Recensione – ‘Planes’, aerei animati alla riscossa

Il poster del film

Il poster del film

Che la Disney abbia definitivamente inaugurato il filone dei motori ruggenti è ormai un dato di fatto. L’ultimo arrivo in tal senso, Planes, sancisce l’affermarsi di una tendenza che con i primi due Cars (Cars – Motori ruggenti e Cars 2, rispettivamente del 2006 e del 2011) ha ricevuto il battesimo del fuoco, oltre a segnare un ulteriore radicamento di John Lasseter a capo dell’impero d’animazione disneyano. In realtà, Planes non rientra nel gruppo dei lungometraggi della Pixar (di cui Lasseter è chief creative officer), in quanto sviluppato dai DisneyToon Studios, sebbene la produzione esecutiva sia riconducibile allo stesso Lasseter.

Creato come spin-off di Cars per la regia di Klay Hall (alla Disney già dal 2009 con Tinker Bell and the Lost Treasure), Planes è il primo film di una trilogia con un sequel già pronto, ovvero Planes – Fire & Rescue, il cui trailer è stato diffuso a partire dal 30 Ottobre scorso. Date tali premesse, che ben evidenziano un’ovvia insistenza sulle solite, stracollaudate logiche di marketing, pare che Planes risenta di una certa debolezza di fondo, come a dire, se è pur vero che cavallo vincente non si cambia, a volte il rischio è di arrivare al traguardo fortemente azzoppati. E l’azzoppatura è evidente sin dall’inizio: il plot riprende una delle più consumate parabole disneiane, quella dello svantaggiato che sogna di superare i propri limiti, in questo caso declinata nei panni (anzi nell’intelaiatura) di Dusty Crophopper, un velivolo agricolo da irrigazione che sogna di diventare un aereo da competizione. Il suo limite fisiologico non riesce a trattenerlo dal tentare il salto di qualità, per cui grazie ad una pletora di amici, tra cui Chug e Dottie, rispettivamente furgone da rifornimento benzina ed elevatrice meccanica, e soprattutto Skipper, un burbero aereo reduce di guerra che gli fornisce le lezioni necessarie a gareggiare, Dusty si qualifica per “Ali intorno al mondo”, una competizione che prevede un giro completo della circonferenza del globo, con partenza ed arrivo a New York.

Il simpatico protagonista del film Dusty Crophopper

Il simpatico protagonista del film Dusty Crophopper

Nel corso della competizione Dusty si misura con i migliori aerei in circolazione e, oltre agli amici, come il messicano El Chupacabra, innamorato dell’italiana Azzurra (la franco-canadese Rochelle nell’originale), fa i conti con la spietata concorrenza del tre volte campione del mondo Risplinger, il villano che più volte tenta di metterlo fuori gioco. La lealtà e l’onestà di Dusty, che si spende nell’aiutare gli aerei in difficoltà, gli valgono prima ancora che la vittoria, la stima ed il sostegno da parte di quanti lo avevano precedentemente irriso o tradito (inclusa la seducente Ishani che, in seguito a pentimento, tornerà al suo fianco). Valori quali l’amicizia, la correttezza e la perseveranza la fanno da padrone, unitamente alla tecnologia di animazione computerizzata, supportata da un 3D che amplia il senso di inclusione nella storia, trasformando soggettive, panoramiche e split screen da rally ad alta quota in adrenalinici percorsi al limite della vertigine.

Eppure, nonostante ciò, la storia non convince fino in fondo, donando un senso di momentaneo appagamento che non lascia traccia dopo la visione. La ridondanza dei soliti clichés nazionalistici applicati agli aerei e la scontatezza di alcuni risvolti (vedi la fobia di Dusty per l’altezza), non aiutano un progetto che, in generale, pare nient’altro che una forzatura del precedente Cars. In Italia, Planes aprirà  domani la sezione “Alice nella Città” al Festival del Cinema di Roma, in contemporanea con l’uscita nelle sale. In attesa del giudizio del pubblico, si spera che l’era Lasseter riesca ad imprimere una svolta ad un panorama che rischia di risultare piatto e freddo proprio come le scocche metallizzate dei suoi beniamini.

(Foto: cineblog.it)

Francesca Lisa

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