Recensione – Rocco Papaleo e la sua ‘piccola impresa’

La locandina di 'Una piccola impresa meridionale' (voto10.it)

La locandina di ‘Una piccola impresa meridionale’ (voto10.it)

Tre anni dopo il pluripremiato Basilicata coast to coast, Rocco Papaleo torna sul grande schermo per la seconda volta come regista con Una piccola impresa meridionale, distribuito da Warner Bros Pictures Italia, che dal primo film eredita tutta la carica poetica e una forte dose di surrealismo. Un cast eccezionale per raccontare una storia ambientata ancora una volta nel Sud, in un paesino mai nominato ma presumibilmente ubicato tra la Puglia e la Basilicata, che potrebbe essere una delle tante realtà meridionali «…in cui si respira una pigrizia, non tanto della gente, quanto dei muri e delle case basse e larghe, dagli intonaci esausti», come scrive lo stesso Papaleo nel romanzo omonimo. Questa volta la dichiarazione d’amore del regista lucano non è per la sua regione ma per la vita stessa. Tutti possono provare ad esprimersi e raggiungere la felicità, percorrendo vie insolite rispetto a quelle conosciute e aprendosi al nuovo. «…Non tornerò mai più sulle orme, me le ricordo già bene così… » canta Erica Mou in Dove cadono i fulmini, parte della colonna sonora del film.

Una piccola impresa meridionale racconta la storia di Costantino (Rocco Papaleo), un ex prete che ha lasciato il sacerdozio per amore, ma che dopo questo grande passo resta solo. Senza lavoro, casa e soldi, decide di tornare al paese d’origine dove ad accoglierlo trova la mamma Stella (Giuliana Lojodice) già provata da un scandalo familiare (la sorella dell’ex prete, dopo sei mesi di matrimonio, ha lasciato il marito per seguire il vero amore) e per questo non è disposta ad accettare la novità del figlio. Costantino viene così confinato in un vecchio e trasandato possedimento di famiglia, un faro isolato e quindi lontano dagli occhi indiscreti dei paesani che non devono assolutamente sapere.

E proprio il faro che nasce come elemento di aiuto e di riferimento nella navigazione, in questa storia viene inizialmente presentato come un luogo di penitenza e isolamento. Un faro spento che non fa luce per nessuno. Ma quando Costantino, con la sua presenza, ravviva il faro, questo diventa magnetico per personaggi bizzarri e divertenti, con qualcosa della propria vita da migliorare o sistemare, che arrivano alla spicciolata. Il faro si popola: all’ex prete si aggiunge Magnolia (Barbora Bobulova) una prostituta slovacca in pensione, sorella della domestica di Stella, e poi Arturo, il marito tradito e abbandonato della sorella di Costantino (Riccardo Scamarcio). A questi si unisce il personale di una stravagante ditta di ristrutturazioni chiamata per riparare il tetto, la sorella di Costantino con l’amante segreto e, infine, anche mamma Stella. La cricca scalcagnata decide di rimettere in sesto il luogo che li ospita e si compie così la Piccola impresa meridionale: ristrutturando il faro si avvia il processo di  rinnovamento delle loro vite.  E il faro torna a far luce.

Una scena del film con Rocco Papaleo e Riccardo Scamarcio (cineblog.it)

Una scena del film con Rocco Papaleo e Riccardo Scamarcio (cineblog.it)

Papaleo fotografa ancora una volta un paesaggio fuori dal tempo e dal mondo. La natura selvaggia, incontaminata e incantevole di Cabras in Sardegna urla. Il paesaggio cotto di sole e il mare offrono alla vista spazi ariosi, ampi e caldi che regalano leggerezza. Il tempo è scandito da una partitura jazz importante e tra le altre ci sono anche le voci inedite di due protagonisti, Riccardo Scamarcio e Barbora Bobulova. Ancora una volta, Rocco Papaleo riesce a creare equilibrio tra le personalità contrastanti dei suoi personaggi che coesistono armoniosamente, dando vita a situazioni ironiche e mai eccessive.

Il film, sensuale e leggero, trova la sua strada nell’autenticità dei personaggi raccontando il percorso di crescita, assolutamente non scontato, che tutti questi decidono di intraprendere e, nonostante il finale un po’ retorico, si rivela essere audace e divertente.

Antonella Nalli

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