Record Store Day, uscite ed eventi. Tra celebrazione e speculazione

Record Store Day 2014: tante uscite e una decina di eventi in Italia. Ma una giornata per la musica indipendente è stata già fagocitata dalle major

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Prima di andare avanti nella lettura di questo articolo, bisognerebbe sapere bene cos’è il Record Store Day. Perché già oggi, a solo 6 anni di distanza dalla sua prima volta, sembra già essersene smarrita l’essenza. Chris Brown (un impiegato di un negozio statunitense di dischi, non il manesco compagno di Rihanna) concepì una giornata celebrativa il terzo sabato di aprile di ogni anno, per festeggiare gli oltre 700 negozi di dischi indipendenti negli USA assieme alle centinaia di migliaia di negozi musicali indipendenti in tutto il globo. Nato ufficialmente nel 2007, il Record Store Day viene festeggiato con apparizioni speciali, performance, incontri e accoglienza con i propri fan da parte degli artisti anche più famosi. Nonché con mostre d’arte, stampe di vinili e CD in edizione speciale. E – ed è qui il punto dolente – una marea di uscite ad hoc confezionate dalle major.

NATO DAGLI INDIPENDENTI, AFFOSSATO DALLE MAJOR - Una giornata che nasce per celebrare musica e negozi indipendenti, è stata ingurgitata inesorabilmente dal mercato delle major. Secondo quanto dichiarato da Spencer Hickman, tra gli organizzatori del Record Store Day nel Regno Unito, durante la giornata i profitti dei negozi di dischi britannici sono più alti addirittura di quelli del weekend che precede il Natale. Ma nello stesso Regno Unito, ricorda Rob Sevier di The Numero Group, un’etichetta con base a Chicago «si approfitta di questa giornata per far uscire un mucchio di spazzatura». Sulla qualità sta a ognuno sindacare, sui meri numeri c’è poco da giudicare. Nel 2011 nel solo Regno Unito ci sono state 277 uscite esclusive per il Record Store Day, quest’anno ci saranno 643 uscite. E difficilmente è una casa indipendente ad azzardare un’uscita discografica lo stesso giorno in cui le major lanciano stampe o ristampe, supportate da una potenza di fuoco pubblicitaria irraggiungibile per gli indipendenti.

RECORD STORE DAY IN ITALIA: USCITE ED EVENTI - In Italia il Rsd è oggettivamente meno sentito. Solo una settantina i negozi che hanno esplicitamente aderito all’evento ed una decina le città in tutta la penisola: Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Pisa, Roma, Torino e Treviso presenteranno eventi variegati e a vario titolo, di cui si può leggere meglio qui nel dettaglio.

(factmag.com)

Uscite significative degli artisti italiani saranno prevalentemente edizioni speciali. Le Orme, Guccini, Battiato, Piovani, CCCP e Litfiba, oltre ai dischi più recenti di Brunori Sas e Le Luci Della Centrale Elettrica. A livello mondiale uscita limitatissima per Nothing New, album che raccoglie parte del materiale che non era stato incluso in I’m New Here, ultimo lavoro dell’indimenticato Gil Scott-Heron. Con il ventennale della scomparsa di Kurt Cobain inevitabile un’uscita ad hoc per il Record Store Day, rappresentata dal singolo Pennyroyal Tea/I Hate Myself and I Want To Die. In uscita, tra gli altri, l’album dell’ex Bauhaus Peter Murphy, che verrà anticipato dal singolo in versione remix di Hang Up, mentre il nuovo di Damon Albarn sarà preceduto da Hollow Ponds/Lonely Press Play. Edizioni speciali anche per i sempiterni David Bowie e Oasis. Tra i superbig Bruce Springsteen uscirà in vinile con American Beauty, mentre ci sarà il boxset dei R.E.M. Unplugged. La lista completa dell uscite qui.

DIGITALE E PIRATERIA? IL VERO PROBLEMA SONO I COSTI - Impossibile non notare come il mercato delle major, alla fine, si sia appropriato di un evento nato dal basso, per riscoprire il piacere di entrare in un negozio di dischi, guardare, chiedere e, ovviamente, ascoltare. Non tutti – ahinoi – possono permettersi di fare come Springsteen, che entra in un negozio di dischi ed ogni volta non riesce a “spendere meno di 500 dollari”. Vero è che il mercato del digitale e il download illegale hanno dato assestato un colpo letale alle copie originali e “materiali”. Ma i prezzi – spesso irraggiungibili o pompati ad hoc – di diverse pubblicazioni, hanno contribuito in gran parte all’autodistruzione del mercato discografico. Non tutti hanno la possibilità economica o la voglia di addentrarsi in un piccolo negozio di dischi ad imparare e scoprire. Ed il Record Store Day voleva essere proprio questo. Un giorno in cui non infilarsi le cuffie alle orecchie nel megastore, ma lasciarsi prendere per mano e spulciare tra vinili impolverati o piccole perle nascoste tra gli scaffali. La vera essenza del Record Store Day dovrebbe essere – e rimanere – questa.

Francesco Guarino
@fraguarino

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