002. Mentre il referendum n°8 prevede l’abrogazione della norma riguardante l’indennità parlamentare, prevista dallo Statuto sardo nell’art. 26, e determinata in base alla legge regionale 7 aprile 1966, n. 2, la quale fissava “in misura non superiore all’80 per cento della corrispondente indennità parlamentare stabilita dalla legge 31 ottobre 1965, n. 1261”.

Visto il giro di vite che la politica nazionale ha imposto ai cittadini, il quesito n°8 risulta essere uno dei più importanti per lanciare il messaggio di decoro e riduzione degli stipendi alla casta politica. Nel sito della Regione Sardegna è possibile rintracciare questi dati riguardanti le indennità percepite dalla classe dirigente sarda:  “l’indennità è corrisposta per 12 mensilità, ciascuna attualmente pari a € 3.452,35, al netto delle ritenute previdenziali (€ 604,78), della quota contributiva per l’assegno vitalizio (€ 1.353,99), delle addizionali regionale e comunale all’Irpef (€ 162,55) e della ritenuta fiscale (€ 3.452,95)”. Il referendum n° 8 ha superato il 97% dei Si.

Interessanti anche i cinque referendum consultivi, che il 35% dei sardi che hanno risposto alla chiamata elettorale sono certamente ansiosi di veder resi esecutivi. Tralasciando il referendum riguardante l’abolizione delle 4 province storiche su menzionato, che ha raggiunto “solo” il 67% degli assensi, il 94% dei sardi ha risposto si all’istituzione di una Assemblea Costituente, eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi, per riscrivere lo Statuto Autonomo della Sardegna. Se la classe politica rispondesse affermativamente e attivamente a questa richiesta dei cittadini, probabilmente l’autonomia dell’Isola diverrebbe finalmente effettiva. Sono in tanti, infatti, a dolersi della poca autonomia che la Regione ha nei confronti dello Stato centrale e della mancata attribuzione delle risorse economiche spettanti per legge alla Sardegna.  I sardi hanno risposto SI (superando il 97% in tutti i quesiti) all’elezione diretta del Presidente della Regione, all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna e alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna, che ora sono 80. Ora si attendono gli effetti che questa consultazione regionale avrà sulla politica nazionale.

Sabina Sestu

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Foto: static.politica24.it; lastampa.

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