Recensione – Red Fang, ‘Whales and Leeches’: pura dinamite con poca miccia

Red Fang Whales-And-Leeches - metalinjection net

La copertina di ‘Whales and Leeches’ (foto via: metalinjection.net)

I Red Fang sono una delle realtà musicali di maggior rilievo uscite negli ultimi anni nel panorama stoner. Nati nel 2005, hanno debuttato quattro anni dopo con l’album omonimo, seguito nel 2011 da Murders of the Mountains: due ottimi dischi di stoner metal massiccio e aggressivo, caratterizzato da corpose ritmiche serrate condite da una punta di psichedelica e da un certo carattere ossessivo dei brani che ne rappresenta il marchio di fabbrica.

Dopo due buoni album i Red Fang erano chiamati alla prova del nove, con la terza prova discografica, uno dei turning point fondamentali nella carriera di una band: Whales and Leeches è uscito pochi giorni fa per la gioia dell’ormai corposo seguito di fan del quartetto dell’Oregon. Un disco che conferma tutto quello che i Red Fang hanno fatto sentire nei precedenti dischi, sia i lati positivi e che i negativi.

Il buono è rappresentato ovviamente dalla perdurante attitudine musicale senza compromessi, che rischiava di essere persa con il raggiungimento del successo mondiale e una eventuale sterzata verso suoni più accessibili: un timore spazzato via dalla prime note del disco e confermato dal primo trittico di brani, DOEN, Blood Like Cream e No Hope. Ci troviamo infatti di fronte a tre brani in perfetto stile Red Fang, granitici, veloci, incazzati, ricchi di stacchi e di ritmiche serrate.

Un discorso proseguito anche dalla successiva accoppiata formata da Crows in Swine e Voices of the Dead anche se comincia a farsi strada una certa ripetitività di schemi già usati e una certa monotonia ritmica. E’ questo forse il lato negativo della proposta musicale dei Red Fang: una certa ripetitività di fondo che spesso confonde e mescola i brani in un pastone musicale unico, soprattutto nel momento in cui il quartetto si imbarca in lunghe parti strumentali che alla fine dei conti risultano essere troppo ossessive. Molto meglio, a giudizio di chi scrive, i brani brevi e serrati, veri e propri pugni in faccia.

Con Behind the Light si torna sul binario corretto in termini di efficacia e potenza sensata e non fine a se stessa, mentre la successiva Dawn Rising è un brano molto lungo, massiccio nel suo lento incedere, ripetitivo, ma salvato in corner da una sterzata finale più dinamica.

red fang - blabbermouth net

I Red Fang (foto via: blabbermouth.net)

Failure esplora terreni che sconfinano nel doom più ossessivo e cupo, mentre la successiva 1516 torna a battere terreni più consoni alla band, con un massiccio stoner con alternanza del canonico 4/4 con tempi dispari. This Animal prosegue sulla stessa strada del pezzo precedente anche se torna a fare capolino quell’ossessiva ripetitività che rappresenta il lato negativo della proposta musicale dei Red Fang. Chiude l’album Every Little Twist, uno degli episodi più felici del disco: un cupo mid tempo colmo di groove e atmosfera.

Promosso ma con esami a settembre questo nuovo Whales and Leeches, terza fatica discografica dei Red Fang: il buono visto nei precedenti album è sempre presente, anche se comincia a farsi strada una pericolosa ripetitività che il simpatico quartetto di Portland dovrà fare in modo di eliminare se non vorrà trasformarsi in un clone di se stesso. Buone cose alternate ad altre meno riuscite in questo nuovo capitolo della storia dei Red Fang: il prossimo album sarà in grado di far capire meglio il futuro di questa band di non più giovanissimi ragazzi che ha comunque il merito di proporre una gustosa ricetta musicale a base di distorsione, riff, fiumi di birra e il giusto grado di autoironia (si vedano gli spassosi videoclip a cui la band ci ha abituato) che spesso rappresenta l’arma vincente per raggiungere il successo.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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