Recensione – Motorhead, ‘Aftershock’. Lunga vita a Lemmy

motorhead aftershock_cover www.classicrockmagazine.com

La copertina di ‘Aftershock’ (foto via: classicrockmagazine.com)

Intramontabili, inimitabili, immortali. I Motorhead di Mr. Lemmy Kilmister tornano nei negozi con il ventunesimo album in studio, intitolato Aftershock: una carriera infinita iniziata a metà degli anni ’70 e proseguita per i 40 anni successivi con costanza e impegno, senza compromessi e seguendo fedelmente una propria identità musicale ben definita che ha avuto una enorme influenza nel mondo dell’heavy metal. Il pregio dei Motorhead è sempre stato quello di non abbassarsi alle logiche di mercato, sfornando dischi in successione rapida e fregandosene delle mode e dei cliché. Il risultato è stato una carriera trentennale, costellata da grandi successi, che ha portato i Motorhead ad essere una delle band più longeve e influenti del panorama heavy e il suo leader Lemmy Kilmister, a diventare una delle icone rock più autentiche mai comparse sulle scene.

Nonostante i primi problemini di salute (che possono anche essere giustificabili a un età, quasi 68 anni, in cui la maggior parte dei suoi coetanei passano le serate sul divano a russare davanti alla tv con copertina sulle gambe) Lemmy sembra essere tornato in forma e la pubblicazione del nuovo disco sembrerebbe esserne la dimostrazione: la speranza è quella di vederlo assieme ai suoi due fedeli compagni Phil Campbell e Mikkey Dee prossimamente su qualche palco italiano, recuperando magari il concerto milanese previsto per la scorsa estate, annullato proprio in seguito a quei problemi di salute, brillantemente superati, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali. Ma veniamo a questo nuovo Aftershock.

Heartbreaker è potenza e dinamismo allo stato puro: un pezzo dove gli ingredienti che compongono la ricetta musicale dei Motorhead sono presenti in grande quantità, e che costituisce un apertura di disco felice e azzeccata, forse a voler mettere in chiaro che gli anni passano ma la potenza della banda di Lemmy rimane intatta. Un discorso proseguito anche dalla successiva Coup De Grace, un altro pezzo dinamico dal gran groove, con un Phil Campbell che spicca con un paio di assoli azzeccati.

Con Lost Woman Blues ci troviamo di fronte a un hard blues marcio e grondante di whiskey, dove l’inconfondibile timbro vocale di Lemmy spicca su un arrangiamento cadenzato forte anche di un buon lavoro di Phil Campbell alla chitarra e di un finale con cavalcata in crescendo. End of Time è una sassata tagliente e senza compromessi, che ricorda i Motorhead di inizio anni ’90, mentre la successiva Do You Believe è un distorto rock’n’roll festaiolo che difetta forse di originalità ma risulta in fin dei conti un brano azzeccato e divertente.

lemmy motorhead - contactmusic com

Lemmy (foto via: contactmusic.com)

Con Death Machine ritroviamo invece le atmosfere dei Motorhead più settantiani, mentre la successiva Dust And Glass è un blues denso e malinconico che avrebbe potuto tranquillamente far parte di un album degli ZZ Top. Going to Mexico torna a premere il piede sull’acceleratore: un breve brano veloce e potente con un Mikkey Dee in versione “schiacciasassi”. Silence When You Speak To Me parte come granitico mid tempo, evolvendosi poi in una soluzione più serrata nel ritornello: un buon brano ma che sfocia nel già sentito. Crying Shame è un hard rock dal gusto catchy, mentre la successiva Queen of the Damned è un’altra breve martellata che brilla per potenza, velocità, e per un’altra prestazione ispirata di Phil Campbell. La breve, interlocutoria e priva di mordente Knife precede Keep Your Powder Dry, un trascinante e orecchiabile hard rock condito da un pizzico di blues, mentre Paralyzed è una chiusura lampo devastante e potente.

Un ottimo album composto in parti uguali da brani brevi e taglienti ed episodi più cadenzati e granitici, senza dimenticare alcuni piacevoli e ben riusciti sconfinamenti nell’hard blues. Aftershock è un disco di una band ancora in forma e vogliosa di prendere a calci i padiglioni auricolari dei loro fan più accaniti, i quali saranno sicuramente entusiasti di questa felice prova discografica dei loro beniamini, un disco potente e massiccio dove solo un paio di brani trascurabili si nascondono in un mare di ottimo hard rock in perfetto Motorhead-style. Lunga vita a Lemmy e ai suoi fedeli compagni di avventura: Aftershock è probabilmente il miglior album dei Motorhead degli ultimi 10 anni.

Foto homepage: metalitalia.com

Alberto Staiz

@AlStaiz

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