Recensione – Hunger Games: la ragazza di fuoco

La locandina di "Hunger Games - La ragazza di fuoco" (spettacoli.blogosfere.it)

La locandina di “Hunger Games – La ragazza di fuoco” (spettacoli.blogosfere.it)

Sarà presentato questa sera alle ore 19:00 all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, fuori concorso ma in attesissima anteprima mondiale, il secondo capitolo della saga Hunger Games, precisamente La ragazza di fuoco. Jennifer Lawrence, Liam Hemsworth e Josh Hutcherson sfileranno sul red carpet alle ore 18:15. Nel preciso istante in cui scriviamo, folti gruppi di più o meno giovani fan della saga sono già accampati ai bordi della passerella e sulle gradinate della cavea dell’Auditorium per ammirare più da vicino i propri beniamini.

IL FILM – La vicenda riprende dallo sguardo della coraggiosissima eroina Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) che, in seguito alle tragiche ma fortunose vicende della 74esima edizione degli Hunger Games, da lei vinta come superstite, torna a casa incolume al fianco del suo compagno di forzate avventure, il Tributo Peeta Mellark (Josh Hutcherson). Rendendosene conto anche sulla pelle e negli affetti nutriti per il suo Gale (Liam Hemsworth), Katniss apprende ben presto che vincere non cambierà affatto la vita né a lei né a chi le sta intorno. Ciò che il presidente Snow (Donald Sutherland) vuole insindacabilmente, infatti, è il Tour della Vittoria, vale a dire la salita sul podio e la rappresentanza generale che Katniss e Peeta devono letteralmente recitare per mantenere buona e quieta la popolazione con finti sorrisi e discorsi preparati. Entrambi i beniamini, però, dovranno abbandonare di nuovo la propria vita e fingerne una nuova, salutare i familiari e ogni conoscente per intraprendere questo viaggio schiavizzato e fare il giro dei distretti. Lungo il percorso, Katniss percepisce che lo spirito di ribellione della gente è ancora vivo nel cuore delle persone ma Capitol City riesce ancora a mantenere il controllo assoluto. Ma se il cuore delle persone detiene ancora coraggio e spirito di fratellanza in attesa anche solo di un’unica lontana possibilità di sovversione, quello oscuro e malefico del presidente Snow riserva la nuova beffa mortale: la 75ma edizione degli Hunger Games, infatti, sarà l’edizione della memoria e avrà come protagonisti dei soggetti molto particolari che non sarà difficile identificare preventivamente.

CONSISTENZA E INTERPRETI – Siamo di fronte ad un buon prodotto di genere, confezionato davvero molto bene sia tecnicamente che in funzione delle emozioni e degli interessi del foltissimo pubblico che si viene a creare ogni volta che le distribuzioni artistiche, soprattutto hollywoodiane, ne concedono l’occasione. Anche se, probabilmente, in maniera meno corposa rispetto al suo predecessore, Hunger Games – La ragazza di fuoco è un gran bel prodotto commerciale, coinvolgente, ben strutturato, egregiamente diretto da Francis Lawrence e coscienziosamente recitato (malgrado le prove migliori della Lawrence restino comunque da annoverare in pellicole alquanto estranee al concetto di blockbuster, The burning plain e Un gelido inverno su tutte). Hemsworth e Hutcherson fanno semplicemente il loro lavoro ma non per questo risultano qualitativamente inferiori al resto della truppa, fatta eccezione per un Philip Seymour Hoffman onestamente sprecato (per quanto vasto è il suo talento) nel ruolo del nuovo stratega Plutarch Heavensbee e, ancora una volta, per uno Stanley Tucci (nei panni del presentatore Caesar Flickerman) sempre relegato a margine in puro dispetto verso il suo sconfinato talento interpretativo. Su Lenny Kravitz potremmo fare simpaticamente un discorso a parte ma non è questo il caso né la sede.

Detto ciò, preme comunque dare seguito a un paio di piccole considerazioni che vanno anche un po’ al di fuori del prodotto stesso.

Jennifer Lawrence (voto10.it)

Jennifer Lawrence (voto10.it)

SPERANZA E RIVOLTA A BUON MERCATO? – Detto così, certo, il concetto può destare innumerevoli accuse di eresia provenienti dalle vaste schiere di assoluti fan e nerd della saga, pronti ad armarsi di kalashnikov qualora si sentissero offesi se il loro idolo viene toccato da un qualsivoglia spirito critico. Chiederselo, comunque, resta pur sempre lecito: quanto e come si può davvero credere o, meglio, affidarsi a prodotti artistici commerciali, per quanto ben fatti, che puntano su temi di una delicatezza e importanza fondamentale quali la speranza, il desiderio di rivoluzione e il coraggio di affrontare anche gli ostacoli più insormontabili con cui l’esistenza terrena, sia reale che metaforizzata, inevitabilmente riempie ogni genere di cammino?

Finché si parla di maghi e vampiri (mettiamoci anche gli zombie per qualcuno) va anche bene, chi proprio vuole se li mantenga tranquillamente sul piedistallo nella propria personalissima realtà, nulla in contrario. Ma basare una saga commerciale, in questo caso cinematografica, sul nucleo portante di tematiche legate all’evoluzione umana in maniera indissolubile e anche molto fragile, quindi raramente avvicinabile concretamente con sufficienza, rischia, talvolta (forse), un certo effetto boomerang generato da possibili (ma non per questo esistenti a prescindere) rigetti concettuali.

Ad ogni modo, godetevi la passerella, il film, i gadget, gli autografi, le fotografie e quanto altro, nessuno ha niente contro tutto ciò almeno stavolta. La saga di Hunger Games resta sempre una delle più interessanti e meglio costruite degli ultimi anni. Ciò che resta a molti altri però, è solo l’immagine di un buon film e nient’altro. Solo e semplicemente un buon film che ne chiama un altro e, chissà, magari un altro e un altro ancora finché il prodotto vende e soddisfa un po’ tutti, dalla Universal ai comuni mortali.

(Foto: frenckcinema.altervista.com / spettacoli.blogosfere.it / voto10.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

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