Referendum in Catalogna, vietato sottovalutarne il peso politico

Il referendum in Catalogna avrà luogo domani, nonostante le sentenze della Corte costituzionale. Giuridicamente irrilevante, avrà conseguenze politiche

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Non avrà valore giuridico, ma il peso politico si farà comunque sentire: è tutto pronto per il referendum per l’indipendenza della Catalogna (foto: internazionale.it)

Alla fine, il grande giorno è stato confermato, e domani i cittadini della Catalogna si recheranno alle urne per dichiarare apertamente la loro volontà riguardo al futuro della regione. Una votazione informale, che le sentenze della Corte costituzionale spagnola hanno svuotato di ogni valore giuridico, ma che manterrà intatto un forte valore politico del quale da domani si dovrà tenere conto.

QUESITI SENZA MEZZI TERMINI – Nette le questioni sulle quali i cittadini catalani saranno chiamati ad esprimersi. ‘Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato? In caso affermativo, vuoi che sia uno Stato indipendente? Rispondendo ‘no’ alla prima questione si afferma la volontà di far rimanere la Catalogna parte della Spagna. Rispondendo ‘si’ alla prima e ‘no’ alla seconda,  ci si esprime a favore della federalizzazione della Spagna. Infine, il si ad entrambi i quesiti indicherebbe una precisa volontà di indipendenza della Catalogna, della quale Madrid non potrebbe in alcun modo fingersi disinteressata.

I NO DELLA CORTE COSTITUZIONALE – Non sono bastate le due sentenze della Corte Costituzionale a distogliere il governo regionale catalano dall’obiettivo. Il primo colpo ai propositi referendari  catalani è avvenuto il ventinove settembre, e ha avuto per oggetto il referendum indipendentista vero e proprio, mentre il secondo, risalente a soli quattro giorni fa, ha riguardato proprio la ‘consultazione alternativa’ prevista per domani. La Corte, accettando il ricorso presentato dal governo presieduto da Mariano Rajoy, ha dichiarato l’illegittimità della votazione, in quanto tale istituto non è previsto da alcuna norma dell’ordinamento giuridico spagnolo. Quest’ultima pronuncia non ha avuto però particolare seguito in Catalogna, con il capo del governo locale, Arturo Mas, che non solo ha confermato il voto previsto per domani, ma ha anche annunciato l’inizio in tempi brevi di una raccolta firme per denunciare a livello internazionale la violazione del diritto di espressione e opinione.

ORGANIZZAZIONE IMPONENTE – Ufficiale o meno, la consultazione popolare ha attivato in Catalogna una macchina organizzativa evidentemente complessa.  Sono in tutto 6340 i seggi sparsi nei 942 comuni della regione. Solamente quattro di questi non hanno aderito al ‘simil-referendum’, e non è di un certo un caso che si tratti di municipalità guidate dal Partito Popular di Rajoy. Nel frattempo, sono migliaia i volontari coinvolti, nelle ultime ore che separano i catalani dal voto, con Barcellona, città nella quale si è svolta l’ultima fase della campagna pro-voto, ‘invasa’ da decine di migliaia di bandiere indipendentiste.

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Grande mobilitazione in Catalogna, con Barcellona invasa da bandiere indipendentiste (foto: tempi.it)

LE REAZIONI DEL GOVERNO SPAGNOLO – La ‘testardaggine’ catalana non è stata accolta con favore dal governo centrale di Madrid. Il prefetto della Catalogna, su indicazione del Consiglio dei ministri spagnolo, ha inviato una lettera alle autorità locali richiamandole al rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. A livello teorico, il governo spagnolo potrebbe inviare i Mossos d’Esquadra o la Guardia Civil ad intervenire fisicamente nei seggi, ma un’azione del genere da parte di Madrid è da considerarsi altamente improbabile, sia per il danno che l’immagine del Paese riceverebbe a livello internazionale, sia per il probabile rafforzamento del fronte catalano che una tale azione andrebbe a causare.

DIMOSTRAZIONE SIMBOLICA MA NON INUTILE – Il fatto che un eventuale successo della consultazione non potrebbe in alcun caso vantare alcun effetto giuridico, non deve comunque sminuire il peso politico che la vittoria dei ‘si’ attribuirebbe alla causa indipendentista, e ai rapporti tra il governo regionale catalano e quello centrale. Giuridicamente valida o meno, se le previsioni, che attualmente contano un’affluenza di circa due milioni di persone, verranno rispettate, a Madrid dovranno iniziare a ragionare seriamente su quali basi intavolare una trattativa con la comunità catalana, e, secondo un prevedibile effetto domino, con tutte altre realtà indipendentiste sparse nel Paese.

Carlo Perigli
@c_perigli

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