Recensione – Joan Jett & the Blackhearts: ‘Unvarnished’

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Foto via: www.musicdirect.com

Joan Jett è un delle poche donne che è riuscita nell’impresa di ritagliarsi un posto nel mondo del rock’n’roll, un ambiente solitamente dominato da musicisti di sesso maschile. Una carriera di tutto rispetto la sua, iniziata nella seconda metà degli anni ’70 con le Runaways, una delle primissime band rock al femminile, proseguendo quindi con una lunga e onorevole carriera solista con i Joan Jett & the Blackhearts. Icona femminista e fonte di ispirazione per qualsiasi fanciulla abbia tentato una carriera nel mondo del rock, Joan Jett è giunta al decimo album in studio, intitolato Unvarnished. Un album dove la proposta musicale offerta è la stessa che ha sempre contraddistinto la carriera della grintosa cantante originaria della Pennsylvania: punk-hard rock sguaiato, ribelle, divertente, orecchiabile.

Unvarnished si muove su queste coordinate per tutti i suoi 35 minuti di durata. Any Weather (606 Version) è un punk rock orecchiabile e scanzonato, condito da cori trascinanti e un ritornello sguaiato al limite dello stonato. Con TMI si spinge maggiormente sulla distorsione, in un brano potente dalla sonorità estremamente classica. Soulmates to Strangers si muove ai confini con il pop punk, mentre Hard to Grow Up è un soft rock un po’ spento, deficitario di grinta.

Make It Black, orecchiabile e ballabile rappresenta uno dei momenti più felici dell’album che fa il paio con Fragile, nella quale esce il lato più hard della musica di Joan Jett, con un tappeto di chitarra costituito da accordi corposi. Reality Mentality è martellante ed energica, e anche la successiva Bad As We Can non difetta di grinta: un altro degli episodi più felici di questo album. Different è un buon hard rock dall’incedere incalzante, prima della chiusura affidata a Everybody Needs a Hero, una semi ballata dai toni sognanti.

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Joan Jett (foto via: biography.com)

Unvarnished presenta la solita ricetta musicale da sempre utilizzata da Joan Jett: punk rock che presenta, a seconda dei brani, un hard rock grintoso o un rock con venature pop. Tratto comune è un onnipresente taglio easy listening, che talvolta però rende i brani troppo commercialotti per essere apprezzati dai rocker più incalliti.

Un album che rappresenta un ascolto discreto ma nulla più, nuova prova discografica di una cantante che, nonostante i 55 anni suonati, ha ancora tanta energia da sfogare e voglia di mettersi in gioco, senza mai accantonare il lato ribelle e “maleducato” che l’ha sempre contraddistinta Motivi questi che hanno contribuito a renderla un modello per qualsiasi donna (e non solo) amante del rock e a guadagnarsi il rispetto del pubblico maschile, attratto non solo dalla sua sensualità, ma anche dalle sue canzoni, nonostante le recenti prove discografiche della cantante americana non siano all’altezza di quelle del passato e si concretizzino in una stanca e pedissequa ripetizione di cose già sentite.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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