Referendum: il significato di questi risultati

Montecitorio

“C’è una crepa in ogni cosa”. Forse non esiste espressione migliore che quella del celebre Cohen per descrivere la situazione che la politica italiana sta vivendo da un po’ di anni a questa parte.

È tanto tempo ormai che il cittadino sta perdendo la fiducia in quel mondo “lassù”, più distante che importante. In quel mondo che dovrebbe guidarlo, che dovrebbe regolare saviamente il suo viver sociale, che – in ultima analisi -dovrebbe occuparsi solamente ed esclusivamente delle “cose che riguardano la (sua) città” (questo vuol dire politica, nient’altro).
Ma questo mondo si è rivelato inadeguato a soddisfare questa primaria esigenza, non solo per incapacità, ma anche per mancanza di volontà: l’idea ormai dominante è che abbiamo un classe politica preoccupata più di governare (nel senso di dirigere, di avere il comando), che di ben governare.

Questa logica del potere ha fatto sì che l’obbiettivo della vittoria sul partito rivale diventasse così importante da svuotare poco a poco tutto il resto: poco importava come si vince, ciò che conta è il dopo. L’importante è esserci, lassù, e restarci, il più possibile.
E quando succede che, tra coloro che hanno il compito di occuparsi del bene comune, l’interesse del gruppo o quello individuale prevalgono su quello generale, allora davvero non si ha più la volontà di fare politica.

Va de sé che in una situazione di questo tipo, dove l’altro è visto, prima di tutto, come l’ostacolo da dover superare per realizzare i propri disegni, l’unico mezzo di confronto tra le parti è lo scontro. Ecco come abbiamo vissuto questi ultimi anni di politica: come uno scontro perenne tra partiti, tra leader, tra istituzioni nei diversi settori della società.

Ecco come siamo arrivati ad avere “una crepa in ogni cosa”. Ma forse davvero – oggi ancor più di ieri – come già da un po’ di tempo si va dicendo con sempre maggior convinzione ed insistenza, forse davvero “il vento è cambiato”.

La necessità di tornare ad una politica più umana, più attenta ai problemi di tutti, ci ha risvegliato dal torpore dell’indifferenza e dalla rabbia dell’antipolitica, germi, entrambi, di regimi lontani dalla democrazia.

“Da qualche tempo la società civile si è rimessa in movimento – ricorda Agostino Giovagnoli sulle pagine di Repubblica – con gli studenti che rivendicano il diritto allo studio e alla ricerca. Le donne che respingono le semplificazioni della volgarità, la maggioranza degli italiani che festeggia senza retorica centocinquanta anni di unità nazionale, il ritorno al confronto sui problemi del lavoro e della precarietà”.

È questa l’unica risposta alla cattiva politica: bisogna indignarsi, come stanno facendo gli amici spagnoli, e partecipare, con tutti i mezzi che si ha a disposizione.

Alle amministrative gli italiani, con l’elevata astensione, avevano dato un forte segnale di protesta a questi politici. Oggi – partecipando in massa e rendendo valido un referendum che da ben sedici anni non raggiungeva il quorum – gli italiani hanno detto che ci sono, che non vogliono delegare questa crisi ma che vogliono impegnarsi, invece, per quello che possono, interessandosi ai problemi concreti della politica, e che vogliono  scuotere i dirigenti di ora e di domani affinché si assumano le proprie responsabilità e lavorino per fare il bene del paese, poiché per questo son pagati.

Tale è il significato di questo storico 57%, a cui è strettamente legata la schiacciante vittoria dei quattro “si”: bocciando le leggi proposte dal Governo, gli italiani hanno voluto bocciare il Governo nel suo insieme, conferendo così al referendumreferendum un chiaro significato politico. Il cambiamento, di cui è ormai palese la necessità, deve partire dal crollo di questa maggioranza, di questo modo di far politica, di questo modo di comportarsi.
Chi ha vinto, dunque, non è tanto il referendum in sé, quanto cosa esso ha rappresentato in questo momento della nostra storia, e cioè la voglia di partecipazione del cittadino, la voglia di riappropriarsi di un ruolo che sente, e che deve avere in qualsiasi democrazia.

L’Italia è un Paese con grandi problemi, con grosse lacune strutturali  e pesanti conflitti interni, sociali e politici, ma la strada intrapresa è quella giusta. “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da li che entra la luce”.

 

Tommaso Tavormina

Foto || rainews24.it

 

 

 

 

 


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